Giovane ucciso a Senigallia,
il padre ha confessato: è in carcere

DELITTO - Dopo un lungo interrogatorio, nella notte Loris Pasquini, ex ferroviere di 72 anni, è stato sottoposto a fermo e trasferito a Montacuto. L'accusa è di omicidio volontario aggravato, per aver impugnato una pistola calibro 9 illegalmente detenuta e sparato al figlio Alfredo di 26 anni dopo un litigio
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La scientifica sul luogo del delitto

 

di Federica Serfilippi (foto Giusy Marinelli)

Omicidio volontario aggravato. E’ questa l’accusa che è stata formalizzata nei confronti di Loris Pasquini al termine del lungo interrogatorio  a cui è stato sottoposto ieri sera negli uffici della caserma dei carabinieri di Senigallia dopo la tragedia avvenuta nel casolare di via Sant’Antonio, a Roncitelli.

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Loris Pasquini

L’uomo, 72 anni il prossimo agosto, è stato sottoposto a fermo e trasferito nel carcere di Montacuto a notte fonda. Davanti agli inquirenti diretti dal pm Paolo Gubinelli, ha ammesso il delitto che ha strappato alla vita il figlio Alfredo, 26 anni. Nei prossimi giorni si attende la convalida dell’arresto di fronte al gip. I militari della Compagnia di Senigallia e del Nucleo investigativo di Ancona contestano all’ex ferroviere di aver impugnato una pistola calibro 9, illegalmente detenuta, e di aver sparato attorno alle 17,30 di ieri un colpo diretto al figlio Alfredo, ragazzo afflitto dalla dipendenza dalla droga e frutto della relazione con una donna di origine peruviana, arrivata ieri sulla scena del delitto attorno alle 20, urlando «Perchè hai ucciso mio figlio?».

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Alfredo Pasquini

Prima dello sparo, avvenuto nelle pertinenze esterne della casa, un litigio. L’ennesimo tra padre e figlio in una situazione di perenne esasperazione. Per cosa? I carabinieri stanno cercando di ricostruirlo, sentendo anche le testimonianze dei vicini. Il rapporto tra i due non era certo idillico.   Dopo il colpo alla gola, stando a quanto ricostruito, Alfredo è riuscito a trascinarsi al piano superiore dall’abitazione (dove viveva, il padre è all’inferiore con la compagna di origine thailandese) e a chiamare il 112, numero unico per le emergenze: «Aiuto, mio padre mi ha sparato» sarebbe riuscito a dire con un filo di voce il 26enne prima di morire. Gli accertamenti degli investigatori nella casa di via Sant’Antonio continueranno per tutta la giornata di oggi. La pistola è stata posta sotto sequestro. La salma di Alfredo trasferita all’obitorio di Torrette.

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