Tod’s, il Covid si fa sentire:
– 43,5% di ricavi nel primo semestre 2020

AZIENDE - Diego Della Valle: «Per noi politica della prudenza, cresce l’e-commerce». Il Cda ha approvato oggi il bilancio: «Il forte calo dei ricavi riflette gli effetti delle restrizioni poste in essere per fronteggiare il diffondersi della pandemia»
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Il Consiglio di Amministrazione di Tod’s spa, società quotata alla Borsa di Milano ed a capo dell’omonimo gruppo italiano del lusso, attivo nella creazione, produzione e distribuzione di calzature, accessori e abbigliamento di lusso e di alta qualità con i marchi Tod’s, Hogan, Roger Vivier e Fay, ha approvato oggi i risultati del Gruppo Tod’s relativi al primo semestre 2020 (1 gennaio – 30 giugno 2020).

“Dopo un buon inizio d’anno, con ricavi in crescita in tutte le regioni, a partire da fine gennaio, il mondo – il commento del presidente e amministratore delegato del Gruppo, Diego Della Valle – è completamente e drasticamente cambiato, con l’arrivo della pandemia di Covid-19. Di fronte ad una situazione di crisi mai vista in passato, il primo pensiero del Gruppo è stato proteggere la salute dei dipendenti e dei clienti, con la chiusura dei negozi e l’interruzione delle attività produttive. Il veloce espandersi dei contagi in tutto il mondo ha determinato un peggioramento nel secondo trimestre, rispetto al primo, dato che quasi tutti i negozi sono rimasti chiusi per la maggior parte del periodo. Abbiamo adottato una politica di forte prudenza e abbiamo deciso di limitare le consegne di prodotto su entrambi i canali di vendita, per limitare il rischio di invenduto. Ci siamo ancora più concentrati sul canale e-commerce, che sta crescendo molto bene, ci sta dando ottimi risultati e ci permette di raggiungere anche molti nuovi clienti. Nelle ultime settimane stiamo vedendo incoraggianti segnali di ripresa, in particolare in Cina, dove stiamo registrando tassi di crescita a doppia cifra, mentre l’Europa e le Americhe restano deboli, fortemente penalizzate dall’assenza di turisti. I risultati del corrente esercizio saranno quindi inevitabilmente influenzati dalla pandemia, anche se è ancora prematuro dare indicazioni quantitative, data l’incertezza sull’evoluzione della situazione. Siamo già proiettati al 2021, seguendo il nostro piano strategico di medio termine, mantenendo una rigida politica di attenzione ai costi e di efficientamento, che ci sta dando buoni risultati. Per il resto, siamo convinti che il nostro Gruppo abbia tutte le caratteristiche e gli strumenti necessari per superare questa eccezionale crisi e tornare a crescere, grazie soprattutto al grande rispetto che i nostri clienti fedeli hanno per i nostri marchi e per l’eccellente qualità dei prodotti e grazie alla solidità patrimoniale che da sempre ci caratterizza. Siamo ora molto concentrati nello sviluppo della comunicazione digitale, che ci porterà un mondo di nuovi consumatori, che non abbiamo ancora raggiunto; saranno infatti loro, insieme ad una forte innovazione creativa, a portarci la crescita che ci aspettiamo, quando i mercati si normalizzeranno”.

“Nei primi sei mesi del 2020, il fatturato consolidato del Gruppo Tod’s – spiegano dal marchio – ammonta a 256,9 milioni di euro (-43,5% rispetto al primo semestre del 2019); il forte calo dei ricavi riflette gli effetti delle restrizioni poste in essere per fronteggiare il diffondersi della pandemia di Covid-19, restrizioni che hanno determinato la chiusura dei negozi e forti limitazioni alle circolazione delle persone, con impatto eccezionalmente negativo sui flussi turistici. Gli impatti sono stati molto più evidenti nel secondo trimestre del 2020, quando il lockdown, che nel primo trimestre aveva caratterizzato principalmente l’area della Greater China, è stato esteso praticamente a livello mondiale.
Nel solo secondo trimestre, i ricavi sono stati pari a 104,1 milioni di euro, in calo del 56,3% rispetto allo stesso periodo del 2019, valore fortemente influenzato dal prolungato periodo di chiusura della maggioranza dei negozi.
Nel corrente esercizio l’impatto delle valute è trascurabile; a cambi costanti, utilizzando cioè gli stessi cambi medi dei primi sei mesi del 2019, comprensivi degli effetti delle coperture, i ricavi sono pari a 256,5 milioni di euro, in calo del 43,6% rispetto al primo semestre 2019″.

“Dopo un buon avvio delle vendite nelle prime settimane dell’anno – aggiungono da Tod’s – i risultati del Gruppo sono stati visibilmente influenzati dallo scoppio della pandemia di Covid-19, che ha portato alla progressiva chiusura delle attività commerciali al dettaglio in tutte le aree geografiche e alla sospensione delle attività produttive.
Più in particolare, alla fine di gennaio sono iniziate le prime chiusure dei punti vendita in Cina e sono stati bloccati i flussi di turisti da quell’area, con impatto negativo sul traffico dei negozi a livello mondiale. A partire dal mese di marzo, le chiusure dei negozi si sono estese all’Europa e, successivamente, all’America”.

“I punti vendita sono poi stati gradualmente riaperti, iniziando con la Cina nella seconda metà di marzo. In Germania i negozi sono stati riaperti a fine aprile, in Francia ed in Italia a metà maggio, in UK e negli Stati Uniti a metà giugno, anche se, in questa regione, la crisi dovuta alla pandemia è stata ulteriormente aggravata dalle
tensioni sociali interne.
Il culmine della pandemia si è verificato, quindi, nel secondo trimestre dell’anno; infatti, per l’intero mese di aprile e la prima metà del mese di maggio il 53% dei punti vendita è rimasto chiuso.
Al 30 giugno 2020, il 78% dei negozi era aperto regolarmente, il 16% era aperto ad orario limitato ed il 6% era ancora chiuso. Al 31 agosto 2020, il 75% dei negozi era aperto regolarmente, il 24% era aperto ad orario limitato e l’1% era ancora chiuso. La ripresa dell’attività è stata graduale, e di intensità diversa, nelle varie aree del mondo. Il mercato più reattivo è stato quello della Cina Continentale, in cui i ricavi hanno registrato una crescita a doppia cifra nel secondo trimestre, in progressiva accelerazione. Sono invece rimasti molto più deboli i mercati di Hong Kong e Macao.
Buoni i risultati anche di Corea e Giappone. Rimangono tuttora molto deboli l’Europa e gli Stati Uniti, aree fortemente penalizzati anche dall’assenza dei turisti. Il canale e-commerce è sempre rimasto operativo, anche se, durante il lockdown, ha parzialmente risentito di alcune restrizioni nelle attività di logistica, e continua a crescere in modo significativo.
Le attività produttive sono state sospese a partire dal 12 marzo e sono ripartite il 4 maggio, in maniera graduale, con tutte le adeguate modalità e regole sanitarie di sicurezza previste per la tutela dei dipendenti. E’ stato immediatamente attivato il remote-working per le funzioni non operative degli uffici regionali e della sede centrale, modalità che è tuttora parzialmente in essere.

L’impatto della pandemia è stato particolarmente evidente anche sulla redditività, nonostante l’attenta e oculata politica di revisione dei costi, fatta in modo puntuale ed accurato, con l’obiettivo di contenere i costi non strategici e procrastinabili, quindi senza in alcun modo influenzare la qualità dei prodotti e le prospettive di medio termine dell’attività. Il Gruppo ha messo in atto diverse attività di controllo dei costi operativi, come riduzione e rinvio delle spese di marketing, rinegoziazione degli affitti, utilizzo dei sussidi governativi a sostegno delle imprese, riduzione volontaria dei compensi da parte dei membri del Comitato esecutivo e della alta dirigenza. Inoltre ha adottato una politica altamente selettiva sugli investimenti, per adeguare le aperture previste alla nuova situazione dei mercati. L’impatto della pandemia ha pesantemente condizionato i risultati di vendita di tutti i marchi del Gruppo, in tutte le aree geografiche, le categorie di prodotto e su entrambi i canali di vendita. L’andamento dei ricavi per area geografica riflette anche il diverso timing delle chiusure ed aperture dei negozi e influenza i risultati dei diversi marchi, in base al loro mix geografico. Al 30 giugno 2020, la rete distributiva del Gruppo è composta da 292 Dos e 112 negozi in franchising, rispetto ai 288 Dos e 114 negozi in franchising al 30 giugno 2019.

Nel primo semestre del 2020, il valore dell’Ebitda adjusted2 ammonta a 12,3 milioni di Euro, pari al 4,8% dei ricavi e si confronta con un valore di 80,4 milioni di Euro del primo semestre 2019. A fronte di una leggera flessione del margine industriale, prevalentemente dovuta alle maggiori attività di sconto sulle collezioni della Primavera Estate, l’Ebitda ha risentito della più alta incidenza sui ricavi dei costi operativi, sebbene parzialmente attenuata dall’attenta e oculata politica di revisione dei costi, commentata nel paragrafo precedente. In maggiore
dettaglio, il peso sui ricavi dei costi per servizi è stato pari al 30,2% nel primo semestre 2020, rispetto al 26,8% del primo semestre 2019, nonostante la riduzione ed il rinvio di parte delle spese di comunicazione. Il costo del personale è diminuito in valore assoluto, sia per il calo degli organici del Gruppo3, sia per il beneficio dei sussidi governativi per fronteggiare la pandemia, peraltro prevalentemente integrati dal Gruppo per garantire il livello salariale dei propri dipendenti; l’incidenza sui ricavi è però salita al 36,3% nel primo semestre 2020, rispetto al 23,6% dei primi sei mesi del 2019. Tenendo conto dei 10,6 milioni di Euro del beneficio derivante dalle rinegoziazioni degli affitti per lockdown, l’incidenza sui ricavi dei costi per l’utilizzo di beni di terzi sarebbe pari al 3,4% nel primo semestre 2020, rispetto al 6,2% dei primi sei mesi del 2019. Il valore dell’Ebitda reported è negativo per 17,7 milioni di Euro. Nel primo semestre del 2020, l’Ebit adjusted del Gruppo è negativo per 64,1 milioni di Euro, rispetto ad un risultato positivo di 5,8 milioni di Euro nel primo semestre 2019. Sostanzialmente stabile, in valore assoluto, l’ammontare degli ordinari ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni, al netto cioè degli ammortamenti sulle attività per diritto d’uso (che sono pari a 54,7 milioni di Euro nel primo semestre 2020, rispetto ai 51,1 milioni di euro del primo semestre 2019).
Il valore dell’Ebit reported è negativo per 94,1 milioni di euro. Praticamente nullo l’impatto delle valute; a cambi costanti, l’Ebitda e l’Ebit presenterebbero, rispettivamente,
un saldo negativo di 17,6 milioni di Euro e 93,4 milioni di Euro. Il risultato ante imposte del Gruppo, che risente anche dei maggiori oneri finanziari legati all’applicazione dell’Ifrs16, è negativo per 106,1 milioni di Euro, mentre era negativo per 6 milioni di Euro nel primo semestre 2019.

I valori adjusted dell’Ebitda e all’Ebit sono stati calcolati al netto di una svalutazione straordinaria delle rimanenze per 30 milioni di euro, operata in conseguenza degli effetti della pandemia Covid-19. Gli organici del Gruppo sono pari a 4.657 unità al 30 giugno 2020, rispetto alle 4.809 del 30 giugno 2019.

Al netto delle imposte di competenza e delle interessenze dei terzi, il risultato netto del Gruppo registra una perdita di 80,6 milioni di euro, che si confronta con una perdita di 5,7 milioni di Euro del primo semestre 2019. Nei primi sei mesi del 2020, gli investimenti in capitale fisso, ammontano a 14,9 milioni di euro, in calo rispetto ai 22,4 milioni di Euro del primo semestre dello scorso anno. Come sempre, la maggior parte delle risorse è stata destinata all’espansione ed al rinnovamento della rete dei Dos; ricordiamo in particolare l’apertura del nuovo flagship del marchio Tod’s a Tokyo, nel quartiere di Ginza. Il resto degli investimenti è relativo al continuo
ammodernamento a livello industriale e di struttura corporate, con particolare enfasi sullo sviluppo del digitale. Anche la struttura patrimoniale e finanziaria è stata pesantemente condizionata dalla pandemia, con un temporaneo aumento del capitale circolante netto operativo e dell’indebitamento finanziario del Gruppo.
Il capitale circolante netto operativo è pari a 367,8 milioni di euro al 30 giugno 2020, in aumento rispetto al valore di giugno 2019, soprattutto per la crescita del magazzino e la contemporanea maggior dilazione dei termini di pagamento, che è stata accordata ai clienti wholesale. Le lease liabilities, iscritte in accordo al principio contabile Ifrs 16, ammontano al 30 giugno 2020 a 422,5 milioni di euro, rispetto ai 416,9 milioni di euro del 30 giugno 2019.
Escludendo tali passività, l’indebitamento finanziario netto al 30 giugno 2020 è pari a 157,9 milioni di euro, in peggioramento rispetto ai 92,4 milioni di giugno 2019, soprattutto in conseguenza degli effetti della pandemia. L’Indebitamento finanziario netto complessivo ammonta a 580,4 milioni di euro, che si confronta con i 509,3 milioni di euro di giugno 2019. Il patrimonio netto consolidato al 30 giugno 2020 è pari a 1.001,7 milioni di euro, che si confronta con i 1.027,8 milioni di euro di giugno 2019. Con riferimento ai dati esposti nel presente comunicato, si precisa che si tratta di dati per i quali non è stata completata l’attività di revisione legale. La Relazione finanziaria semestrale sarà pubblicata nei termini di legge”.

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