Macerata barocca
“Nel salone dei palazzi”

BUONACCORSI - Il 18 settembre è in programma il secondo appuntamento del cartellone, nell’ambito del Festival barocco delle Marche. Ad integrare gli inediti proposti, cantate e sonate di Pergolesi e del veneziano Albinoni
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UNESCO_PalazzoBuonaccorsi_FF-7-325x217Secondo appuntamento del cartellone di “Macerata barocca”, dopo il trionfo del “Sacro concerto” che il 30 agosto ha visto la chiesa dell’Immacolata gremita di pubblico proveniente da tutta la regione, arriva il 18 settembre negli spazi barocchi di Palazzo Buonaccorsi un importante evento concertistico, di eccellenza sia musicale che musicologica, dal titolo emblematico “Nel salone dei palazzi”. Il programma musicale, realizzato nell’ambito del Festival barocco delle Marche prodotto da fondazione “Lanari” e Regione con la collaborazione del comune di Macerata, vede repliche anche nel raffinato palazzo Pianetti Tesei di Jesi e nel settecentesco Auditorium Santo Spirito di Cingoli. Nel mondo musicale barocco la voce è protagonista non solo a teatro o in chiesa, ma anche nella cantata: «forma generalmente d’uso privato nei palazzi delle casate più ricche e colte – si legge nella nota -. Nelle Marche, tra le altre, i Compagnoni Marefoschi di Macerata e i Pianetti di Jesi, dai cui ricchi fondi musicali vengono alcune delle partiture in esecuzione, proposte in prima moderna: brani che vanno dal primo Seicento a inizio Settecento, ricreando pertanto nelle sedi dei concerti – cornici originarie dell’epoca – atmosfere rarefatte ed emozioni uniche, intense ed esclusive come nelle “accademie” domestiche dell’epoca, cioè i concerti privati che le famiglie aristocratiche tenevano nel salone della propria dimora. Ad integrare gli inediti proposti, cantate e sonate di Pergolesi e del veneziano Albinoni, del quale si ricorda il 350esimo dalla nascita – conclude la nota -. Un appuntamento di grande rilievo, non solo per la bellezza delle partiture proposte, ma anche perché rilancia l’attenzione odierna sul patrimonio dei fondi musicali del territorio, preziosi testimoni dell’ampia fruizione locale privata di musica d’arte all’epoca.

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