“Entra e siediti un attimo”,
il romanzo di Lara Carelli

LETTURA - L'opera dell'autrice maceratese presentata da Guido Garufi
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Lara Carelli

 

di Guido Garufi

“Entra e siediti un attimo” (by Amazon Fulfillment) è il titolo del romanzo della maceratese Lara Carelli. Dopo la laurea con il massimo dei voti in Lingue, area ispanistica, si avvicina alla filosofia e scrive, per la cura del professor Roberto Mancini della nostra università un intrigante saggio sulla società industriale (dopo il “suo” Liceo Classico che la vide mia brillante allieva). Vi è poi una Lara “parallela”. Quella della danza e del ritmo che fa venire in mente, leggendo il libro, quanto sosteneva Nietzche a proposito della musica, da lui amata fino al punto di ritenerla “uno scherzo per amore del quale dimentico la noia di aver creato il mondo”. Federico N. allude, in quel caso, alla sua Arianna. Questa breve premessa per entrare nel merito. Il plot narrativo è semplice, in apparenza. Marta, amica dell’autrice, è contattata da Francesco, l’amico d’infanzia di entrambe che non si vede più da molto tempo. Anzi, sembra scomparso, o forse è morto, ma è in Spagna, a Cadice. Francesco contatta Marta e Marta chiede “aiuto” a “Lara”. Le due raggiungono Cadice e si incontrano finalmente con Francesco. Il “vecchio” amico rivela di aver perso la memoria, di non sapere come mai lui sia in Spagna e da quanto tempo. A questo punto l’intreccio si snoda, all’apparenza, come una sorta di “giallo”. Le due amiche si interrogano, chiedono a Francesco, incontrano una sua amica spagnola, ma non ne viene fuori nulla, nessun dettaglio. Insomma, nonostante gli “interrogatori”, le domande, Francesco “non ricorda”, tutto è sfumato e nebbioso. Ma qualcosa accade, qualche indizio viene fuori, non dal principio di realtà, ma da una realtà “parallela”. Quella che noi viviamo, sembra dirci Carelli, ogni giorno, quando rientriamo in noi, quando meditiamo, quando, come sosteneva Sant’Agostino, si è pronti a scendere dentro di noi: “in interiore homine habitat veritas”. Insomma, l’autrice, ci conduce, nella seconda parte del “rapido romanzo” dentro un “clima” opposto al primo. Lara, la scriba, è colei che avverte e “sente” dai discorsi, dagli atteggiamenti, dalla postura di Marta e Francesco, dalle loro parole, dai dialoghi, qualcosa di diverso, che rimanda ad “altro”. Lara “capta” questo mondo parallelo, lo “sente” persino nel “paesaggio” spagnolo, dai tramonti, dal vento. In certe pagine confessa di aver avuto, realmente, come una sorta di distopìa, nel senso sostanziale e genuino. Avverte, contemporaneamente, due tempi: quello passato e quello presente, gli “altri”, le presenze e le voci. Penso al grande Eduardo de Filippo che ci avverte di ascoltare le “voci di dentro” . Ma attenzione: persino Montale ne parla, molti autori insistono su questa dislocazione, sulla esistenza “concreta” di un mondo che ci è accanto e che si “avverte” solo in certe situazioni. Queste non sono allucinazioni, direi, piuttosto “fantasie” rabdomantiche, come il profumo delle madelaine di Proust. Lo stile narrativo, per certi versi simile alla leggerezza narrativa di Banana Yoschimoto in grado di sondare con la “violenza” della semplicità e del sentimento i labirinti mentali e i “nodi”, aiutano Lara Carelli a meglio “trasmettere” il messaggio implicito del suo romanzo: tendere, grazie alla scrittura ( che sia questa il vero medium?) ad una “armonia” perduta, all’Amore che “muove il sole e le altre stelle”. E’ questo, a mio avviso, il “motore immobile” dell’Arte, la struttura genetica della Poesia.



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