La mistica di Bach al Lauro Rossi:
applausi per Gorini e L’arte della Fuga

MACERATA - Il pianista vincitore del premio Borletti Buitoni Trust Award si è esibito nell'incompiuta del compositore tedesco, eseguita per la prima volta all'interno della rassegna Appassionata. Un viaggio attraverso variazioni contrappuntistiche su un unico tema centrale molto raro da ascoltare dal vivo anche nel panorama internazionale
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Filippo Gorini durante l’esecuzione (foto Alfredo Tabocchini)

 

di Marco Ribechi

Un viaggio nell’anima più mistica e misteriosa di Bach. Il primo concerto autunnale al Lauro Rossi della rassegna di musica classica Appassionata ha visto come protagonista il pianista Filippo Gorini esibirsi in un programma assolutamente inusuale e complesso, raramente eseguito nel panorama internazionale. Il titolo in questione era una novità assoluta per Appassionata, “L’arte della fuga” composta da Johann Sebastian Bach al termine della sua vita in un arco di circa dieci anni, e poi lasciata incompiuta. Il pubblico maceratese, nonostante le norme anti Covid che hanno previsto l’esibizione del green pass, il mantenimento della mascherina durante tutto lo spettacolo e il rispetto del distanziamento, ha comunque risposto numeroso dimostrando grande interesse per la possibilità di ascoltare dal vivo una vera e propria rarità.

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Il pianista fornisce alcune indicazioni all’ascolto (foto Alfredo Tabocchini)

Il pianista Filippo Gorini è uno dei più interessanti talenti della italiani della sua generazione. Lo studio di Bach è stato possibile proprio grazie al conseguimento di un importante premio internazionale , il “Borletti Buitoni Trust Award” (presente in sala la direttrice) che il pianista ha voluto mettere a frutto proprio per creare un ciclo di concerti su L’Arte della Fuga, registrato anche su supporto digitale al Teldex Studio di Berlino. Proprio lui, prima di aprire il concerto, ha spiegato: «Questa sublime composizione non deve essere vista solo come uno studio teorico matematico sviluppato da Bach negli ultimi anni di vita – spiega Gorini – al contrario man mano che i contrappunti e i canoni evolvono nella complessità formale cresce anche la loro tensione emotiva, fino al mistero straziante dell’incompiuta Fuga XIV. Quest’opera contiene anche del misticismo poiché si inserisce nel pensiero dell’epoca che, da un nucleo centrale ripetuto e ingrandito di contenuti, si pensava potesse arrivare a comprendere una totalità intesa anche in senso spirituale».

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(foto Alfredo Tabocchini)

L’opera è un vero e proprio lavoro monumentale tanto che in un’annotazione del manoscritto apparentemente scritta dal figlio dell’autore Carl Philipp Emanuel, si legge: “In questa fuga il compositore morì”. L’arte della fuga si compone di venti numeri ed è intesa come un complesso di brani scaturiti da un unico tema centrale ingrandito con variazioni contrappuntistiche. Quattro fughe semplici, tre fughe in forma di stretto, quattro fughe a due e tre soggetti, quattro fughe invertite, quattro canoni e la fuga finale incompiuta. I misteri che avvolgono la composizione sono legati anche alla partecipazione di Bach alla Società per Corrispondenza delle Scienze Musicali che condivideva sapere filosofico, scientifico, matematico e appunto musicale. Ecco quindi che il concerto proposto da Gorini, e apprezzatissimo dai presenti in sala che al termine hanno ringraziato con un copioso applauso, ha avuto anche il gusto della scoperta seguendo la visione che la grande musica non debba per forza avere solo lo scopo di intrattenere il pubblico pagante ma possa, a sua volta, traghettarlo in dimensioni inusuali e per questo estremamente interessanti.

Il prossimo appuntamento con Appassionata è previsto per l’11 ottobre con il Trio Chagall che si esibirà in brani di Beethoven, Šostakóvič e Brahms.

 

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(foto Alfredo Tabocchini)



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