Una passeggiata tra storia e miti
per riscoprire la bellezza di Ussita (Foto)

UNA VENTINA, anche da fuori regione, i partecipanti all'iniziativa organizzata dall'associazione C.a.s.a.
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Ussita-camminata-Nonturismo

Ussita un momento della passeggiata Nonturismo di C.a.s.a

di Monia Orazi

Sono arrivati da Imola, Macerata, Fabriano ed altre zone delle Marche una ventina di turisti per scoprire Ussita, le sue tradizioni, le sue leggende e le sue storie direttamente dalla voce degli abitanti: Gino che ha visto la nascita degli impianti da sci e la Ussita dei pastori, Patrizia Vita che gestiva un bed e breakfast e che nonostante abbia perso tutto non se ne è voluta andare, Giuseppe Riccioni che da Sorbo ora vive a Frontignano che definisce un piccolo paradiso e lavora nell’ufficio tecnico comunale, Mariano Cappa che da Roma ha scelto di vivere qua e riprendere la tradizione delle peschiere appartenute al cardinale Pietro Gasparri. Da Visso è arrivato a dare manforte Roberto Flammini, dell’Anpi, per raccontare Pietro Capuzi.

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Ussita Gino racconta la storia del suo paese

L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione C.a.s.a (Cosa accade se abitiamo), che ha raccolto gli abitanti per scrivere una guida turistica particolare, a cui accanto alle descrizioni di luoghi ed itinerari, ci sono quegli aneddoti, quelle storie dei posti, che si potrebbero conoscere solamente facendo due chiacchiere di fronte ad un camino d’inverno. Il libro si intitola “Nonturismo, Ussita deviazioni inedite raccontate dagli abitanti”, sarà narrato in parte ogni venerdì pomeriggio durante una serie di escursioni guidate. Una passeggiata, quella di ieri pomeriggio, che è stata insieme un tuffo nella storia, negli antichi splendori del borgo alle pendici del Monte Bove, ma anche un viaggio a ritroso nella memoria di due anime storiche, la razionalità visionaria del cardinale Pietro Gasparri e la memoria di sacrificio e libertà del partigiano Pietro Capuzi, che ad Ussita ha trovato la morte. A fare da guida alla ventina di persone accorse a piazza dei Cavallari nonostante l’afa africana, numero massimo permesso dalle norme anti-covid, Marta Zarelli guida escursionistica del Parco dei Sibillini e la presidente di C.a.s.a. Chiara Caporicci.

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Casetta Ruggeri

Il percorso ad anello è partito da piazza dei Cavallari, per giungere subito nella nuova area commerciale dove si trova casetta Ruggeri, tutta di legno, un “luogo del cuore”, che come ricordato da Patrizia Vita dopo il sisma è stato insieme luogo di incontro, rifugio, chiesa. Brani narrati dalla guida e la viva voce dei residenti, hanno offerto ai partecipanti un modo innovativo di fare turismo, che sta ottenendo buoni riscontri. Da Pietro a Pietro, si è snodato il cammino nei ricordi, tra case vuote eppure piene di memorie, ricche di aneddoti, con la consapevolezza che da queste parti, oltre che una miniera di storie, ci sono tantissime opportunità. Si è partiti da Pietro Gasparri, per arrivare a Pietro Capuzi. Prima tappa alla vecchia centrale voluta dal cardinale, «un appassionato di tecnologia, che stava avanti per la sua epoca», lo ha definito Giuseppe Riccioni. Gino invece ricorda che era molto piccolo quando fu inaugurata, era il 1932. Si trova lungo il torrente Ussita che segna la traccia fino a Capovallazza, alla leggenda della fonte dell’eterna giovinezza e a Vena D’Oro, dove fu trucidato Capuzi. Dentro la centrale ci sono ancora la vecchia turbina ed i manometri. Al laghetto costruito per garantire un salto d’acqua di 4 metri, Gino partecipava a gare di pesca con oltre 30 pescatori. Furono costruite come ricorda Giuseppe anche la centrale di San Simone nel 1973 ed altre due nel 1982. Il terremoto le ha rese tutte inagibili, tranne quella costruita a Castelsantagelo sul Nera insieme con gli altri due comuni vicini, negli anni le centrali hanno garantito notevoli introiti, rendendo Ussita uno dei comuni più ricchi d’Italia.

Ussita-cavalli-capovallazzaOra questa è un’economia perduta, il Comune non riesce a far fronte ai costi di manutenzione e l’unica centrale esistente non produce più abbastanza energia per coprire nemmeno la sola Ussita. La siccità dell’estate costringe anche a spegnere a volte la centrale, ma adesso il Nera è sotto il minimo vitale ed il tema della produzione di energia «è da rivedere sotto tutti i punti di vista», conclude Giuseppe. Vicino alla centrale ci sono la chiesa di Sant’Antonio da Padova e di fronte la gualchiera, usata per la lavorazione della lana, le pecore erano l’oro bianco di Ussita, ce n’erano 40mila. Flammini ha ricordato che fino agli anni Ottanta è rimasta attiva nella vicina Visso una filanda che lavorava la lana di pecora sopravissana. Il cammino è proseguito poi fino al cuore di Capovallazza, una manciata di case, che racchiude una miniera di storie. Era il buen retiro del cardinale Gasparri, che qui è nato nella villa padronale di campagna tutt’ora in piedi anche se inagibile, in cui d’estate veniva a fare le vacanze, portandosi dietro personaggi illustri, come il futuro papa Pio nono. E’ stato l’autore del corpus di norme di diritto canonico che regolano tuttora la vita interna della chiesa ed il fautore dei Patti, si devono a lui la costruzione della prima centrale elettrica, gli acquedotti delle frazioni, la chiesetta di Santa Scolastica a Capovallazza, un pastore Giovanni Aureli si lamentò con lui che non aveva di che mandare avanti la famiglia. Il cardinale gli fece arrivare un vagone di caffè, nacque così la torrefazione Aureli.

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La centrale idroelettrica voluta dal cardinale Gasparri

Il cammino si è addentrato nella piazzetta di Capovallazza, in cui in occasione del concorso dei vicoli fioriti, c’era un tripudio di piante e fiori, la rivalità con Sorbo era la regola. Scendendo sulla destra si trova la “pensione di Pierina”, l’ex albergo Monte Bove, meno danneggiato di altri, ma lasciato all’incuria del tempo che scorre inesorabile, su una ricostruzione che non c’è. Un’occhiata ad un semplice fontanile del 1934, fatto costruire da Gasparri e spunta la leggenda della fonte dell’eterna giovinezza, che fa andare a ritroso nel Medioevo. Nella zona c’era una sorgente con acqua curativa che guariva dalle malattie e regalava una longevità straordinaria, la chiesa di Santa Scolastica, il negromante Checco D’Ascoli le fece entrambe sprofondare nella terra. Da allora non furono mai più trovate, ma la leggenda si è tramandata sino ad oggi. Scendendo di nuovo lungo la strada principale, ci si imbatte nelle peschiere che sono state di proprietà di Gasparri. Oggi a gestirle c’è Mariano Cappa, alleva le trote autoctone della zona, le trote fario dai puntini rossi o bruni, che amano i fondali e le acque fresche che scorrono. Sono utilizzate per ripopolare i fiumi delle Marche. «Le trote allevate qui andavano direttamente in Vaticano, così mi è stato raccontato», spiega. La struttura è ancora alle prese con i danni del terremoto, ci sono i lavori di riparazione in corso, eppure il lavoro continua come ogni giorno. Mentre si ascolta il suono del torrente che scorre, con alcune radure in cui è possibile bagnarsi i piedi, si arriva all’ampio spiazzo che racchiude la memoria del partigiano Pietro Capuzi, amico di Sandro Pertini e Carla Voltolina, morto il 9 maggio 1944, con il monumento eretto sul luogo dove fu ucciso. «E’ una delle sette medaglie d’oro al valor militare – ha detto Roberto Flammini – Visso ha anche il partigiano Nando Galletti, una cosa che non ha paragone in nessun comune, su Capuzi si voleva raggiungere l’oblio, solo dopo 36 anni è stata omologata la piazza a lui dedicata». Sulla strada del ritorno ultima tappa al vecchio mulino, rinato dopo mezzo secolo di abbandono e recuperato all’interno del parco sensoriale appena realizzato. Era un importante presidio per l’economia del territorio, durante i lunghi secoli dell’era pre industriale, come ricorda Marta Zarelli leggendo un contributo scritto di Augusto Ciuffetti. Ussita è più viva che mai, riparte dalla consapevolezza del passato, la pagina di un futuro tutto da scrivere.

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Il fontanile costruito da Gasparri nel 1934, secondo la leggenda acqua dell’eterna giovinezza

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Fontanile fatto costruire da Gasparri a Capovallazza

 

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Giuseppe Riccioni

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L’antica gualchiera di Capovallazza

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Lapidi ricordo sulla centrale del cardinale Gasparri

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Mariano Cappa

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Marta Zarelli e Gino

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La guida escursionistica Marta Zarelli

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Il massiccio del Monte Bove visto dalla vallata

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Il monumento a Pietro Capuzi ad Ussita

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Patrizia Vita e Chiara Caporicci

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Peschiere del cardinale Gasparri

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Le peschiere di Capovallazza appartenute al cardinale Gasparri

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La pensione Monte Bove

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Dettaglio della piazzetta di Capovallazza

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Roberto Flammini

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Scorcio del torrente Ussita



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