Francesco, maceratese negli States:
«Molti non sembrano capire la gravità»

LA TESTIMONIANZA del 25enne che da due anni vive a Chicago: «Qui il vero problema legato al Covid-19, è che ci sono quasi 28 milioni di persone senza alcuna forma di assicurazione sanitaria e le cliniche non hanno l'obbligo di curarli». VIDEO
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di Francesca Marsili

«Qui a Chicago, le istituzioni locali, hanno invitato chiunque sia in possesso di una qualifica sanitaria o di volontario di Red Cross, a rendersi disponibile per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Temono un nuovo violento focolaio di Covid-19 dopo il principale, quello di New York. L’ indicazione è “stay home”, ma molti sembrano non capire la gravità. Le mascherine sono introvabili e il problema più grande resta quello che le cure sanitarie non sono garantite a tutti».

Francesco Raffo

Francesco Raffo, 25enne di Macerata da 2 anni nel Paese stelle e strisce, è il nostro sguardo da oltre oceano nel giorno più nero. Quello in cui Donald Trump registra negli Usa, quota 13mila decessi per Coronavirus, il fronte attualmente più esposto divenuto rapidamente primo al mondo per numero di contagi. Descrive una situazione drammatica e frammentata, in cui non esiste un vero e proprio lockdown come il modello Italia e dove le misure di contenimento e i provvedimenti restrittivi sono a macchia di leopardo, adottati dai governatori di ogni singolo stato confederato e non dal governo centrale. E dove, racconta lo studente «è in atto una vera e propria guerra tra Stati dove chi offre di più alle aziende produttrici, si accaparra la fornitura di test, dispositivi di protezione individuale e respiratori. La Casa Bianca ha deciso di sfruttare le prerogative di una legge risalente alla guerra in Corea, la Defence Product Act, con la quale le aziende vengono costrette a produrre beni necessari in caso di emergenza nazionale e attraverso la quale la General Motors di Detroit oltre le autovetture, ha iniziato a produrre ventilatori polmonari».

Nello stato dell’Illinois, (assieme all’Ohio, Louisiana, California, New York, Delaware, Connecticut e New Jersey) dove a Chicago il giovane maceratese vive ed è iscritto un master in produzione cinematografica al Columbia College, l’ordine è di restare a casa e di uscire solo per attività necessarie, ma la spesa ad esempio si può ancora fare in coppia. «Le università sono chiuse in quasi tutti gli stati e le lezioni sono state convertite on line. La facoltà a cui sono iscritto, ha tantissimi corsi pratici da realizzare in gruppo come ad esempio quello sui cortometraggi e che sono stati quindi annullati, non possiamo neppure noleggiare attrezzatura fino a data da destinarsi. Il 5 aprile sarei dovuto andare a Los Angeles per completare la mia tesi di laurea e non so che cosa ne sarà. Questa è la settimana di vacanza per le festività pasquali e molti corsisti, specialmente quelli dei primi anni, cinesi e indiani, hanno deciso di ritornare a casa. Io ho scelto di rimanere qua per non aggravare ulteriormente una situazione già fuori controllo – racconta Francesco Raffo a Cronache Maceratesi -. Qui a Chicago , il lago Michigan è chiuso, come pure i parchi e le attrazioni. Bar, fast food e ristoranti lavorano in delivery e take away. Campionati di baseball, hockey, pallacanestro e football cancellati. I supermercati nonostante le rassicurazioni delle autorità secondo le quali nulla sarebbe mancato dagli scaffali, sono stati inizialmente presi d’assalto e la storia degli americani che hanno fatto scorta di carta igienica in modo maniacale non è una leggenda metropolitana, è reale. Davanti al mio appartamento ci sono due megastore sempre pieni. E’ un po’ un mix di comportamenti tra chi rispetta le regole e altri che non mantengono le distanze di sicurezza né indossano dispositivi e che continuano ad uscire sottovalutando il rischio. Io e la mia compagna oltre ad indossare guanti e mascherine lasciamo gli indumenti con cui siamo usciti fuori da casa».

Francesco con la compagna nella loro casa

Lo studente spiega anche quali sono le misure economiche messe in atto dal Governo americano per fronteggiare la pandemia che ha di fatto congelato l’intera economia e polverizzato milioni di posti di lavoro: «Il presidente Trump, ha disposto l’erogazione diretta di 1.200 dollari per ogni soggetto, più altri 500 dollari per ogni figlio a carico per chi possiede un reddito annuale fino a 75mila dollari, via via a scendere fino ai 90mila oltre ai quali nulla viene concesso».

Un paese l’America, estremamente eterogeneo, dove l’epidemia fa da cassa di risonanza a disuguaglianze sociali, economiche e sanitarie già esistenti e riaccende il focolaio mai spento sulla garanzia del diritto alle cure per tutti non solo a chi può economicamente permetterselo o posseggono una copertura assicurativa. «Negli Stati Uniti, il vero problema legato al Covid-19, è che ci sono quasi 28 milioni di persone senza alcuna forma di assicurazione sanitaria e che non hanno quindi accesso alle cure e le cliniche non hanno l’obbligo di curare chi non la possiede neppure in caso di eventi straordinari come questa epidemia – conclude il maceratese dagli States -. Nonostante nei giorni scorsi il presidente Donald Trump, ha dichiarato che i test saranno gratuiti e due grosse compagnie assicurative si sono fatte avanti per garantire a tutti il diritto all’assistenza, ad oggi, c’è molta incertezza e nulla di definito tra le varie ipotesi al vaglio».



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