Il Fellini di Popsophia
«Un sogno stemperato con leggerezza»

SOLD OUT in piazza a Pesaro per la giornata dedicata al regista. Sul palco anche Marcello Veneziani. La direttrice artistica Lucrezia Ercoli: «Le sue visioni ci stanno aiutando ad allontanarci dal peso di questo Annus horribilis»
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«C’è una parola chiave, che anagrammata dà il senso di Fellini: onirico-ironico. Un sogno stemperato con leggerezza, che è anche beffardo». Così Marcello Veneziani ieri sera sul palco pesarese di Popsophia ha parlato del regista protagonista della giornata del festival.

Veneziani

Marcelllo Veneziani

In Piazza del Popolo il pubblico è stato numerosissimo già dal pomeriggio. La platea è andata sold out. Veneziani, nel corso di uno spettacolo filosofico musicale, ha rivisto nella poetica del regista la ricerca di un capovolgimento della narrazione della fiaba. «Se questa cerca di rendere reale l’aspetto leggendario – ha osservato Veneziani -, Fellini rende fiabesca la realtà». Una realtà patinata di nostalgia, «un tenero ricordo del tempo che fu, guardato, appunto, dagli occhi magici di un bambino». Il Fellini dietro la cinepresa è «atmosferico», penetra «nel mondo in maniera intima».

Curi

Umberto Curi

Prima di Veneziani, è emerso il modo unico e straordinario di Fellini di utilizzare i sogni. Una metodologia che, ha ammesso Umberto Curi nella lectio pop serale, lo distanzia da Freud e lo avvicina allo psicoanalista Carl Gustav Jung: «Per Fellini, Freud ci obbliga a pensare con le sue teorie. Jung ci permette invece di immaginare», ha detto Curi. Accostando il regista ad Adorno nel suo modus di riportare i sogni in un diario. «Secondo Adorno, i sogni vanno trascritti per essere presentati per quel che sono. Senza sovraimprimerci un lavoro di interpretazioni, andiamo alla loro origine. Il monito di Adoro e Fellini è questo: sostare sulla porta, senza la pretesa di spalancarla».

Arcangeli

Massimo Arcangeli

Nel pomeriggio, Massimo Arcangeli ha sottolineato come Fellini abbia modificato il linguaggio degli italiani e non solo. Arcangeli ha costruito un mini-vocabolario felliniano, «partendo da alcuni stereotipi che Fellini ha fatto suoi, all’insegna del suo rendere quintessenziale ogni cosa che toccasse». Arcangeli ha terminato il suo intervento proprio con l’aggettivo “felliniano”, termine coniato per descrivere le visioni oniriche del regista. Aggettivo molto amato dal genio riminese.

Camilletti

Fabio Camilletti

Di realismo magico si è parlato con Fabio Camilletti. Perché «Fellini è sempre stato interessato al mondo dell’occulto, che utilizzava per esplorare i limiti della realtà». Tanto da iniziare un viaggio per la Penisola alla scoperta di maghi, guaritori e veggenti, che lo ha condotto pure nelle Marche per incontrare la civitanovese Pasqualina Pezzola.

Giancotti

Patrizia Giancotti

Altro incontro felliniano è quello del regista con Meri Lao. Artista poliedrica, Meri Lao ha scritto per Fellini “Una donna senza uomo”, ironico inno di “La città delle donne”. Tra i due «c’è una fascinazione reciproca – il punto di Patrizia Giancotti -. Meri Lao è la più grande ricercatrice sulle sirene, argomento che colpiva molto Fellini: per lui la sirena era un ibrido sensuale, ma al tempo stesso misterioso». Meri Lao arrivò ad omaggiare il regista in un suo libro: “A Federico Fellini – recita la dedica – mostro che mostra e mostrifica, Sirena egli stesso”.

«Realismo Visionario è interamente ispirato alla poetica di questo mago demiurgo – il sunto di Lucrezia Ercoli -. Le sue visioni ci stanno aiutando ad allontanarci dal peso di questo Annus horribilis, e ci accompagnano in un viaggio oltre il presente. Oltre la realtà».

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Lucrezia Ercoli

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Liberati

Rebecca Liberati

staff

Lo staff di Popsophia

 

 



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