Ortopedia, dopo il primario
ora si cercano anche i medici

CAMERINO - Mentre si cerca chi guiderà il reparto l'Asur ha pubblicato anche un bando per l'assunzione di tre ortopedici. All'ospedale della città ducale si cercano anche infermieri, in pochi hanno dato la disponibilità ad entrare in servizio nel nosocomio dell'entroterra. Lettere ai direttori delle Aree vaste sui budget, Saltamartini spiega: «monitoraggio dei costi»
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L’ospedale di Camerino

 

di Luca Patrassi

Si sceglie il capitano senza avere la squadra o si forma una squadra e, come ultimo atto, si nomina il suo leader? Sembra una domanda scontata, ma ha il suo fascino al di là delle risposte tanto logiche quanto apparenti. Nei mesi scorsi l’Asur ha bandito il concorso per la selezione del direttore del reparto di Ortopedia dell’ospedale di Camerino, ruolo vacante da un anno, da quando cioè Remo Di Matteo ha deciso di andarsene per una serie di motivi, alcuni forse legati all’ambiente. Bene, alcuni sono rimasti sorpresi per via del fatto che si andava a scegliere il direttore di un reparto “fantasma”, quasi senza medici. Che fa, una volta nominato, il primario di un reparto in cui mancano i medici? La domanda è legittima, ma all’Asur non devono averla considerata o, forse, hanno valutato di poter superare l’obiezione. Ieri, all’albo pretorio dell’Asur regionale, è comparso il bando per l’assunzione di tre ortopedici da destinare all’ospedale di Camerino. Come dire si sceglie il primario ed arriveranno anche i medici, sempre nella speranza che ci siano tre ortopedici in giro che rispondano presente al bando per Camerino. C’è anche chi pone la questione in modo diverso. Magari gli ortopedici che partecipano a un concorso, vogliono anche sapere chi dirige il reparto in cui andranno a lavorare e – se ad inizio carriera – a formarsi professionalmente: dunque prima il primario, poi i medici. In questi tempi di lettere con invito al rispetto del budget e di attenzione alla spesa, l’Asur sono evidentemente sicuri del buon esito del concorso per i tre ortopedici altrimenti non andrebbero a nominare un direttore in un reparto che non ha un organico adeguato. Camerino – come le altre strutture sanitarie dell’entroterra marchigiano – non è molto attrattiva e i vincitori di concorso rifiutano la destinazione citata. Accade anche per gli infermieri. L’assessore regionale alla sanità Filippo Saltamartini, evidentemente con l’accordo della direzione Asur, aveva assicurato che nell’ospedale della città ducale sarebbero arrivati venti infermieri: solo che, al dunque, nessuno delle parecchie centinaia di idonei nel concorso pubblico appena fatto ha detto sì a Camerino. Alla fine avrebbero detto di sì in 7/8 con la promessa che, in caso di problemi, potranno far ricorso alla mobilità interna per spostarsi. Secondo l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini la questione, che non è un’esclusiva di Camerino, va affrontata coinvolgendo anche gli Enti locali coinvolti magari prevedendo dei benefit – tipo residenze – a chi sceglie di andare a lavorare in località disagiate.

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L’assessore Filippo Saltamartini

Intanto si discute e molto della questione delle lettere inviate dai vertici Asur al direttori di Area Vasta con l’invito formale a rispettare i budget assegnati, a fronte del fatto che gli sforamenti ad oggi sarebbero di circa 130 milioni, 25 dei quali a carico dell’Av3. Assessore Saltamartini, quale significato ha questa lettera, un richiamo formale ai direttori? «Nessuna lettera di richiamo, stiamo rifacendo i conti per capire come muoverci, un monitoraggio delle spese. Abbiamo quattro cartelle pesanti legate alla pandemia che sono i rapporti con la sanità privata, le rsa, le case di riposo e l’aumento delle spese per i protocolli Covid che devono essere pagate dallo Stato e questo non è ancora avvenuto. Le cifre indicate sono reali, sono una fotografia della realtà esistente e resta da capire se lo Stato paga o meno. I sindacati minacciano azioni e poi ci sono conseguenze a catena con i privati che, se non vengono rimborsati, non possono pagare a loro volta. Tutte le Regioni italiane hanno sollevato il problema, stante le difficoltà con i Ministeri di riferimento nella conferenza Stato-Regioni ho chiesto un incontro al premier Draghi per definire la questione. Poi certo che se lo Stato non dovesse pagare il dovuto, noi dobbiamo rispettare gli impegni di bilancio e rientrare». Come rientrereste, chiudendo ospedali? «Quello no, ma sicuramente, tra l’altro, andremmo a rivedere i rapporti con la sanità privata».

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