«Gruppo Boost in crisi,
stipendi in arretrato
e poca chiarezza sul futuro»

TOLENTINO - L'allarme dei sindacati Cgil e Cisl: «il futuro di una delle più importanti e storiche realtà manifatturiere della nostra regione è fortemente a rischio. Ci aspettiamo che l'azienda ci convochi per conoscere le reali condizioni e le intenzioni industriali»
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Crisi Gruppo Boost (ex Nazareno Gabrielli): «stipendi in arretrato, nessuna chiarezza sul futuro industriale, l’azienda non risponde alle richieste sindacali», a lanciare l’allarme sono Cgil e Cisl. «La situazione del gruppo Boost di S. Paolo d’Argon leader nella produzione di agende, diari, notebook a livello internazionale è caldissima. Il gruppo nato dalla fusione lungo il 2019 della ex Lediberg e della ex Arti Grafiche Johnson conta un migliaio di dipendenti nelle sedi di S Paolo d’Argon, Cenate Sotto, Tolentino (dove lavorano 100 persone). In questi giorni la direzione aziendale ha comunicato a tutti i dipendenti che non è in grado di prevedere le tempistiche di pagamento degli stipendi del mese di giugno. Stessa sorte si era verificata con la mensilità di maggio pagata con oltre un mese di ritardo. Ritardi e difficoltà negli stipendi si susseguono da diversi mesi» dicono i sindacati. «Sappiamo che oggi l’azienda si trova in una situazione molto critica sul versante delle disponibilità finanziarie che necessita di un intervento degli istituti bancari – dicono Alessandro Gay e Biagio Liberati, segretari generali di Fistel Cisl Marche e Slc Cgil di Macerata – Nonostante il fatturato inteso come ordini acquisiti per l’anno 2021 sia in netto miglioramento rispetto all’anno precedente, rischia di andare perduto per le difficoltà finanziarie in corso. Ad oggi, pur avendo più volte richiesto prospettive future, non abbiamo ricevuto alcuna risposta soddisfacente da parte dell’azienda, se non una assenza di una linea industriale perseguibile e concreta». L’azienda, continuano i sindacati, sta facendo un ricorso massiccio alla cassa integrazione. E la preoccupazione è alta «il futuro di una delle più importanti e storiche realtà manifatturiere della nostra regione è fortemente a rischio – continuano i sindacati -. La preoccupazione maggiore è sul versante delle lavoratrici e dei lavoratori, in un territorio già fortemente colpito prima dalla crisi finanziaria e successivamente dal sisma, per i quali in diversi incontri abbiamo chiesto alla proprietà la tenuta del livello occupazionale attuale». I sindacati sottolineano come nel corso degli ultimi anni sia stato fatto tutto il possibile per sostenere «l’attività dell’impresa e tutelare nel contempo i lavoratori. L’ultimo accordo sottoscritto in sede ministeriale a febbraio 2021 con un piano industriale approvato, il contestuale ulteriore prepensionamento di oltre 200 persone, oltre ad un uso rilevante della cassa integrazione straordinaria, è stato l’ulteriore sforzo che tutti i lavoratori e le lavoratrici di Boost si sono assunti, con il fine unico che per sindacato e lavoratori è irrinunciabile: il rilancio industriale dell’intero gruppo». Cgil e Cisl, insieme alle Rsu di stabilimento hanno chiesto ad istituzioni comunali, provinciali ed ai parlamentari incontrati recentemente, un intervento, «propedeutico al fine di sbloccare alcune situazioni che rischiano di mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa dell’azienda e dei piani di risanamento già in essere, con i recenti accordi sulla cassa integrazione Straordinaria e i prepensionamenti che sono stati avallati anche in sede ministeriale». Alessandro Gay e Biagio Liberati concludono: «ci aspettiamo che l’azienda ci convochi per conoscere le reali condizioni e le intenzioni industriali. Da oggi per noi inizia un percorso di lotta che siamo pronti a portare in tutti i luoghi istituzionali, e della società civile che riterremo necessari, a partire del prefetto a cui chiederemo un incontro nei prossimi giorni, per salvaguardare lavoro e dignità in una fase delicatissima per il territorio».



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