Quarant’anni in buca
Il direttore della Form Fabio Tiberi:
«Volevo fare il pianista»

MACERATA - Festeggia i quattro decenni di attività l'uomo simbolo dell'orchestra filarmonica marchigiana e racconta alcuni aneddotti sulla sua carriera: «Il momento più alto è stato l'Elisir d'amore del 2002, con regia di Saverio Marconi»
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Fabio Tiberi seduto nella postazione 4 sx dove fece il suo esordio allo Sferisterio a soli 16 anni

 

di Marco Ribechi

“Ma lei, è proprio sicuro di voler suonare il pianoforte?”. E’ iniziata così, nel 1975, la carriera di Fabio Tiberi, l’uomo simbolo della Form – Fondazione Orchestra Regionale delle Marche – prima nei panni di musicista e ora direttore artistico. 40 anni di Sferisterio compiuti proprio in questi giorni, di cui 18 alla guida dell’Orchestra Filarmonica che dirige dalla data della sua costituzione. Una vita dedicata alla musica operistica e sinfonica nelle Marche di cui la Form è vanto a livello internazionale. «Molte persone purtroppo non si rendono conto di cosa vuol dire avere un’Orchestra Regionale – spiega Tiberi – è qualcosa di straordinario, solo altre 11 regioni in Italia hanno questa fortuna. L’orchestra è spesso considerata un accompagnamento al canto ma non è così, è protagonista assoluta sul palco, anche se normalmente non si vede. Inoltre avere un’orchestra regionale è il simbolo di una comunità che sposa certi valori artistici, storici, culturali».

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Un giovane Tiberi con il suo fagotto

I primi passi nel mondo della musica Tiberi ha iniziato a muoverli già alla scuole elementari, con il sogno di diventare pianista. «Mi presentai al maestro di musica Don Nicola Marucci che insegnava al liceo musicale di Fermo, ancora non c’era il conservatorio – racconta Tiberi – mi prese in simpatia, mi disse che ero dotato. Dopo due mesi ricevetti la telefonata di Annio Giostra, un personaggio fondamentale nella musica marchigiana che allora era direttore del collegio e sindaco di Fermo. Avevo lasciato il numero del vicino di casa che aveva un negozio di alimentari, all’epoca non avevo il telefono a casa». Giostra convocò Tiberi e la sua famiglia, facendo però una proposta inaspettata: «Mi disse che dovevo cambiare strumento – prosegue Tiberi – disse a mia madre che se avessi scelto il fagotto entro i 16 anni sarei diventato professionista, all’epoca c’erano pochi fagotti e anche la scuola voleva aprire una nuova classe, per questo aveva bisogno di iscritti. Mi propose una borsa di studio e uno strumento tutto mio quindi, dopo averlo analizzato e smontato, accettai».

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Nella buca dove ha trascorso tanti anni di carriera musicale

Dopo qualche anno la profezia di Giostra si realizzò puntualissima. «Era il 1980 e mi trovavo al conservatorio di Pesaro – spiega il Maestro – bussa Lamberto Spadari, l’organizzatore dell’orchestra, all’epoca la Form non esisteva e ogni anno si riformava l’orchestra. Dice che ha bisogno di un fagotto e il mio professore fa il mio nome. Ancora non avevo 16 anni e era arrivato il mio primo contratto da professionista per suonare allo Sferisterio durante l’Otello di Verdi. Per anni sono stato il più giovane dell’orchestra». Una gioia immensa a cui però furono presto collegati anche dei doveri: «Ho imparato subito cosa vuol dire essere professionista – aggiunge Tiberi – prima della rappresentazione della domenica ero andato al mare con gli amici a Porto San Giorgio in vespa. Al ritorno per Macerata rompo il mio mezzo e resto solo nelle campagne, ovviamente senza cellulare. Riuscii a trovare un telefono pubblico, mio padre venne a prendermi e arrivai nello Sferisterio che le luci si stavano spegnendo. Da allora ho capito il valore della concentrazione prima di uno spettacolo importante».

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Fabio Tiberi (foto di Francesca Tillio)

Da quel primo Otello Tiberi non lasciò più la buca dello Sferisterio, nel ’93 divenne primo fagotto e nel 2002, con la nascita della Form, divenne direttore artistico dell’orchestra. «Il 2002 è stato l’anno del mio ultimo concerto perché non mi piaceva l’idea di suonare nell’orchestra che dirigevo – confida Tiberi – per fortuna coincise anche con il momento più alto di tutta la mia carriera da solista. Era l’anno dell’Elisir d’Amore, dove nell’aria più famosa, “Una furtiva Lagrima” c’è un assolo di fagotto. Inoltre il regista Saverio Marconi aveva avuto l’idea di far suonare l’orchestra non dalla buca ma dal palco, dentro una sorta di scatola blu. All’apice dell’opera eravamo illuminati con l’occhio di bue solo io e il tenore, è stato un momento grandioso». Proprio quest’anno l’orchestra è tornata sul palco con un Trovatore memorabile (leggi l’articolo): «Non ricordo molte altre occasioni – aggiunge Tiberi – oltre a quell’Elisir d’Amore ci fu un Don Giovanni nel 1992 diretto da Kuhn. Credo sia un bel modo per apprezzare di più la musica, potrebbe essere un’idea anche in prospettiva dei 100 anni dell’Aida che scoccheranno la prossima edizione. L’Aida è famosa per le marce ma c’è moltissimo altro, sarebbe bello valorizzarne gli aspetti musicali dopo la grande spettacolarizzazione che l’ha vista da sempre protagonista. Tra le rappresentazioni che ricordo con più orgoglio ci sono anche la straordinaria Bohème con la regia di Ken Russel del 1984 e la bellissima traviata degli specchi del 1992 del duo Svoboda – Brockhaus».

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Tiberi allo Sferisterio

Una curiosità Tiberi ce l’ha sul suo diploma: «Poiché iniziai a lavorare ancora sedicenne non portai mai a termine gli studi di ragioniere – racconta ridendo il direttore – per me era una sorta di incompiuta che ho voluto portare a termine nel 2017, dopo oltre 35 anni. Mi sono diplomato alle serali  con 98 su 100, era il massimo a cui potevo aspirare visto che sono andati a recuperare i miei vecchi crediti del 1983». Per questa estate ci sarà un’ultima imperdibile occasione di ascoltare la Form in un concerto di cui restano pochissimi biglietti: il 10 agosto l’orchestra si esibirà nel teatro romano di Urbisaglia con la 5a di Beethoven, la stessa che fu diretta alle Muse da Ezio Bosso in uno degli ultimi concerti. «E’ un evento imperdibile, non solo per gli amanti della sinfonica ma per tutti – conclude Tiberi – si tratta di una musica di cui tutti conoscono l’inizio e che merita di essere ascoltata nella sua magnifica totalità. La magia dell’orchestra saprà conquistare anche chi assiste per la prima volta a un concerto di sinfonica, poi torneremo il prossimo autunno».



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