Segreteria Pd, per uscire dal pantano
il Nazareno punta su Irene Manzi
Mentre Ciccioli “dà lezioni” ai suoi avversari

POLITICA - Il commissario Mauri ha convocato i due sfidanti in corsa Mastrovincenzo e Curti e ha proposto il nome dell'ex parlamentare maceratese come candidata unitaria per trovare la quadra. Ma due schieramenti non sembrano voler deporre le armi. In settimana nuovo summit. Intanto entra a gamba tesa il capogruppo in Regione di FdI: «Per via delle divisioni interne, rischiano di essere imboccati dall’alto, da Roma. Non certo edificante come situazione. Fino a quando il Partito Democratico delle Marche sarà alle prese con l’elaborazione del lutto della sconfitta elettorale?»
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L’ex deputata Irene Manzi

 

«Rispetto alla delicatezza della situazione preferisco non parlare». Poche parole, quelle di Irene Manzi, per ribadire un concetto: c’è ancora bisogno di tempo, il Pd Marche non è pronto.  L’ex parlamentare, sottosegretaria all’Interno nel Conte II e vicesindaca di Macerata nei primi due anni di mandato Carancini, è stata la figura messa sul piatto dal commissario Matteo Mauri ieri a Roma, quando il nazionale ha convocato i due candidati in pectore per la segreteria regionale: Antonio Mastrovicenzo e Augusto Curti. La volontà del Nazareno, e di Letta in particolare, è stata sempre chiara: si deve arrivare al congresso regionale senza guerre intestine e con un candidato unitario, meglio se donna, capace di far da collante tra le varie correnti e rilanciare il partito dopo la batosta elettorale di due anni fa. Da qui la nomina di Mauri come commissario al posto del segretario uscente di Gostoli e da qui anche il nome di Manzi, proposto come terzo tra i due “litiganti” Mastrovicenzo e Curti. A dire il vero il nome di Manzi era già stato fatto a novembre scorso, ma in quel caso era stata lei più che altro lei a rifiutare. Oggi a livello sostanziale non è cambiato molto, ma sono i tempi che iniziano a stringere. L’ennesimo rinvio del congresso, al momento si è rimasti a quel “entro il 15 febbraio 2022” del dicembre scorso, sarebbe visto inevitabilmente come un’ulteriore sconfitta. Quindi, la sensazione è che il pressing sulla Manzi si sia fatto più intenso e lei  stavolta potrebbe anche accettare. Il problema è che, a quanto pare, le due correnti che sostengono Mastrovincenzo e Curti non abbiamo nessuna intenzione di deporre le armi. E tantomeno sembrano intenzionate a mettersi d’accordo su uno dei due nomi, altra via proposta da Mauri. In molti spingerebbero addirittura per le primarie, praticamente l’opposto di quanto vorrebbe il Nazzareno. Per questo i tempi non sono ancora maturi. Curti e Mastrovincenzo in queste ore parleranno con i rispettivi schieramenti ed entro la settimana ci dovrebbe essere un nuovo summit al Nazareno.

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Carlo Ciccioli, capogruppo Fdi

Singolare, per non dire altro, che oggi a chiedere al Pd di fare presto nello scegliere il segretario regionale sia Carlo Ciccioli, esponente di peso di FdI, nonché capogruppo in Regione. Il suo partito è lo stesso che da luglio 2020, cioè poco prima delle elezioni che poi portarono alla vittoria di Acquaroli, è commissariato da un onorevole umbro, Emanuele Prisco, che a dire il vero fino adesso non è che abbia brillato quanto a “presenza” nelle Marche. Ed è sempre lo stesso partito che ancora fa fatica, nonostante la vittoria schiacciante alle Regionali, a darsi un’organizzazione sul territorio dove congressi, circolo e segretari sono parole troppo spesso sconosciute.  «Mi si potrà obiettare che anche il mio partito, Fratelli d’Italia, è retto da un Commissario – ammette Ciccioli – Vero, ma non è una situazione identica. La nostra netta affermazione nella competizione delle Regionali, infatti, è stata di caratura nazionale e si è reso necessario avere un periodo di grande crescita interna che, presto, sarà notevolmente strutturata. Da noi si discute per fare sintesi ed essere compatti». Una domanda però è lecita? Perché un partito regionale dovrebbe essere commissariato poco prima di elezioni che lo vedono in netto vantaggio sui sondaggi? Per fare meglio sintesi ed essere compatti, come ha detto Ciccioli? Sarà, ma il dubbio che sia proprio il contrario è forte e resta.

Comunque sia, ecco le parole che Ciccioli rivolge ai dem. Che addirittura arriva a tifare per Curti o Mastrovicenzo, purché non sia Roma a scegliere. «Fino a quando il Partito Democratico delle Marche sarà alle prese con l’elaborazione del lutto della sconfitta elettorale? Si avverte la necessità di avere un’opposizione consiliare decente in Regione e nei territori. Potrebbe suonare strano, ma non lo è per chi mastica di politica, il mio buon auspicio. Di solito è buona norma non metter bocca in casa degli altri, ma da umile osservatore politico credo si possa fare un’eccezione. All’interno del Partito Democratico, quello delle Primarie, di “democratico” è rimasto ben poco. A dimostrarlo plasticamente ciò che sta accadendo nelle Marche. In pratica, per via delle divisioni interne, rischiano di essere imboccati dall’alto, da Roma. Non certo edificante come situazione. Personalmente, Curti e Mastrovincenzo credo che siano entrambe soluzioni valide se non altro per essere candidature alla carica di Segretario regionale nate in seno al partito marchigiano. Ma come si sa, nel Pd tutti sono contro tutti per Statuto. Dunque, la “notte dei lunghi coltelli” è solo agli albori e, probabilmente, il congresso slitterà quasi sine die. Nel Pd si discute per posizioni di potere, ormai quasi tutte fine a loro stesse, e continuare a essere divisi. Uno spettacolo non edificante per chi ancora, per poco, amministra male Ancona e Pesaro. Stanno facendo di tutto per confermare la frase dell’esponente di spicco del Pd nazionale, secondo il quale per il Partito Democratico le due Regioni peggiori per il suo partito sono Marche e Sardegna, ma forse sono peggio le Marche».

(redazione CM)

 

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