Ingegnere spaziale di Tolentino
nel team della missione ExoMars
«Il nostro rover studierà Marte»

IL PERSONAGGIO - Leonardo Bora, 31 anni, dal 2015 lavora al progetto in Inghilterra. Gestisce il team responsabile dello sviluppo del sistema di Guida, navigazione e controllo. Il lancio è previsto nel settembre del 2022. «Da piccolo volevo fare l'astronauta, questo per me è un sogno che si avvera», dice a Cronache. Cervelli in fuga? «In Italia si trova lavoro più facilmente per conoscenza che per competenza ma in questa missione il nostro Paese ha investito più di tutti»
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Leonardo Bora

 

di Francesca Marsili

«Quando mi è stata offerta la possibilità di lavorare a qualcosa che sarebbe arrivato su Marte ho capito che stavo realizzando un sogno». Per il tolentinate Leonardo Bora, ingegnere spaziale di 31 anni, lo spazio era un sogno sin da bambino: «Volevo fare l’astronauta» racconta, e oggi, dal 2015, vive e lavora a Stevenage, a 50 chilometri da Londra, per Airbus, la società costruttrice del rover Rosalind Franklin, parte di ExoMars, che è un programma dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) eseguito in cooperazione con l’Agenzia Spaziale Russa Roscosmos e con contribuzione della Nasa. Il veicolo robotico cercherà prove di vita passata o presente tra le sabbie di Marte prelevando campioni di terreno fino ad una profondità di due metri ed ha a bordo diversi strumenti scientifici per supportare gli scienziati nell’esplorazione di Marte. Dopo il diploma a indirizzo scientifico Bora si è laureato al Politecnico di Milano in ingegneria aerospaziale conseguendo poi la laurea magistrale in ingegneria spaziale con una tesi elaborata in Germania, a Brema, all’Agenzia Spaziale Tedesca (Dlr), riguardo l’analisi di un possibile sistema di navigazione durante l’allunaggio. Leonardo gestisce il team responsabile dello sviluppo del sistema di Guida, navigazione e controllo (Gnc) del rover, occupandosi degli algoritmi che gli consentiranno di muoversi in un ambiente ostile, dove la temperatura media è di oltre 50 gradi sotto lo zero, la superficie è talvolta spazzata da tempeste di sabbia e dallo spazio “piovono” radiazioni che sterilizzano la superficie.

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Il rover ExoMars “Rosalind Franklin” nelle fasi finali di assemblaggio ad Airbus, Stevenage (agosto 2019). Credit: Max Alexander / Airbus.

«Dopo che il rover sarà atterrato su Marte – spiega Leonardo Bora a Cronache Maceratesi – ovvero dopo i famosi 7 minuti di terrore, potrà muoversi sulla superficie attraverso vari livelli di autonomia. Alla base il rover potrà essere guidato tramite comandi da terra in maniera simile ad una macchina telecomandata. Gli operatori potranno inoltre, basandosi sulle immagini ricevute a terra, definire e inviare al rover un percorso che questo poi percorrerà in automatico, stimando la sua posizione ed assetto tramite l’utilizzo di diversi sensori tra cui fotocamere di localizzazione, così da poter stabilire quali comandi inviare ai motori delle sei ruote per consentirgli di seguire questo percorso – continua Bora – Infine il sistema Gnc offre la possibilità agli operatori da terra di definire semplicemente le coordinate di dove vogliono che il rover vada, lasciando agli algoritmi sviluppati dal mio team il compito di stabilire in maniera autonoma il percorso sicuro verso quell’obiettivo, evitando di fargli attraversare rischiosi ostacoli lungo la via. Questo avviene attraverso l’analisi a bordo delle immagini del terreno di fronte al rover catturate dalle fotocamere di navigazione, tramite cui viene determinato dal software un percorso sicuro di poco più di 2 metri che poi il rover segue in maniera automatica per poi ripetere lo stesso procedimento svariate volte fino al raggiungimento del target prefissato. Questa modalità di guida autonoma consentirà al rover di spostarsi tra luoghi di interesse scientifico più velocemente rispetto al caso in cui fosse semplicemente guidato da remoto. Io e il mio team in sostanza ci occupiamo di fare in modo che tutto ciò funzioni correttamente, anche grazie a test su simulatori e prototipi del rover vero e proprio che verrà inviato su Marte».

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Il rendering del rover su Marte

Il lancio del sofisticatissimo oggetto spaziale che andrà all’esplorazione di Marte è previsto nel settembre del 2022 con arrivo nel 2023. Pesa poco più di trecento chili, è grande quanto una Smart ma con il dispiegamento dei pannelli solari raggiunge una larghezza ragguardevole. La missione del rover è quella di rispondere alla domanda se ci sia mai stata vita su Marte, di cercare del materiale organico che ci possa far pensare che la vita non è prerogativa della Terra. «Il fine è scientifico: il rover avrà a bordo una serie di strumentazioni tra cui un trapano capace di perforare la crosta e prelevare campioni sino a due metri di profondità sotto il terreno, che li avrà protetti dall’ambiente ostile e ricco di radiazioni che caratterizza la superficie – ci spiega Bora – oltre ad un microlaboratorio chimico che analizzerà i campioni estratti ed invierà le analisi sulla Terra».

Aveva appena venticinque anni l’ingegnere spaziale tolentinate quando approdò ad Airbus nella divisione aerospazio e difesa. Chiedergli se si definisce un cervello in fuga viene spontaneo. «Non ho mai lavorato in Italia dove si trova lavoro più facilmente per conoscenza che per competenza – ammette candidamente – Alcune posizioni non sono pubblicizzate e se non ne vieni a conoscenza dalle persone giuste sei escluso. Sono finito in Gran Bretagna dopo aver rinunciato a un’offerta di lavoro in Germania. Ho accettato quando avevo capito che era per lavorare a qualcosa che sarebbe arrivato su Marte ed era un sogno che si stava realizzando. Probabilmente si, sono un cervello in fuga dall’Italia dove sarei rimasto se avessi avuto le stesse possibilità – conclude – ma la missione per cui sto lavorando è merito anche del mio Paese, quello che ha investito maggiormente in ExoMars e che non ha nulla da invidiare agli altri in campo spaziale».



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