Inventano un kit per le auto:
trasforma l’olio da cucina in carburante

IL MACERATESE Tommaso D'Angelo è tra gli ideatori del dispositivo di conversione. «Le Marche sono il luogo ideale per coltivare questo progetto»
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I sei componenti della Refuel Solution

di Alessandra Pierini

Biodiesel per il trasporto pubblico locale e i mezzi pesanti. L’olio da cucina e l’olio usato dei ristoranti può essere riutilizzato come carburante grazie a un kit di conversione che consente per mezzo di leggere modifiche al motore Diesel di circolare a biodiesel. L’idea della startup ReFuel Solutions in fase di sperimentazione vede protagonisti sei ragazzi, tra cui il maceratese Tommaso D’Angelo. Il team è composto inoltre da Adriano Cordisco, studente del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria dei Materiali, Federico De Pietri, studente del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria del Veicolo, Marco Di Mola, studente di Laurea Magistrale in Ingegneria del Veicolo, Gabriele Rebecchi, studente del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica e Martina Salvati, studentessa del corso di Laurea Magistrale in International Management. Il progetto ha vinto di recente una competizione austriaca come vincitori della categoria “Mobilità Sostenibile”. E’ il maceratese Tommaso D’Angelo a raccontare la significativa esperienza

re_fuel_solution_staff2-325x217Come è nata l’idea?
«E’ nata all’interno del progetto Tacc dell’università di Modena. L’idea è quella di sostituire i carburanti fossili tradizionali nei veicoli diesel con biodiesel proveniente ad esempio da scarti alimentari».

Sembra fantascienza. Come è possibile?
«Attraverso il BiodieselKit, ossia un kit di conversione messo a punto da noi. Consente per mezzo di leggere modifiche al motore Diesel di circolare a Biodiesel».

Quali sono i vantaggi del biodiesel?
«L
‘inquinamento si abbatte con una riduzione dell’80-90% della produzione di Co2 e del 30-40% di particolato».

Il dispositivo è già pronto?
«Siamo in fase di sperimentazione e stiamo utilizzando il premio vinto in Austria per registrare il brevetto».

Lei è rientrato a Macerata. Continuerà comunque a lavorare al progetto?
«Assolutamente sì, anzi ritengo che il Maceratese e le Marche in genere siano il luogo ideale per coltivare questo progetto. Si potrebbero anche creare delle piccole economie circolari locali grazie alla raccolta di oli e al trasporto pubblico a biodiesel».

 

 

 

 



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