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Cavallaro replica a Ronchetti:
«Pianificazione e coesione
unici rimedi al sisma»

LA RISPOSTA dell'onorevole all'intervento dell'ex sindaco di Serravalle: «Mancano ad oggi le grandi idee, vero antidoto ad una calamità di dimensioni simili. Parlamento e Regione operino d'intesa, evitando gelosie e campanilismi»
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Mario Cavallaro

 

Una legge regionale per regolare la ricostruzione, un testo unico sulle norme e le procedure per ricostruire, priorità ai centri storici ed una pianificazione di tempi e risorse necessari: a chiederlo è l’onorevole Mario Cavallaro, che risponde a Venanzo Ronchetti, ex sindaco di quella Serravalle quasi rasa al suolo dal terremoto del 1997. Cavallaro nel settembre 1997 era consigliere di opposizione a Castelraimondo, dove aveva da poco terminato il mandato da sindaco e presidente dell’Ersu di Camerino, che dopo le scosse ospitò alcune scuole superiori di Camerino in doppio turno, tra Antinori e magistrali, perché gli edifici in centro storico che le ospitavano rimasero inagibili. Era anche componente della commissione Anci terremoto. «Ricordo le innumerevoli riunioni con Mario Conti – dice Cavallaro -, mai troppo lodato segretario generale della regione, con cui mettevamo a punto i provvedimenti necessari quotidianamente, adattandoli alle esigenze che ci esponevano i sindaci, assistiti, come ricorda Venanzo Ronchetti, dai loro tecnici ed avevamo anche nella regione politica, rappresentata da Vito D’Ambrosio, ascolto e disponibilità. Si fecero sia una legge regionale, che da tempo dico sarebbe utile, assai più della pioggia di ordinanze commissariali, a dare alcune regole precise, sia tanti provvedimenti adeguati alle singole problematiche e perno della ricostruzione leggera fu lo strumento del 121, come lo si denominò in gergo, con cui il contributo forfettario veniva erogato con rapidità ed oggetto di controlli adeguati. Inoltre, nonostante la complessità e consistenza delle procedure i fenomeni di profittamento furono pochissimi e le inchieste finite in condanna credo furono contate nelle dita di una sola mano».

Venanzo Ronchetti

Per l’ex parlamentare la ricostruzione del 1997 ben fatta ha contribuito a salvare vite durante le terribili scosse del 2016. Cavallaro riconosce che la situazione di oggi è diversa da 23 anni fa: «Certo la situazione è sicuramente molto più complessa – commenta – e i danni enormemente superiore e più diffusi ed anzi questo avrebbe dovuto fin da subito suggerire procedure snelle e a controllo eventuale e soprattutto programmare un maggiore interventismo pubblico, per quelle situazioni evocate dalla De Micheli in maniera inappropriata ma vere, nelle quali per l’età, le condizioni economiche o in genere per disaffezione i privati dimostravano di non riuscire a risolvere i problemi. Inoltre alcuni interventi, specie i centri storici, fin da subito dovevano essere oggetti di impegno pubblico e di ritmi e tempi serrati, visto che da essi dipendeva, e tuttora dipende, la ripresa non solo economica, ma anche sociale delle comunità interessate». Cavallaro richiama anche alla necessità di programmare scuole ed infrastrutture: «Non minore dirigismo sarebbe stato necessario – dice -, pur facendo partecipare i sindaci in maniera ampia, anche per le infrastrutture generali del territorio, perché più il tempo passa più c’è la consapevolezza che alcune strutture, comprese quelle scolastiche, sono state oggetto di una corsa alla realizzazione molto campanilistica senza tenere in conto le effettive esigenze delle comunità locali, magari meglio risolubili con un sistema residenziale innovativo e buoni sistemi di trasporto locale e di viabilità stradale e ferroviaria. Insomma, sono mancate finora sia le grandi idee, che sono le uniche con cui combattere un fenomeno oggettivamente drammatico come il terremoto che ci ha colpito, e della cui gravità per alcuni territori ci si è ostinati a non rendersi conto per tre anni, trascorsi quasi invano, sia le capacità di realizzazione di una “ordinaria ricostruzione”».

La riflessione di Cavallaro prosegue biasimando chi si lamenta senza proporre nulla, «limitandosi a polemizzare senza rendersi conto che la sistemazione di migliaia di sfollati è un’evenienza pressoché unica nella storia nazionale e che sostanzialmente le sistemazioni seppur precarie hanno già fornito un tetto temporaneo in media dignitoso alle comunità interessate. Non meno ingenerose sono le critiche al personale che si è finora adoperato a vincere le pastoie burocratiche, ma che è comunque necessario stimolare a percorrere in tempi ragionevoli l’esperimento delle pratiche, e necessario sarebbe anche un definitivo quadro di intesa con i tecnici, stretti fra l’interesse ad un numero adeguato e remunerativo di progetti e la difficoltà di improntare le risorse necessarie ad affrontare con adeguata tempestività e professionalità le sfide progettuali necessarie». Il rimedio alla situazione di stallo Cavallaro, che deplora il de-potenziamento delle province quali enti di coordinamento intermedio, lo vede nel fatto che «parlamento e regioni operassero finalmente d’intesa, che se serve la gestione commissariale si nomini un esperto di attività amministrativa con grande esperienza, conoscenza del territorio, dei suoi soggetti e delle sue esigenze. Un circuito virtuoso fra comuni, regione e governo nazionale che produca in breve tempo un condiviso testo unico, snello e comprendente tutte le misure legislative necessarie in materia amministrativa, urbanistica e fiscale e i possibili benefici e provvidenze ed assegni ai presidenti di regione, di provincia ed ai sindaci i poteri concreti di realizzazione della ricostruzione nel suo aspetto organizzativo, pratico ed economico». Serve un cronoprogramma secondo l’avvocato Cavallaro «con tempi, modalità realizzative e risorse disponibili e occorre che esso sia formato in poco tempo e con il concorso della società civile e delle istituzioni locali, anche ad evitare il continuo borbottio di protesta, in parte fondato, sulla mancata consapevolezza ed informazione di ciò che è stato fatto. Da fare ce ne sarebbe tanto e, lasciatemelo dire, c’è talvolta il sospetto che ci si lamenti di essere rimasti soli, ma poi non si è in grado di chiedere o non si vogliono aiuti, anche se disinteressati, perché le gelosie ed i campanilismi fanno talvolta premio anche sulle difficoltà oggettive. Beh, dimostriamo per l’ennesima volta che le laboriose Marche ce la faranno».

 

«Basta commissari calati dall’alto, torniamo al modello del ’97»

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