«L’ho presa perché l’amavo, non potevo farle del male» ha detto riferendosi alla moglie un ex imprenditore condannato ieri a tre anni al tribunale di Macerata per maltrattamenti in famiglia verso la donna e i due figli. Una frase pronunciata quando è stato sentito in aula dall’uomo e che ha destato la reazione del pm e della parte civile. «Ho commentato che tutte le donne ammazzate sono state amate asseritamente dai loro assassini» ha detto l’avvocato Leide Polci che assisteva la donna e i due figli dell’imputato, tutti costituiti parte civile.
All’uomo veniva contestati fatti che sarebbero avvenuti fino al 2014 a Potenza Picena. L’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, che ha chiesto la condanna a tre anni, parla di ingiurie, percosse e improvvisi scatti d’ira di cui sarebbero stati vittime la moglie e i due figli (all’epoca entrambi minorenni, uno nel 2014 aveva sei anni, l’altra 10). La donna, continua l’accusa era intervenuta in diverse circostanze in difesa dei figli. E lo stesso avrebbero fatto i figli per aiutare la madre. L’imputato, assistito dall’avvocato Valeria Attili, nega di aver maltrattato la sua famiglia. La moglie aveva poi chiesto la separazione dall’uomo. Ieri la sentenza al tribunale di Macerata.
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Nome dell’indagato e riferimenti troppo specifici non vengono indicati per tutelare l’identità delle vittime.
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