«Americo uomo elegante, colto e sapiente
Ha dato tutto se stesso per imprimere
decoro ed etica alla professione di medico»

MACERATA - Il ricordo e le parole che l'attuale presidente dei medici Romano Mari ha dedicato al suo predecessore, morto ieri a 88 anni
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Americo Sbriccoli, dietro Romano Mari

 

«Un grande uomo, un grande professionista, elegante, colto e sapiente. Un professionista che ha dato tutto se stesso per imprimere alla professione del medico il decoro e l’etica, questo ad Americo glielo devo di cuore». Sono le parole di Romano Mari, attuale presidente dell’Ordine dei medici provinciale, che ha voluto omaggiare e ricordare il suo predecessore Americo Sbriccoli, morto ieri sera all’età di 88 anni. Si è spento nella sua abitazione colto da un malore mentre guardava la televisione. Con lui in casa la moglie Marilena Morbiducci.Sbriccoli si era laureato in Medicina a Roma nel 1958 per poi diventare il più giovane primario chirurgo della provincia di Macerata. «Un professionista che ha avuto l’opportunità di essere libero docente e che ha preso questa docenza in tempi in cui non venivano elargite tanto facilmente ma andavano conquistate sul campo – ricorda Mari – Lui se l’è conquistata con una nuova tecnica sulla chirurgia dell’addome che ha spiegato all’Università di Bologna. Questa sua capacità l’ha portata in periferia. E’ stato uno dei più giovani primari d’Italia. A 33 anni era già primario chirurgo: ne ricordo le qualità professionali ma anche la capacità di insegnare agli altri».

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Da sinistra Nazzareno Marconi, Romano Mari e Americo Sbriccoli

A Roma alla sua prima assemblea di tutti presidenti degli Ordini provinciali di Italia a Mari hanno detto: “Lo sai che stai sostituendo il dottor Sbriccoli?”. «Lui – continua Mari – riusciva ad avere la capacità di semplificare le difficoltà che potevano sorgere in sala operatoria. Non era solo sapiente e magnifico dal punto di vista professionale ma era uomo di cultura umanista, cultura per l’arte della musica, una predilezione per il collezionismo e la fotografia. Era un uomo che non riusciva in qualsiasi assemblea professionale a non dire la sua. La sua battuta non era mai sciocca ma di un’arguzia che veniva dalla grande cultura greca e latina. E’ stato presidente per tanto tempo e mi ha voluto sempre al suo fianco. E’ stato lui ad indicarmi il momento di prendere il suo posto senza competizione, ma con la certezza che lo avrei avuto sempre vicino. Come presidente emerito lo portavo con me,  anche all’ultima assemblea degli iscritti quando ho lasciato la sua relazione morale alla fine. Lui l’ha fatta encomiabile tra tecnologia, scienza e chimica. Noi tendiamo ad essere tecnicisti, lui invece ha sempre detto che la tecnica deve essere a supporto della clinica, che il medico è un clinico e deve visitare e fare la diagnosi con l’aiuto della tecnologia.  Non lasciava nulla di intentato – sottolinea il presidente dell’Ordine dei medici – era uomo che quando c’era qualcosa che non andava non te lo mandava a dire. Ti chiamava e te lo diceva senza prevaricazioni e senza mettere timore. Tra le ultime chiamate, mi aveva detto: “Ci stai pensando che presto a Macerata non avremo medici di medicina generale e chirurghi generale? Bisogna che ti muovi. Bisogna creare una nuova formazione”. Aveva visto bene e diceva sempre che la formazione non si fa sui libri ma bisogna affiancare al giovane di prorompente vitalità una persona di esperienza. Aveva un certo timore sulla femminilizzazione della disciplina. Lui era un po’ sconcertato. Io gli dicevo che era una ricchezza l’apporto femminile. “Il sistema sanitario nazionale è calato sul maschio, dobbiamo cambiarlo”, mi rispondeva. Gli avrei dato un ultimo regalo, gli avevo detto che lo avrei portato alla prossima assemblea. Lo avevo visto incerto nel camminare. Ho avvertito a Roma che lo avrei portato quanto prima per un saluto. Purtroppo non ce l’ho fatta».

 

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Malore mentre guarda la tv: muore Americo Sbriccoli, decano dei medici



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