Sibillini: rifugi aperti e strutture per disabili
«Preoccupati per le regole
ma sfruttiamo la stagione»

TURISMO - Dalle problematiche e dalle aspettative sollevate dal gestore Andrea Salvatori ai Resp (rifugi escursionistici provvisori) installati dal Parco lungo il Grande Anello
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di Andrea Braconi

Lungo il Grande Anello, un percorso di circa 124 chilometri, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ha intanto posizionato i cosiddetti Resp, rifugi escursionistici provvisori, frutto di un progetto del 2017 finanziato dal Ministero dell’Ambiente e, successivamente, anche dalla Protezione Civile. Due i siti scelti per la realizzazione di mini bungalow: Montegallo e Arquata del Tronto, per la precisione Colle Le Cese, entrambi con una capacità ricettiva di 14 persone. Per i rifugi dei Sibillini, in termini di fatturato, il 2019 era stato l’anno migliore. Lo dice Andrea Salvatori, gestori di molti di questi, nel commentate un periodo di piccola ripresa, dopo il terribile colpo subito con il sisma del 2016. Ma a rovinare i piani è arrivato il Coronavirus, che lo ha prima costretto a chiudere le varie strutture e poi a reinventarsi seguendo scrupolosamente i relativi protocolli di sicurezza. Oggi Salvatori, che come tanti operatori turistici dell’area dei Sibillini non si è mai arreso, sta provando in ogni modo a rilanciare il suo circuito di strutture che va da Fonte Lardina al Casale Saliere (che ricade dentro il Sentiero Italia), dal Rifugio del Fargno al Belvedere di Forca di Presta, fino a quell’Argentella collocato a 2.000 metri di altitudine e un paio lungo l’anello dei Sibillini che in corso d’opera potrebbero essere aggiunte.

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Andrea Salvatori

Il primo weekend della Fase 2 ha mostrato come sia grande la voglia di montagna da parte di appassionati e famiglie: una situazione che fa ben sperare, anche se i numeri, come spesso avviene, tracciano già un quadro economico piuttosto complesso. «Con queste restrizioni l’80% dei pernotti salta e così anche la marginalità, che sta lì e non nei pasti. Al Fargno, ad esempio, con la nuova normativa non avrei i miei 23 posti ma bensì 3 camere. Avendo i tre quarti delle prenotazioni fatte da una, due o massimo tre persone, questo vuol dire che su una camera da 12 mi trovo costretto a mettere una sola persona, quella da 5 idem. Una la prende il personale che lavora per me, quindi cosa resta?».

C’è poi la sala, con due tavoli che devono essere eliminati e quando la stessa è piena non può più accedere nessuno.

«Mi troverei costretto a mettere una persona fuori a fermare la gente.

Ma come faccio a non far entrare camminatori o ciclisti sudati, magari mentre fuori c’è anche brutto tempo?».

Uno scenario che, ovviamente, si presenta anche nelle restanti strutture.

«Consideriamo sempre che i costi di gestione di un rifugio di montagna sono piuttosto alti e che io ho scelto una politica fatta di prezzi molto accessibili».

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Fonte Lardina

Tornando alla riapertura di domenica a Fonte Lardina, Salvatori sottolinea come in una sala da 60 posti all’ora di pranzo abbia messo gruppi rispettivamente da 9, 7, 4 e 2 persone, cioè un terzo dei posti disponibili in un periodo normale. «I clienti, ovviamente, una volta che si siedono mangiano con calma e non è quindi facile fare due turni. Fuori ho messo dei tavoli e penso di fare dei sentieri dove metterne altri per evitare l’assembramento».

Un problema, quest’ultimo, che contempla anche un controllo ferreo da parte dei gestori.

«Se mi arrivano un uomo, una donna e tre bambini, mi dicono che sono un nucleo familiare, io devo comunque chiedere i documenti per verificarlo. Anche la gestione della temperatura è un problema, servirebbe una persona dedicata, ma questa è follia pura».

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Casale Saliere

Il rischio maggiore arriva in caso di contagio di un cliente.

«Devo anche dimostrare che quel cliente non ha preso il Coronavirus da me, altrimenti posso essere accusato. Per questo abbiamo scelto di blindarci a livello familiare a Villa Lardina, oltre ad avere un amico fidato che si fa il giro degli altri rifugi, li prepara, li disinfetta e li mette a posto».

Ma la montagna, ne è convinto Salvatori, farà comunque registrare presenze importanti.

«Quest’anno rimanendo più in Italia magari scopriranno posti che sono più vicini a casa.

Quindi, sarà una stagione importante per far conoscere il territorio alla gente, che potrebbe ritornare nei mesi successivi, in autunno come in inverno. Sicuramente non avremo le potenzialità dello scorso anno, ma dobbiamo sfruttare al massimo questo momento. Ecco perché l’accoglienza per me resta un fattore determinante per far innamorare la gente».

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Il Resp di Montegallo

L’AZIONE DEL PARCO NAZIONALE

Ai Resp di Montegallo e Arquata, presto si aggiungerà un altro, con il ripristino del rifugio di Cupi, nel Comune di Visso, capace di ospitare 16 persone.

«La struttura – ha affermato Carlo Bifulco, direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini – avrà anche la specificità di essere un Resp-H, ossia fruibile dalle persone diversamente abili e che prevede l’adozione di accorgimenti tali da consentire agli ospiti con disabilità di godere appieno degli spazi esterni». Nel frattempo, per l’affidamento della gestione di queste strutture, il Parco ha deliberato la concessione di un contributo di solidarietà per il primo anno attraverso uno sconto del 50% sul canone di affidamento.

«Vogliamo dare maggiore agio ai gestori nelle delicate fasi iniziali di avvio dell’attività – ha aggiunto Bifulco – una scelta che diventa particolarmente vitale in queste delicate fasi di ripresa post pandemia».

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Resp di Arquata del Tronto

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Resp di Montegallo

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Resp di Montegallo

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Casale Argentella (foto Danny Veroli)

Belvedere

Rifugio Belvedere



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