Li somenti

LA DOMENICA con Mario Monachesi
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Mario Monachesi

 

di Mario Monachesi

“Chj non somènta non mète”.
“Chj somenta bon gra’, ci-ha bon pa’, chji somenta li lupì’, non ci-ha ne pa’ ne vi'”.
Diceva Kahlil Gibran: “La civiltà ebbe inizio quando per la prima volta l’uomo scavò la terra e vi gettò un seme”.
La semina del grano è “pe’ lu contadì’ la faccenna piu ‘mportante de l’autunno. ‘Na orda lo gra’ significava fa’ campà’ tutta la fameja, guadagnà’ checcosa e aecce pa’ e farina per tuttu l’annu.
Fino a quasci la seconda guera mondiale, s’adè somentato a ma’ (a spaglio). Preparata la tera, de solitu era quella do’ c’era stato lo granturco, o l’erba mèlleca (erba medica), o la fava, laorata (arata) co’ la pertecara de ligno tirata da le vacche, ‘ffinate le jeppe (zolle più grosse) co’ la zappa, a la fine d’ottobre o primi de novembre se cuminciava. La tradizió’ vulia l’iniziu lu jornu d’Ognissanti e la finitora non dopo li 30 de novembre. Se ‘nvece c’era la secca, l’iniziu se rinviava fino a le prime piogghje, ma se cercava comunque de no’ ordrepassà’ l’11” e de non finì’ dopo de li 17 de jennà’, Sand’Andò'”. Alcuni proverbi infatti recitavano: ” De San Martì’, sta mejo lo gra’ jo lu cambu che a lu mulì'”; “Pe’ San Martì’ mejo sotto tera lu frumentu che a lu mulì”; “Seminare decembrino, vale meno d’un quatrino”; “Pota tardi e somenta presto, se un annu fallirai, quattro ne ‘ssicurerai”; “Se in novembre si udrà il tuono, per il frumento sarà un anno buono”; “Chj vole de vena (avena) lu granaju somenti de febbraju”.
Il contadino si avviava lungo il campo pronto, tenendo “un sacchittu de seme a tracolla” e camminando in modo regolare spargeva “lo gra'” con un largo gesto del braccio.
somenti-2-325x217Lo scrittore Virgilio Brocchi (anche professore di Lettere, per alcuni anni insegnò anche a Macerata, “città” che poi inserì in diversi suoi libri), così descrive la semina in una quartina della sua poesia “La semenza”: “Nella terra il bove traccia / con l’aratro il dritto solco; / con la forza delle braccia / sparge il seme il buon bifolco”.
Chi non ricorda invece la poesia di A. Cuman Pertile? “Chiccolino, dove stai? / Sotto terra, non lo sai? / E la sotto non fai nulla? / Dormo dentro la mia culla. / Dormi sempre? Ma perché? / Voglio crescer come te. / E se tanto crescerai / Chiccolino, che farai? / Una spiga metterò, / tanti chicchi ti darò”.
Poi all’inizio del ‘900, apparvero le prime “somentatrici”, ma erano di produzione estera. Quelle costruite in Italia arrivarono sul mercato tra il 1934 ed il 1935, ma il loro costo elevato fece continuare i contadini “a somentà’ a ma'”. Come già detto sopra, la semina con la seminatrice “tirata da li vò (buoi) o le ‘acche” prese campo dopo la seconda guerra mondiale. “Li campi se laorava co’ li pertecarù, se sgranviava, se somentava, se erpiciava pe’ ‘ngappà’ mejo l’acini, se rullava e a la fine se facia li surghi (solchi), co’ la pertecara, per fa’ scolà’ senza danni l’acqua de le piogghje o de la né’ quanno sciujia”.
“Laora co’ li vò e somenta co’ le ‘acche”.
“Tera nera, bon grano mena”.
I semi che cadevano nei piccoli solchi del terreno, erano quelli della raccolta dell’anno precedente. Spesso, per ricavare da loro più forza, venivano scambiati tra contadini. “Pe’ no’ fa’ tignà lo gra’ (per evitare che nel terreno il grano marcisse), era usu ‘mmollà lo seme co’ l’acqua ramata (verderame), po’ più avanti venne in usu lo caffero (un prodotto piu o meno chimico) che se ‘ccquistava su li consorzi o negozi apposta”.
Alcuni contadini, prima “de li somenti”, per accertarsi che il seme fosse buono, avvolgevano in una pezza sistemata in un bicchiere con un po d’acqua, alcuni chicchi, se dopo qualche giorno spuntavano le piantine, il grano era ottimo e la semina poteva procedere.
I tipi di grano “da somenta” utilizzati, almeno nella prima metà del ‘900, sono stati il “Gentil rosso”, il “Mentana”, il “Damiano”, il “Ciro Menotti” e il “Villa Glori”.
Dopo la semina molto importante era, ed è ancora, la neve: protegge il grano dalle gelate e sciogliendosi bagna il terreno in profondità, dando così vigore alle piantine in crescita.
“Sotto la né’ pane, sotto l’acqua la fame”.
“Se negne prima de Natà’, se rrembie la mattera de lo pa'”.
“La né’ de Natà’, adè stabbio pe’ lo gra'”.
Qualcuno badava anche alla luna: “Quanno scema la luna, / non se somenta cosa alcuna”, oppure faceva caso anche al giorno d’inizio della semina, mai di venerdì.
“Se rcoje quello che se somenta”.
“Chj male ha somentato, rmane povero e gabbato”.
Nell’800 il ciclo del grano, semina e mietitura, raffiguravano per i contadini la passione e la morte di Gesù Cristo. La spiga veniva falciata e trasportata sull’aia come Gesù sul Golgota; e qui battuta, calpestata, maciullata fino a dover reclinare il capo. Tutto questo per nutrire l’uomo sotto forma di pane. Ecco spiegato perché da sempre in campagna si mette ogni fase del grano sotto la protezione di Dio e dei Santi.

 



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