Violenza sessuale in reparto,
«l’infermiere si approfittò del mio stato»

MACERATA - L'imputato venne poi licenziato dall'Asur. Oggi è stata sentita in tribunale la giovane che si trovava in Psichiatria e che sarebbe stata convinta dall'uomo a compiere atti sessuali e ad avere un rapporto completo: «Non avevo la forza di respingerlo». La difesa: «Emersi elementi importanti a nostro favore»
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L’ospedale di Macerata

 

di Gianluca Ginella

«Si è approfittato dello stato in cui mi trovato, ero confusa, debole. Non ho avuto la forza per respingerlo, ero in uno stato di confusione». In aula il racconto di una ragazza che secondo l’accusa nel 2018 avrebbe subito una violenza sessuale da un infermiere che lavorava all’epoca nel reparto di Psichiatria all’ospedale di Macerata dove la giovane era stata ricoverata per un periodo. L’infermiere è stato poi licenziato dall’Asur. Azienda sanitaria che al processo, in corso al tribunale di Macerata, compare sia perché chiamata in causa come responsabile civile, sia come parte civile per il danno che ritiene di aver subito per il comportamento dell’infermiere.

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L’avvocato Francesco Copponi

La ragazza nel corso della testimonianza, che è durata circa due ore ed è stata anche interrotta perché la giovane si è messa a piangere ricordando il periodo che l’ha portata all’ingresso in ospedale, ha confermato le accuse. Non ha parlato di violenze per essere costretta a subire un rapporto sessuale, ma ha riferito che l’uomo avrebbe approfittato del suo stato mentale in quel momento.

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L’avvocato Tiziano Luzi

«Sullo stato della ragazza – dice l’avvocato Francesco Copponi, legale della giovane donna, che è parte civile al processo -, il consulente del pm, Marco Ricci Messori, dice con una consulenza tecnica del 2018 che la signora presentava un funzionamento mentale tale da renderla una persona in condizioni di inferiorità psichica assoluta. Tale condizione – scrive il consulente – era certamente nota e riconoscibile all’infermiere».

«La parte offesa ha confermato che non è stata fatta violenza fisica per poter avere un rapporto sessuale – dice l’avvocato Tiziano Luzi che assiste l’imputato insieme al legale Giovanni Galeota -. Nella sua testimonianza riteniamo siano emersi elementi significativi per la difesa.

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L’avvocato Giovanni Galeota

L’accusa contesta che il nostro assistito si sia approfittato del fatto che la ragazza non fosse capace di intendere e volere, secondo noi non è così, infatti il giorno dopo il secondo episodio che viene contestato all’imputato, la signora era stata dimessa».

Secondo l’accusa, nella notte tra il 6 e 7 luglio del 2018, l’infermiere avrebbe costretto la paziente a compiere atti sessuali, dopo averla indotta a seguirlo in una stanza vuota del reparto.

Il 10 luglio invece l’avrebbe costretta a subire rapporti sessuali completo dopo averla portata nello spogliatoio degli infermieri.

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L’avvocato Gianfranco Borgani

L’accusa contesta anche il peculato (perché l’infermiere si sarebbe appropriato di alcune confezioni di farmaci del reparto che erano state trovate nel suo armadietto) e quella di falso per aver scritto sulla cartella clinica della paziente di averle somministrato i medicinali che le erano prescritti alle 21 del 10 luglio mentre invece i farmaci sarebbero stati somministrati alcune ore dopo: alla mezzanotte del 10 luglio. L’Asur è tutelata dal legale Gianfranco Borgani.

 

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