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In ferie forzate 35 dipendenti del Cosmari
che devono smaltire le macerie del sisma:
colpa della “svista” nel decreto terremoto

TOLENTINO - Manca la proroga alla concessione e così dal primo gennaio gli addetti non possono lavorare. In attesa che la situazione si sblocchi il consorzio continua a pagare stipendi e macchinari: circa 200mila euro al mese
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L’area di smistamento delle macerie nel Cosmari

 

di Monia Orazi

Sono in ferie forzate i 35 dipendenti del Cosmari, assunti per gestire lo smaltimento delle macerie nel cratere. Tutto è fermo dallo scorso primo gennaio, a causa di una “svista” nel decreto terremoto, che non ha previsto la proroga della concessione, per le attività di trattamento dei materiali, nei centri di smistamento temporaneo (Monteprandone ed Arquata del Tronto, oltre a Tolentino), che si occupano del trattamento delle macerie. In teoria le macerie dai centri terremotati si possono raccogliere, ma di fatto non possono essere trattate in questi centri di deposito temporaneo, impedendo qualsiasi progresso nelle attività di smaltimento, che sono propedeutiche alla ricostruzione. In questo periodo in cui tutto è fermo, però dalle casse del Cosmari continuano ad essere pagati sia gli stipendi ai dipendenti, che al momento non si sa quando potranno riprendere a lavorare, sia i costi per i camion, le macchine noleggiate per trattare il materiale edile di scarto. Una cifra che si può stimare in circa duecentomila euro al mese. L’impianto costruito appositamente per trattare le macerie che arrivavano sia dalla provincia di Macerata, che da quelle di Ascoli e Fermo dopo che Cosmari è subentrata a Picenambiente, finanziato dalla Regione, costato circa tre milioni e mezzo di euro, è del tutto fermo, i materiali accumulati giacciono inerti. C’è preoccupazione, sia per il futuro della lavorazione dei materiali da smaltire e relativi addetti, che tra i terremotati sui tempi di smaltimento delle macerie che ancora si accumulano nei borghi, nei paesi distrutti, a quaranta mesi dalle prime devastanti scosse dei terremoti del 2016. Intanto al Cosmari non è andata a buon fine la gara per la gestione dei rifiuti contenenti amianto, conferiti dalle tre province di Macerata, Ascoli e Fermo, che è scaduta il 13 dicembre scorso. Una sola è risultata la ditta partecipante, la procedura era aperta anche ad offerte segrete, il criterio di aggiudicazione scelto è quello del minor prezzo. L’importo posto a base di gara è di 500mila euro. Un altro problema da risolvere in vista dello smaltimento complessivo delle macerie, ad esempio in luoghi dove sono stati costruiti edifici prima degli anni Settanta, che possono avere parti contenenti amianto. Sullo smaltimento delle macerie, in un dettagliato articolo su Cronache Maceratesi, l’avvocato Giuseppe Bommarito ha evidenziato delle criticità riguardo al bilancio del Consorzio, con due milioni di euro di rosso, considerando gli introiti apportati dalla gestione delle macerie. Intanto nel silenzio della politica, dalle casse del consorzio interamente di proprietà dei comuni, si continua a pagare per un servizio che al momento non viene effettuato. Serve un intervento della politica, per correggere la mancata proroga delle concessioni nel decreto terremoto, ma considerando i tempi parlamentari, si dovrà sicuramente attendere qualche settimana.

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