«Ospedale unico alla Pieve?
Progetto entro il 23 dicembre»

INTERVISTA a 360 gradi al direttore dell'Area Vasta 3 Alessandro Maccioni. Dai tempi per la struttura provinciale che dovrebbe sorgere a Macerata («Due anni e mezzo per arrivare alla posa della prima pietra»), al futuro degli altri nosocomi («Su Civitanova non si arretra e non si chiude niente»), passando per gli investimenti fatti in provincia e la mancanza di dottori («Potrei fare assunzioni per altri 800mila euro ma mancano i medici»). Infine il tema della sua riconferma: «Spero che il mio lavoro sia stato apprezzato e che mi sia data l’opportunità di continuare»
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Alessandro Maccioni nella redazione di Cronache Maceratesi

 

di Federica Nardi

Il progetto per l’ospedale unico sarà deciso, se tutto va bene, lunedì prossimo (23 dicembre). Una vigilia nella vigilia per una delle opere più controverse e allo stesso tempo più attese per l’intera provincia. A contendersi il parere del gruppo di lavoro chiamato a selezionare la proposta da inviare al ministero delle Finanze sono due progetti (uno della Inc spa e l’altro di Itinera), che insistono sul terreno della Pieve a Macerata, individuato dall’algoritmo della Regione come più baricentrico rispetto al territorio. Nel frattempo Alessandro Maccioni, direttore di Area vasta, fa il punto di un lungo percorso che ha riguardato non solo l’ospedale che sarà ma soprattutto quelli esistenti, a partire da Macerata, Civitanova, Camerino, San Severino e le strutture diventate Ospedali di comunità come Tolentino (in attesa di ricostruzione post sisma), Recanati. Maccioni, già prorogato, ha intanto ripresentato il suo nome per concorrere alla prossima nomina: «Non inseguo posti di potere, spero mi daranno l’occasione di continuare il lavoro iniziato qui».

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Il progetto di Inc spa

 

Maccioni, quindi che tempistiche ci sono?

«Una volta consegnato il cantiere e fatte le fondazioni, ci vorranno tre anni».

Sì, ma per arrivare a questa “prima pietra”?

«Due anni, due anni e mezzo di procedure. E che credo che la prima operazione sarà per febbraio/marzo, prima delle elezioni, con la Regione che farà il primo atto con la pubblicazione del bando di gara».

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Il progetto di Itinera

Ci sarà un esproprio dei terreni del privato?

«C’è stata una trattativa di permuta ma non abbiamo concluso perché le richieste del privato, valutate dal servizio agricoltura della Regione (con cinque esperti), erano irricevibili. Quindi probabilmente procederemo con l’esproprio. Ma non è un grosso problema perché comunque noi prima di procedere dobbiamo attendere il perfezionamento dello strumento urbanistico. Cioè deve essere ben chiaro che quel terreno è apposto e ci si potrà realizzare l’ospedale. Il Comune sul tema sta aspettando il parere sulla Valutazione ambientale strategica dalla Provincia».

L’ospedale vecchio che fine farà?

«Se rimanesse nelle disponibilità dell’Av3 potremmo pensare ad ambulatori o altri servizi sanitari, tutte le attività distrettuali. I nodi da sciogliere sono diversi. Cosa si farà con il vecchio ospedale e che decisioni prendere su altre aree di nostra proprietà. Io penso comunque che l’attività amministrativa vada concentrata in un solo posto. Le strutture potrebbero interessare anche l’università o gli uffici comunali. Una superficie potrebbe essere attrezzata per le emergenze di Protezione civile».

Che novità ci sono per le strutture lesionate dal terremoto?

«I progettisti per l’ospedale di Tolentino lavorano ed entro fine febbraio avremo il progetto definitivo. Dopo un gruppo di esperti validerà il progetto e si farà il progetto esecutivo. Un percorso simile si sta facendo per la Rsa di San Ginesio e si sta anche valutando un ripristino di un’altra parte dell’ospedale di Sarnano».

Avete dovuto fronteggiare molte emergenze in questi anni

«Sono stati anni molto difficili perché oltre alla gestione ordinaria c’è stata anche gestione emergenziale a partire dal 24 agosto del 2016. Però il sistema ha reagito molto bene, tutti si sono impegnati. I dipendenti hanno fatto ulteriori sacrifici rispetto al normale. Abbiamo trasferito chi stava nelle case di riposo lesionate. Siamo stati quindi fortunati ad avere strutture, come quelle di Matelica, che hanno retto e hanno ospitato queste persone. Nel frattempo si è portato avanti un piano di investimento notevolissimo per gli ospedali di Macerata, Civitanova e in parte Camerino che però essendo più recente non ha avuto problemi di antisismica o antincendio. L’ospedale di San Severino pure ha retto benissimo, il sisma ha inibito solo lo spazio degli sportelli al piano terra che ora via via metteremo a posto».

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Il taglio del nastro a Radiologia di Macerata

Sono stati anche anni di tagli del nastro…

«Il nostro programma di investimento, partito con la Giunta Ceriscioli, da agosto a oggi ha raggiunto i 31,3 milioni di euro di cui 700mila euro circa di donazioni. A questi si aggiungono altri 700mila euro frutto dell’ultima donazione della fondazione Carima. Ci sono state anche donazioni più piccole ma importanti da parte degli imprenditori privati come la Giessegi di Appignano, la ditta Rossi di Camerino che ci ha donato un ecografo. Anche l’Apm , Banca di Macerata, associazioni onlus varie. Queste donazioni sono importanti ma soprattutto ci fa piacere la sinergia che dà sostegno a quello che facciamo. Ci danno la forza per andare avanti».

Come va avanti la riorganizzazione dettata del decreto 70?

«Abbiamo concentrato l’Oculistica a San Severino, l’Otorino a Civitanova, le Breast unit a Macerata (per cui supereremo i 300 interventi al seno). Questo ci ha consentito di ottimizzare le risorse e di dare più sicurezza e qualità a questo tipo di interventi. Il servizio è stato concentrato a Macerata perché c’è anatomia patologica, c’è la radioterapia, la medicina nucleare. Insomma tutti quei servizi importanti per il chirurgo che si occupa del seno».

Prossimi passi in programma?

«Sotto l’aspetto degli investimenti abbiamo rinnovato completamente il reparto di rianimazione di Macerata che non era nei programmi ma che Ceriscioli ha voluto approvare come investimento con fondi ad hoc (circa 1 milione e mezzo di investimento). Penso lo inaugureremo a febbraio. Poi inizieremo il trasferimento della Chirurgia di Macerata al secondo piano dell’ala nuova, quella dove prima c’era Oncologia. Una volta trasferita Chirurgia si ristrutturerà completamente il piano di chirurgia della palazzina vecchia e lì faremo il reparto nuovo per il punto nascita. Con una potenzialità fino a 2mila parti l’anno. Probabilmente l’attuale allocazione non è delle migliori ma la qualità del punto nascita di Macerata è fuori discussione».

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L’ospedale di Civitanova

Civitanova che fine farà?

«Su Civitanova non si arretra e non si chiude niente. Abbiamo due eccellenze. Una è l’Allergologia, l’altra è Ematologia con la nuova biobanca. Allergologia sarà trasferita al terzo piano, dato che oggi i locali non sono consoni per i volumi di attività. Questo consentirà di liberare i locali attuali e dare spazi più ampi all’oncologia che purtroppo ha molti utenti che hanno bisogno di più spazi e più privacy. Ci sarà anche un accesso riservato. A Civitanova stiamo anche realizzando la radiologia d’urgenza nel pronto soccorso. E stiamo climatizzando tutto l’ospedale. Sarà quindi un ospedale completamente climatizzato e confortevole. Stiamo istallando lavori per realizzare il sito della nuova risonanza magnetica donata dalla fondazione Carima. Un’amministrazione che climatizza l’ospedale non penso abbia intenzione di depotenziare l’ospedale di Civitanova. Ha un ruolo ben definito e non è in discussione.

Su Camerino quali sono i problemi?

«A Camerino mancano i medici ma li stiamo trovando».

Perché non vengono i medici?

«Io ho le risorse, potrei fare assunzioni per altri 800mila euro ma mancano i medici. C’è una carenza strutturale in Italia, soprattutto medici del pronto soccorso, cardiologi, pediatri. A Camerino però arriveremo a gennaio a 6 cardiologi più il primario».

Si parla molto di ospedali ma i servizi territoriali sono fondamentali, come state procedendo?

«Abbiamo investito risorse sugli ospedali di comunità, che sono il primo presidio sul territorio. A Matelica abbiamo aumentato di 8 posti letto le cure intermedie. A Recanati abbiamo trasferito il centro di salute mentale, evitando così anche la privatizzazione del servizio di riabilitazione psichiatrica. Non volevamo disgregare quel nucleo di persone e allo stesso tempo preservare i livelli occupazionali».

Su cosa investirebbe di più?

«La prevenzione. E stiamo lavorando a dei progetti. Sicuramente c’è da investire nelle dipendenze, nella psichiatria e malattie mentali ma soprattutto sull’assistenza ai nostri anziani. Il problema della sanità è che oggi non è più ospedale-centrica. Io ho capito che il problema vero è il territorio, cioè tutto quello che non è acuto. E poi dare risposte alle famiglie che spesso sono disorientate, non sanno a chi rivolgersi. La sanità può dare risposte solo prendendo in carico i problemi dei pazienti.

Come reperirà le risorse?

«Possiamo reperirle dall’ottimizzazione delle reti cliniche per acuti. Io penso che questo sistema dovrà garantire gli stessi tempi di vedersi salvare la vita dalla montagna al mare. E questo penso che il nostro sistema di emergenza lo consenta. Questo sarà ancora più vero con il terzo elicottero per il volo notturno».

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Luca Ceriscioli e Alessandro Maccioni

Com’è stato lavorare con il governatore Luca Ceriscioli?

«Per me lavorare con Ceriscioli è stato entusiasmante perché è una persona che tra l’altro non mi ha mai messo in imbarazzo. Senza di lui non avremmo potuto fare tutto questo. Sin dal primo momento ho avuto un buon feeling perché ho capito la sua filosofia. Innanzitutto un concetto ben chiaro: spostare l’attenzione dall’ospedale al territorio. Un altro concetto: prima di dismettere un servizio bisogna ampliare gli altri. E questo l’abbiamo fatto e lo facciamo tutt’ora. Un altro principio che il presidente mi ha fatto capire è anche il comfort delle nostre strutture è importante. Perché fa capire l’attenzione che l’amministrazione ha nei loro confronti, oltre ovviamente alle cure. E poi il rinnovo tecnologico. Ad esempio abbiamo tutti i mammografi digitalizzati e di ultima generazione».

Ci sono stati casi di aggressioni recentemente, state pensando di fare qualcosa?

«Questa è una nota dolente della sanità e purtroppo fa male vedere che nonostante l’abnegazione dei nostri operatori si viene aggrediti. Questo succede sia al Pronto soccorso e ultimamente è successo al Sert. Ho incontrato il prefetto e ci siamo riproposti di rivederci in un tavolo formale dopo le feste per affrontare la situazione. Ho dato inoltre incarico al responsabile sicurezza di verificare vari luoghi per mettere in atto dei sistemi di contenimento nel caso di aggressione».

A lei è mai capitato di subire aggressioni o minacce?

«Pochi giorni dopo il mio arrivo, quattro anni fa, ho avuto due lettere minatorie a distanza di 20 giorni e dopo un anno la polizia postale mi ha recapitato a casa un verbale dove avevano individuato una lettera per me con dentro un proiettile di un arma da guerra.
Io penso di stare con la coscienza a posto, cerchiamo di fare il meglio per i nostri cittadini».

Nadia Storti è stata promossa in Asur, lei spera di andare ad Ancona?

«Meglio di lei non si poteva individuare. La sua nomina dà un ulteriore impulso a certe azioni che sono importanti, che sono da fare e che erano da fare. Conosce bene il sistema, è una manager. Dà continuità, che non è indifferente. Per quanto riguarda me qui in Area vasta 3 ho fatto un’esperienza incredibile sia dal punto di vista professionale che umano. Ci sono tante altre cose da fare, penso solo all’ospedale unico per cui sono individuato come coordinatore del gruppo di lavoro, quindi se potessi completare questo percorso e portarlo almeno all’avvio sarebbe per me motivo di orgoglio. Non inseguo posti di potere, anche se dove mi chiamano vado. Presenterò la domanda per l’Area vasta 3 per fare parte dell’elenco da dove scelgono i direttori di Area vasta». .

Teme la concorrenza?

«Va sempre temuta, è anche stimolante. Ma credo e spero che il mio lavoro sia stato apprezzato e che mi sia data l’opportunità di continuare in questa Area vasta».



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