La solitudine degli italiani all’estero
«Un mese e mezzo e 10mila euro
per tornare dal Brasile»

PORTO RECANATI - Eugenio Mirate, gestore di uno chalet, si trovava in Sud America con una dipendente, il socio e la moglie. Il volo è stato annullato e da lì è iniziata la loro odissea, tra la ricerca di un aereo per rientrare e la quarantena in Portogallo. «Del trattamento subito da ambasciate e consolati ne ho parlato all’onorevole Acquaroli, mi ha chiesto di mandare tutto il materiale per poter valutare se si possa presentare una interrogazione in parlamento»
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Da sinistra: Eugenio Mirate, Isabela Dos Santos, Vanilda Dos Santos e Gianni Pigini in aeroporto durante il viaggio di ritorno in Italia

 

di Gianluca Ginella

Un mese e mezzo per tornare dal Brasile, costi che sono lievitati di 10mila euro, una quarantena trascorsa in Portogallo e la solitudine d’essere italiani all’estero: «ambasciate e consolati non ci hanno aiutati». È quanto accaduto al portorecanatese Eugenio Mirate, gestore dello chalet Barabani di Porto Recanati, alla sua dipendente Isabela Dos Santos, e al suo socio Gianni Pigini e alla moglie Vanilda Dos Santos. I quattro si trovavano in Brasile e dovevano rientrare il 27 marzo per occuparsi dell’apertura dello chalet. Invece è iniziata una odissea di un mese e mezzo per riuscire a far rientro a casa. «Siamo stati abbandonati totalmente in Brasile sia dalle autorità diplomatiche che dalle autorità statali» dice Mirate. Tutto comincia quando, a causa dell’emergenza Coronavirus, il volo che avevano per tornare in Italia il 27 marzo, «vista l’emergenza, è stato cancellato – racconta Mirate -. Poi hanno iniziato a mettere altri voli, che non partivano da Recife, dove eravamo noi, ma da San Paolo. Così abbiamo trovato un altro volo, al costo di 2.400 euro per 4 persone, che doveva fare scalo a Londra. Ma prima della partenza il volo è stato cancellato». A quel punto sono iniziate le difficoltà perché tutti e 4 avevano raggiunto il limite disponibile mensilmente per i pagamenti con le carte di credito e inoltre la compagnia area ha comunicato che il rimborso per il volo annullato sarebbe stato riconosciuto entro 12 mesi. «Ci siamo trovati a non avere più disponibilità sulla carta di credito e a quel punto abbiamo chiamato le autorità diplomatiche locali; sia il consolato di Recife che l’ambasciata italiana a Brasilia – continua Mirate –. L’ambasciata ci ha detto di andare sul loro sito e che non erano previsti aiuti né economici né per i viaggi. Sul sito c’era scritto che c’era una compagnia aerea che stava organizzando un volo emergenziale per l’Italia che partiva da mille chilometri dalla nostra località, a Fortaleza. Abbiamo chiamato la compagnia e ci hanno detto che il costo era di 1.275 euro a persona, circa 4 volte il costo normale del volo. Tra l’altro sia sul sito dell’ambasciata che su quello della compagnia aerea c’era scritto che declinavano ogni responsabilità in caso di cancellazione del volo eccetera». In un primo momento avevano deciso di lasciar perdere «non avevamo la disponibilità di 1.300 euro a testa avendo finito il plafond mensile delle carte, però poi un mio amico che sta in Italia si è reso disponibile a pagare il costo del volo. Ce la siamo tenuta come soluzione di emergenza e qualche giorno dopo abbiamo chiamato la compagnia: ci hanno risposto che il volo era stato cancellato perché c’erano pochi viaggiatori. Tra l’altro se è un volo emergenziale credo dovrebbe partire comunque anche se hai pochi passeggeri». Nel frattempo Pasqua era passata ed era ormai prossimo il 25 aprile. Il gruppo si è rimesso a cercare se nel frattempo sono comparsi altri voli. «Abbiamo riaperto tutti i canali per vedere se c’era qualsiasi possibilità di tornare in Europa e abbiamo scoperto che una compagnia area portoghese aveva organizzato voli per portare concittadini in difficoltà da Brasile al Portogallo – dice Mirate -. Li abbiamo contattati e ci hanno detto che valeva anche per gli europei. A quel punto abbiamo dovuto chiedere la carta al mio amico, abbiamo comprato questi voli per 525 euro a persona. Partivano da San Paolo, quindi abbiamo preso un volo e abbiamo dormito a San Paolo per due notti. Poi finalmente siamo partiti». Destinazione Lisbona. Arrivati lì però il gruppo ha dovuto fare i conti con le limitazioni dovute al lockdown: potevano ripartire solo per tornare in Italia, ma i voli erano carissimi. «A quel punto abbiamo preferito affittare un appartamentino a Lisbona – prosegue Mirate -, lì abbiamo trascorso la quarantena, e una volta finita, l’8 maggio, abbiamo preso un volo, dal costo di 300 euro, che faceva scalo a Francoforte e da lì arrivava a Malpensa». Da Malpensa sono poi tornati a Porto Recanati con il noleggio con conducente: «l’autista ha pure preso 533 euro di multa perché in auto eravamo quattro passeggeri, seppure tutti con le mascherine». Alla fine «siamo rientrati un mese e mezzo dopo il previsto e ci è costato – prosegue Mirate -, tra tutto, diecimila euro in più tra spese di viaggio e soggiorno. E dire che i biglietti per tornare, già acquistati, ci erano costati 350 euro a testa». Ma a parte tempo e costi «la cosa grave è che ambasciate e consolati non ci hanno aiutati per niente. Non solo quelle brasiliane, ma anche quelle portoghesi. Anche lì abbiamo contattato il consolato italiano e la risposta è stata di sentire le autorità portoghesi. E per fortuna che noi il portoghese lo parliamo» dice Mirate. Una situazione che «ho segnalato all’onorevole Francesco Acquaroli che conosco da tempo e che mi ha detto di inviargli tutto il materiale possibile in modo che valuterà se ci sono gli estremi per presentare una interrogazione parlamentare. Quando è accaduto a noi purtroppo è successo ad altri italiani che si trovavano all’estero» conclude Mirate.



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