“Sandali on the road”,
artigianato al servizio dell’integrazione

L'INIZIATIVA, curata e coordinata dal Gus, ha permesso ad alcuni giovani di Macerata di partecipare ad un corso di pelletteria nel laboratorio di Anna Piergiacomi, “La bottega di Lucina”, ad Urbisaglia
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I beneficiari del progetto insieme ad Anna Piegiacomi

 

Nascono da pelli pregiate, che sono lo scarto di merce firmata utilizzata per le calzature e per le borse più raffinate del made in Italy. Le loro parti sono unite con collanti vegetali, come il lattice di gomma di caucciù, così come le tinte, che non hanno niente di chimico, ma sono la sintesi dei colori secreti dalla natura.

sandali-on-the-road-2-325x121Sono i “Sandali on the road”, un prodotto rispettoso dell’ambiente che una squadra di giovani beneficiari di Macerata ha imparato a realizzare grazie al progetto “Atelier indipendenza, laboratorio del fare, diretto all’indipendenza socio-economica dei titolari di protezione internazionale”, finanziato dal Fami (Fondo asilo, migrazione e integrazione) del ministero dell’Interno. Un’iniziativa curata e coordinata dall’associazione Gus (Gruppo umana solidarietà) per promuovere l’educazione alla imprenditorialità di comunità come strumento per creare nuove “cellule” inclusive a livello locale, regionale, nazionale. I beneficiari del progetto Atelier hanno seguito per alcuni mesi il corso di pelletteria nell’area industriale di Urbisaglia, a pochi chilometri da Macerata, nel laboratorio di Anna Piergiacomi: “La bottega di Lucina”. La storica artigiana del territorio, che realizza in particolare calzature delle grandi civiltà del passato, ha accompagnato i giovani apprendisti nell’arte della realizzazione dei sandali: «un prodotto antico e moderno, che abbraccia le tante culture del Mediterraneo ponendosi come emblema dell’unione ideale tra i popoli, che lavorano, camminano, migrano, esplorano – si legge nella nota -. Il termine deriva dal latino sandalum, che a sua volta deriverebbe dal greco σάνδαλον (sandalon) e, infine, dal sanscrito (candana), che indica l’albero e il legno che da esso si ricava con l’olio essenziale, rappresentando l’eccellenza e l’importanza.

sandali-on-the-road-3-325x133C’è un altro significato della parola, che ci piace citare perché in questo contesto dà maggior rilievo al viaggio, al cammino e alle continue migrazioni degli esseri umani: sandalo vuol dire secondo altri studi “piccola imbarcazione” e dà il nome a una minuscola barca a fondo piatto, molto usata nella laguna veneta – prosegue -. I “Sandali on the road” nascono dunque con armonia e con semplicità dalle mani di chi probabilmente li ha indossati da bambino e oggi si è ritrovato a saperli disegnare, tagliare, assemblare, con estrema facilità: come se quella forma (stringhe di cuoio, intrecci vari, semplici fascette) fosse rimasta in un angolo della sua mente, a ricordo dell’infanzia e della sua terra. Sono sandali imperfetti, realizzati a mano sin dalla preparazione dei fondi, ma si adattano come un guanto a ogni tipo di piede, abbracciandone e coccolandone le sue imperfezioni. I “Sandali on the road” sono dunque la sintesi dello stile di vita fondato sul “non buttare via niente”, nato dall’ecologia integrale di San Francesco e del Papa, che si basa sulla cura del Creato, sul rispetto dell’ambiente e degli esseri umani. Il passo successivo – concludono dal Gus – sarà la realizzazione di un modello di autoimprenditorialità per esempio nella forma cooperativa, che possa rappresentare per i giovani artigiani una valida strategia di autonomia economica, sociale e culturale”. Ben venga anche un imprenditore marchigiano “illuminato”, che possa investire su questa nuova linea, ancora grezza nelle sue forme, ma autentica, forte e attraente nel suo messaggio. Implementato e modulato attraverso questi step, “Sandali on the road” ha per ora trovato una sua prima collocazione sul sito del Gus al link Progettoatelier.eu in cui una colorata vetrina ricca di immagini racconta la storia delle “antiche” e moderne calzature proponendone l’acquisto per valorizzare i nuovi artigiani, cittadini globali».



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