Festa per Silvio Crucianelli,
100 le candeline

APPIGNANO - Gli auguri dei nipoti per il traguardo raggiunto: «Una vita piena di duri colpi dai quali, per amore della famiglia ha sempre saputo rialzarsi e per la quale, ora, tutti i suoi cari sono commossi e grati»
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Silvio Crucianelli

 

La famiglia Crucianelli in festa per Silvio, classe 1920, oggi all’importante traguardo delle 100 candeline. Testimone prezioso di due secoli, sono i nipoti a ricostruire le tappe del suo viaggio lungo, ma non privo di difficoltà.  «Nato ad Appignano il 4 ottobre del 1920 – ricordano – è testimone della vita faticosa, ma anche ricca di opportunità, che ha caratterizzato il secondo dopoguerra. Terzo di cinque figli, orfano della madre a 5 anni, a 19 riceve la chiamata alle armi dall’Italia appena entrata in guerra, viene condotto in Albania per poi partecipare alla campagna militare in Grecia, dove resterà prigioniero. Gli anni durissimi della guerra e della prigionia saranno per quel giovane Silvio, contadino dell’entroterra maceratese, non solo motivo di dolore, ma anche occasione per apprendere una nuova lingua e per conoscere realtà lontanissime dalla sua immaginazione. Dopo la liberazione torna alla sua attività di mezzadro dai conti Milesi Ferretti, si sposa, ma a soli 31 anni perde la prima moglie, a pochi mesi dalla nascita del figlio Ermanno. Poi le seconde nozze e la coraggiosa decisione di abbandonare il lavoro della terra per trasferirsi a Macerata, in cerca di migliori possibilità economiche. Nel capoluogo inizia il suo lavoro come dipendente nella ditta edile Brizi, ma anche questa volta la sorte sembra accanirsi contro di lui: a causa di un infortunio, si ustiona gravemente col catrame e non può più continuare a fare il muratore. Anche in questa occasione non si perde d’animo e riesce a trovare lavoro come usciere alla Banca Popolare di Ancona, prima nella filiale maceratese, poi nella filiale di Camerino, dove si trasferisce nel 1964 e ancora oggi risiede. Nonostante abbia solo la 5^ elementare, riesce a farsi stimare per la sua intelligenza e volontà al punto che termina la sua carriera con la qualifica di impiegato cassiere. Una vita piena di duri colpi dai quali, per amore della famiglia – concludono i nipoti – ha sempre saputo rialzarsi e per la quale, ora, tutti i suoi cari sono commossi e grati».



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