Crisi alla ex Nazareno Gabrielli,
futuro incerto per cento dipendenti
« Da febbraio ci tengono in sospeso»

MACERATA - Le maestranze hanno preso parte al presidio organizzato dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl con le Rsu dello stabilimento Boost di Tolentino davanti alla Prefettura. Gai (Fistel Cisl Marche): «E' in grave difficoltà finanziaria, non vengono pagati gli stipendi di giugno e siamo quasi a fine luglio». Liberati (Slc Cgil): «Ci sono anche gli esodati, usciti a maggio, non hanno né tfr né tanto meno accesso alla pensione». Biagetti (Cisl): «Se l'azienda deve chiudere, lo dica chiaramente»
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Il presidio di questo pomeriggio in piazza della Libertà a Macerata

 

di Mauro Giustozzi

Lavoratori in piazza della Libertà per invocare chiarezza sul proprio futuro. Sono le maestranze della Boost spa di Tolentino (ex Gabrielli) che, dato il perdurare dello stato di incertezza riguardo il pagamento degli stipendi di giugno, la ripresa dell’attività lavorativa annunciata a più riprese e ancora disattesa, il mancato pagamento delle spettanze per gli esodati e la totale mancanza di risposte da parte aziendale sul piano di ripartenza, oltre alla incertezza finanziaria che a tutt’oggi sussiste, si sono convocati in un presidio organizzato dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl con le Rsu dello stabilimento davanti alla Prefettura di Macerata. L’obiettivo quello di portare alla pubblica attenzione la situazione di disagio che vivono i lavoratori, moltissimi dei quali in Cig da inizio anno.

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Alessandro Gai

Il passo successivo è stato l’incontro con il prefetto Flavio Ferdani al quale sindacati e lavoratori hanno chiesto un intervento attraverso la convocazione di un tavolo per la discussione della situazione di crisi che, una volta per tutte, faccia chiarezza sulle intenzioni della proprietà sul futuro che attende l’azienda e le sue maestranze. «Siamo in piazza oggi perché l’ex Nazareno Gabrielli, oggi gruppo Boost -ci dice Alessandro Gai, segretario generale Fistel Cisl Marche– è in grave difficoltà finanziaria, non vengono pagati gli stipendi di giugno e siamo quasi a fine luglio e temiamo che anche questo mese non venga saldato ai dipendenti. Con l’azienda il filo non si è mai spezzato, abbiamo mantenuto degli incontri fino a pochi giorni fa per attendere uno sblocco finanziario e quindi poter ripartire. Perché l’azienda ci ha sempre detto che gli ordini erano in portafoglio ma non riuscivano ad evaderli per un blocco finanziario. Ad oggi il blocco è rimasto tale e continuiamo a chiedere incontri per poter sperare che questa storica azienda possa ripartire. Perché la Boost fa parte del dna di un territorio che è stato già fortemente colpito dal sisma e da una crisi economica molto importante. Ad oggi questa crisi riguarda circa cento dipendenti e le loro famiglie. Alcuni sono andati in pensione, circa una ventina: ma purtroppo anche le loro spettanze, tfr e fondo complementare previdenziale, non sono stati pagati come da accordi pattuiti».
Il gruppo nato dalla fusione nel 2019 della ex Lediberg e della ex Arti Grafiche Johnson conta un migliaio di dipendenti nelle sedi di San Paolo d’Argon, Cenate Sotto e Tolentino. Nonostante il fatturato inteso come ordini acquisiti per l’anno 2021 sia in netto miglioramento rispetto all’anno precedente, rischia di andare perduto per le difficoltà finanziarie in corso.

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Biagio Liberati

«Abbiamo aperto una Cig straordinaria al Ministero del Lavoro il 1° febbraio scorso –afferma Biagio Liberati, segretario provinciale Slc Cgil– in cui si prevedeva in tutto il gruppo circa 200 esodati, cioè lavoratori in pre pensionamento. Ad oggi questi lavoratori, gli ultimi usciti a maggio, non hanno né tfr né tanto meno accesso alla pensione e quindi sono a casa senza percepire alcun reddito. La preoccupazione riguarda sì gli esodati ma anche chi è ancora in azienda: stiamo parlando di un centinaio di persone che sono da mesi con stipendi ridotti causa cassa integrazione, che arrivano in ritardo. La Boost ha sempre promesso la ripartenza, prima dopo Pasqua quindi a giugno ma finora nulla è accaduto. Lo stipendio di giugno non è arrivato e non si prospetta ne una data di pagamento e neppure una data per la ripartenza produttiva. La stagionalità dell’impresa è una caratteristica che ci penalizza perché, è chiaro, se non si parte subito la stagione salta. Siamo in piazza per poi incontrare il prefetto a cui chiediamo un tavolo per questa crisi, di coinvolgere le istituzioni locali, la politica e la stessa azienda per individuare soluzioni e strade per ripartire».

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Francesca Biagetti

Di questo limbo in cui vivono i lavoratori dell’azienda tolentinate si fa portavoce Francesca Biagetti, Rsu della Cisl dentro la Boost. «Viviamo una situazione bruttissima –sottolinea-. Noi abbiamo fatto sempre la cig perché abbiamo un lavoro stagionale quindi da gennaio a marzo siamo stati sempre in cassa. Adesso però siamo arrivati quasi ad agosto e non si intravede alcuna prospettiva di ripresa. L’azienda aveva detto che ci avrebbe anticipato la cassa integrazione, ma non il giorno 10 bensì il 29 o il 30 del mese: ci sono tante famiglie con due persone che lavorano in questa azienda e chiaramente sono in grandissima difficoltà. Ci sono lavoratori pre pensionati che ancora debbono prendere sia il tfr e la pensione non l’hanno ancora ricevuta. Se l’azienda è arrivata ad un punto che deve chiudere che ce lo dicano apertamente: se invece si va avanti che si diano risposte concrete e decisa. E’ da febbraio che ci dicono che la settimana prossima è quella decisiva. Di questo passo siamo arrivati all’estate ma la situazione è rimasta la stessa. La speranza di tornare a lavorare c’è, anche se col passare dei mesi si è notevolmente affievolita».

«Gruppo Boost in crisi, stipendi in arretrato e poca chiarezza sul futuro»

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