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Dossier Dia sulle Mafie:
«Presenze di affiliati alla ‘ndrangheta
Esposto il settore appalti per il sisma»

REPORT della Direzione investigativa antimafia per il primo semestre 2019. Organizzazioni non radicate nelle Marche e nel Maceratese ma ci sono presenze occasionali di persone vicine a clan crotonesi. Per i sodalizi stranieri: in provincia sono attivi, nello spaccio, gruppi tunisini, nigeriani, pakistani e albanesi
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«Mafie non radicate ma ci sono presenze occasionali di affiliati, nelle Marche, in particolare ai crotonesi “Grande Aracri”. Un settore d’interesse per le mafie potrebbe essere quello della gestione del ciclo dei rifiuti. Allo stesso modo appare esposto il settore degli appalti soprattutto connessi alla ricostruzione dopo il sisma». Questi alcuni passaggi del rapporto della Dia per il primo semestre del 2019 (gennaio-giugno) che segnala anche la presenza nel Maceratese di gruppi stranieri per lo spaccio di droga: tunisini, nigeriani, pakistani e albanesi. C’è inoltre un pendolarismo criminale: in particolare dalla Puglia, provincia di Foggia: colpi a portavalori e agli sportelli bancomat. Il rapporto della Dia spiega che nelle Marche c’è «Un sistema produttivo che potrebbe attrarre gli interessi delle organizzazioni criminali, specie per riciclare e reinvestire i capitali illeciti», interessante per le mafie la zona geografica delle Marche, appunto al centro del Paese, e il porto di Ancona «punto di approdo per i trasporti marittimi delle merci provenienti dall’area balcanica, che si va ad affiancare ad altri scali del sud».

Muccia

Nel rapporto si legge che «Il territorio delle Marche non ha offerto, nel semestre, elementi di riscontro circa il radicamento delle mafie nazionali. Si sono tuttavia registrate – prosegue il rapporto –, come in passato, presenze occasionali di affiliati. Ci si riferisce in particolare a soggetti vicini a clan di ‘ndrangheta, in particolare ai crotonesi Grande Aracri. Nel tempo, sono state inoltre rilevate presenze criminali calabresi in varie province. In particolare, a San Benedetto, di alcuni soggetti riconducibili alla ‘ndrangheta del Catanzarese; nella provincia di Macerata, così come nell’area di Fermo, alcune proiezioni riconducibili a cosche del Crotonese; nella provincia di Pesaro Urbino, di ulteriori soggetti vicini alle cosche reggine». Ma la Dia rileva anche la presenza di appartenenti a sodalizi pugliesi, soprattutto foggiani, «impegnati in un “pendolarismo criminale” finalizzato alla commissione di reati predatori, con tecniche operative particolarmente aggressive, ricorrendo, cioè, all’uso di armi da guerra e di esplosivi, come nei casi degli assalti ai portavalori e delle rapine agli sportelli bancomat».

Un bancomat fatto saltare a Montecosaro

E poi ci sono i settori dove la mafia potrebbe essere interessata a “espandersi”. Uno di questi «potrebbe essere quello relativo alla gestione del ciclo dei rifiuti – allo stato interessato da fenomeni di criminalità locale -. Allo stesso modo appare esposto il settore degli appalti pubblici – dice ancora la Dia –, soprattutto quelli connessi all’esecuzione delle attività di ricostruzione dei centri abitati colpiti dal sisma del 2016». Altro punto del dossier riguarda le mafie straniere «con particolare riferimento allo spaccio di sostanze stupefacenti, la gestione delle piazze di spaccio risulta appannaggio, attualmente, soprattutto dei gruppi di origine africana – scrive la Dia –. In particolare, nella zona di Fermo operano soggetti criminali di origine marocchina mentre in provincia di Macerata risultano attivi gruppi di tunisini e nigeriani, ma anche pakistani e albanesi».

(redazione CM)

 

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