Castelluccio, i sindaci marchigiani:
«Colpo mortale alla nostra economia»

I PRIMI CITTADINI, tra cui quelli di Castelsantangelo e di Visso, criticano l'intervento di Legambiente, e spiegano quanto accaduto e la loro battaglia per evitare lo stop agli accessi dalle Marche per raggiungere l'altopiano
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Chiusura dal versante marchigiano per Castelluccio, i sindaci di cinque comuni replicano a Legambiente. I primi cittadini di Arquata, Castelsantangelo, Montegallo, Montemonaco e Visso non ci stanno: «l’affermazione di Legambiente che “gli enti marchigiani, con il loro disimpegno, hanno fatto perdere a tutto il territorio la grande occasione di avviare subito un percorso condiviso non solo a tutela della natura e dell’ambiente, ma soprattutto per la ripartenza di un territorio pesantemente provato  dal sisma e dall’emergenza sanitaria”, non risponde a verità e dimentica il costante impegno documentabile della fattiva e proattiva partecipazione ai molteplici incontri che tutti noi abbiamo  riservato a questo delicato e importante problema». I cinque sindaci si attendevano da Legambiente una precisazione, «visto che non è successo, interveniamo noi – proseguono i primi cittadini -. Premesso che le sentenze vanno rispettate e che su tale problema ci siamo sempre confrontati nelle riunioni che sono iniziate sia dal novembre 2020, abbiamo più volte ribadito l’impossibilità di individuare aree di parcheggio idonee sia per l’orografia del territorio, sia per i vincoli imposti dalla sentenza che sono pari anche nei nostri territori. Abbiamo sempre avanzato la proposta di non interrompere in nessuna maniera la possibilità di transito, o al massimo limitandolo solo verso Norcia, ma mantenere la percorribilità verso l’altro versante marchigiano dell’Ascolano. In sostanza si chiedeva al comune di Norcia di organizzare una viabilità di solo scorrimento considerato che l’evento avviene nel suo territorio. Tale proposta non ha trovato accoglimento – continuano i sindaci -. Interdire e chiudere al transito l’unica strada di interconnessione tra due regioni e tra due province marchigiane, specialmente nel periodo di massima affluenza turistica nelle nostre zone, significa infliggere un ulteriore colpo mortale all’economia dei nostri territori. Desideriamo rivolgere un particolare ringraziamento al presidente Francesco Acquaroli e all’assessore Stefano Aguzzi per la vicinanza e per la posizione assunta che è la medesima da noi proposta. Un grazie anche a David Piccinini dirigente della Protezione civile Marche che aveva predisposto una proposta operativa che vedeva una dinamicità di interventi sulla viabilità, secondo l’intensità di traffico del momento, senza però interrompere la continuità viaria. A tal proposito aveva individuato, nel Parco dei Monti Sibillini l’ente che poteva coordinare questo spettacolo che ci offre la natura ogni anno, senza però trovarne disponibilità e riscontro. Quanto accaduto, con le varie comunicazione al riguardo – dicono ancora i primi cittadini -, spesso non aderenti alla verità, potrebbe già aver originato un ripensamento sul venire nei nostri territori con un danno nei confronti delle attività economiche che eroicamente resistono in un comprensorio che aspetta da anni di poter ripartire. Ci appelliamo alla comunità marchigiana e non solo affinché questo possibile disagio non si rifletta su chi ha la sola colpa di essere confinante con un magnifico territorio che, come già detto, offre uno spettacolo naturale unico grazie all’opera dell’uomoNel manifestare ancora fiducia affinché si possa rivedere la decisione di chiudere solo alle 4 ruote ma lasciando passare le 2 ruote, non possiamo però esimerci dal richiamare l’attenzione che l’inquinamento che i nostri territori subiscono durante questo periodo dettato non solo da quello ambientale ma soprattutto da quello acustico, in questa circostanza sembrano essere ininfluenti. In attesa delle determinazioni ufficiali che verranno intraprese dagli enti competenti, nel rinnovare fiducia per un ripensamento ma, laddove non sin dovesse verificare, saremo estremamente attenti far valere i nostri diritti».  

 

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