Se ne va da Porto Recanati
per aprire un saloon a Pieve Torina:
i sogni di Mirko più forti del sisma

LA STORIA del ragazzo di 35 anni che, dopo i terremoti del 2016, ha deciso di continuare a lavorare e vivere nel comune devastato dalle scosse, dove due anni prima aveva preso in gestione un locale diventato inagibile. «Tanti mi chiedevano se fossi sicuro di fare una cosa del genere. Le persone ci hanno premiato, abbiamo tantissimi clienti affezionati ora»
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A sinistra, Mirko Talarico

 

di Leonardo Giorgi

Spopolamento, crisi dei servizi, cantieri aperti. In migliaia, negli ultimi anni, dopo i terremoti del 2016 sono stati costretti a lasciare le proprie case sui Sibillini e nell’entroterra marchigiano, magari per spostarsi verso la costa, dove tantissime persone sfollate avevano trovato sistemazione negli alberghi del litorale adriatico. Tra chi emigrava verso est, c’era un ragazzo nato a Porto Recanati meno di trent’anni prima che correva in direzione opposta, con un’immagine in testa: un saloon sulla strada per le vette degli Appennini, un locale tutto suo che sarebbe dovuto diventare, nella migliore delle ipotesi, un punto di incontro di vite, con una clientela fedele e un ruolo centrale nella vita sociale della popolazione del posto. Come chi cercava fortuna andando verso il far west, il 28enne Mirko Talarico aprì il suo saloon a Pieve Torina, nel lontano 2014. Un cambio di vita abbastanza drastico rispetto a quando faceva il pizzaiolo nella sua Recanati, in una pizzeria non sua. Molti conoscenti lo avvertivano: “Stai facendo un errore”, per usare un eufemismo. Ma Mirko voleva il suo posto, insieme alla ragazza di Pieve Torina di cui si era innamorato. «Tanti mi chiedevano se fossi sicuro di fare una cosa del genere – ricorda il ragazzo, ora 35enne – ma io andai per la mia strada. E poi emergere in una città più grande come Porto Recanati era comunque difficile se avessi aperto una mia attività». Le cose sembravano andare bene. Il ragazzo aveva ottenuto un mutuo, si era liberato uno stabile e il Pievetorina Saloon aprì le porte agli affamati viaggiatori che salivano o tornavano dalla montagna. Poi arrivò il 26 ottobre 2016. E poi il 30.

«Durante la scossa del 26 stavo facendo le pizze – racconta Mirko, i ricordi confusi dall’angoscia di quei momenti -. Arrivò il boato, cadeva tutto, io sono corso fuori e il primo pensiero è stato che fortunatamente io e le altre persone stavamo bene. Per il resto, è difficile descrivere a cosa pensavo. Avevo mille pensieri in testa. E poi ci fu il limbo». Un limbo vissuto da migliaia di famiglie nella stessa situazione in cui fu catapultato Mirko nel giro di pochi minuti. «Siamo stati per un anno a Porto San Giorgio, non sapevamo cosa fare. Era veramente un limbo, mi ritrovavo col debito, non sapevamo che fare». L’anno dopo, il primo raggio di luce: «Un giorno il sindaco di Pieve Torina (Alessandro Gentilucci ndr) ci disse che stavano facendo questa nuova area commerciale, con i container. Eravamo in un momento in cui stavamo impazzendo, non si trovava una soluzione. Il sindaco ci ha aiutato per fortuna». E da lì a poco aprì il nuovo Pievetorina Saloon, che nel giro di poco tempo costruì la sua clientela a colpi di pizze squisite, cordialità e un impegno senza fine per migliorare il locale e renderlo sempre più vicino al pub sognato da Mirko, nonostante il terremoto, nonostante i container. «Inizialmente le persone venivano per supportarci e per starci vicino – spiega con lucidità il ragazzo – ma poi abbiamo notato che i clienti continuavano ad arrivare ed erano sempre di più. La gente del posto aveva trovato nel saloon un luogo d’incontro, per stare insieme. E tanta gente veniva da fuori, dai posti più disparati, per tornare a mangiare la nostra pizza e stare in queste zone meravigliose. Le persone ci hanno premiato, abbiamo tantissimi clienti affezionati ora».

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Gli Europei dell’estate 2021 vissuti al Pievetorina Saloon

Prima di tornare però, lo stesso Mirko era consapevole che la scelta più logica forse sarebbe stata quella di rimanere sulla costa e lasciar perdere il sogno di far vivere il proprio locale in una Pieve Torina quasi interamente dichiarata inagibile dopo le scosse. «Anche in quei momenti, in tanti mi dicevano che sarei stato un pazzo a tornare. Io stesso e la mia compagna ci abbiamo pensato a fondo. Ma io ho insistito per tornare e quando abbiamo riaperto a Pieve Torina, nel dicembre del 2017, ci hanno accolto da eroi. Ero stato lì solo per due anni, ma mi hanno tutti accolto come un personaggio del posto. La gente ci applaudiva. In quel momento ho capito di avere una responsabilità importante sulle spalle. Le persone contavano e contano su di noi per ripartire. Neanche possiamo restare chiusi una sera perché i clienti vengono sempre. Il fine settimana in particolare bisogna prenotare prima perché è sempre affollato. Alla fine è stata la scelta giusta venire qui. Senza agevolazioni sarebbe stato impossibile, ma è andata bene». Una scelta ripagata anche dalle scene e dalle emozioni di quest’estate, azzurra e vincente: «Per gli Europei, inizialmente, eravamo a riusciti a rimediare una sorta di mega schermo. Diverse persone erano venute a vedere la prima partita, Italia-Turchia, ed era andata bene. Ad ogni vittoria però aumentavano i clienti. Forse per scaramanzia, ma le persone erano sempre di più ad ogni partita, tanto che alla fine ci siamo dovuti attrezzare nella piazzetta della zona commerciale con uno schermo ancora più grande. Sono stati giorni bellissimi, irripetibili. In tanti ci hanno promesso che torneranno per il Mondiale del 2022. Magari portiamo fortuna».



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