“Per fortuna ci siamo persi”,
venti storie vere e surreali
nel libro di Maurizio Serafini

VIAGGI IMPREVEDIBILI nel volume pubblicato dallo storico componente dei Mortimer McGrave e Vincisgrassi. La guida escursionistica e ambientale racconta la spasmodica ricerca di spazi e luoghi sconosciuti: dalla Birmania della guerra civile ai tre viaggi in Mongolia, dai fricchettoni umbri alle vette dei Sibillini
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Maurizio Serafini

 

Che si tratti di partire al seguito di una carovana di saltimbanchi e artisti per attraversare il Sahara, affrontare pirati malesi e isole proibite in preda a reminiscenze salgariane, oppure realizzare un fotoromanzo satirico durante una spedizione in Himalaya, Maurizio Serafini è pronto a godersi gli imprevisti. Per Fortuna ci siamo persi. L’arte del viaggio imprevedibile, fatica letteraria del co-fondatore del Montelago Celtic Festival e componente di gruppi cult come i Mortimer Mc Grave e Vincisgrassi, racconta venti storie surreale e vere di un giramondo spesso fuori dalle strade battute per comporre un inno allo spirito libero e folle del viaggiatore. Il libro è edito da Terre di Mezzo nella collana Sconfinamenti ed è composto da 17 capitoli.

I tre più lunghi sono ulteriormente divisi in tre paragrafi e raccontano del proibitivo viaggio del 1991 nella Birmania della guerra civile, dei tre viaggi in Mongolia, Africa e India con gli autobus surreali di Fausto, un anziano fricchettone umbro, e del rapporto simbiotico con tre auto, tre kangoo Renault in giro per il mondo: la bianca, la verde cipro e la grigia. E poi altri racconti brevi ambientati tra le montagne dei Sibillini, tra quelle albanesi, tra quelle himalayane o quelle dell’Atlante. A piedi verso Santiago di Compostela o nel Molise. In tenda nelle isole deserte o nelle foreste pluviali. Sono racconti tragici, tragicomici e onirici, volutamente sospesi nel tempo, senza il rispetto di una cronologia. Comun denominatore è la spasmodica ricerca di spazi e luoghi sconosciuti anche alle mappe, lontani dalle rotte turistiche e dal déjà-vu, verso esperienze uniche e irripetibili che meritano di essere narrate. In ascolto, profondamente in ascolto, di quei segni e di quelle voci che ti chiamano, di quel genius loci che affonda più nel mistero delle cose piuttosto che nella ragionevole attività del cervello strutturato. «Quante volte ho voluto fidarmi di un istinto anziché di un ragionamento – commenta Serafini, guida escursionistica e ambientale -. Quante volte in montagna ho camminato fuori sentiero, senza mappe e senza itinerari, come se cercassi l’ispirazione per un atto creativo. Quanti errori, quanti momenti difficili e quante piacevoli scoperte. Solo in queste situazioni si acuiscono i sensi, si accendono i radar della percezione e si è pronti, come gatti, a saltare alla reazione. È l’unico modo per non andare a cercare i luoghi, ma attendere che siano loro a trovarti. In un mondo in cui ormai essere esploratori è molto difficile, mi sono così concesso un modo tutto personale di farlo: viaggiare in attesa di perdersi».

Altro elemento portante del libro è il bisogno di allontanarsi da alcuni elementi considerati imprescindibili dalla contemporaneità, come la tecnologia. La via che l’autore propone è quella di tornare ad una tecnologia antica, più empirica e meno legata alle macchine e soprattutto a un rapporto primario con la natura, specie quella più incontaminata. Ecco allora il desiderio di recuperare delle abilità legate all’ascolto, alla percezione e all’adattamento all’ambiente. «Senza la tecnologia che dà continue risposte alla nostra sete di conoscenza – racconta l’autore – riemergono le sopite capacità ferine dell’uomo e riusciamo, finalmente, a riparlare di vera esplorazione. Le grandi esplorazioni erano viaggi nell’ignoto, dove la tecnologia sopperiva in minima parte ai bisogni di sopravvivenza e soprattutto era una tecnologia sperimentale e fallace. Alcune letture come il ritorno ai boschi di Henry Thoreau, o il reportage di Jon Krakauer sulla triste vicenda di Chris McCandless di Into the wild o il romanzo Orizzonte Perduto di James Hilton mi raccontavano di una ricerca di luoghi incontaminati, lontani dalla civiltà moderna corruttrice». Il libro verrà presentato in diverse occasioni nelle Marche e in Umbria. Queste le date nella provincia di Macerata: domenica 21 alle 16 a Sefro, nel rifugio Valle Scurosa; sabato 27 alle 15 nel parco urbano Villa Cozza in collaborazione con il gruppo Spiazzati (vin brulè e biscotti per tutti); domenica 28 alle 18,30 a Matelica, nel foyer del teatro Piermarini. 

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La copertina del libro

 



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