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Violenza sulle donne, l’80% dei casi
legato alle relazioni di coppia

I DATI - Sono state 83 le utenti che si sono rivolte al Centro antiviolenza della provincia di Macerata. Nel 33% dei casi si tratta di violenza psicologica, nel 23% fisica. Chi chiede aiuto ha in media tra i 28 e i 47 anni
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di Monia Orazi

Sono state 534 le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2018, di queste 83 al centro di Macerata (circa il 15 per cento del totale regionale), 165 a Pesaro-Urbino, 156 ad Ancona, 69 ad Ascoli, e 61 a Fermo. Insieme alle loro madri sono 638 i figli implicati in situazioni di violenza, tra questi vi sono 400 minori.

A Macerata le donne accolte dalle operatrici hanno denunciato di aver subito nel 33,4 per cento dei casi violenza psicologica (contro il 37,7 per cento della media regionale), nel 23,7 per cento dei casi fisica (livello regionale 29,4 per cento), nel 21,6 per cento economica (di contro al 14 per cento regionale), nel 9,3 per cento stalking (nelle Marche livello del 7,9 per cento), nel 7,2 per cento sessuale (5,3 per cento livello regionale), nel 3,3 per cento abusi nell’infanzia (1,1 per cento regionale, con lo 0,3 per cento legato allo sfruttamento della prostituzione). In provincia di Macerata si registra il numero più elevato di donne che sono state accolte nella casa di emergenza, dove va chi necessita di protezione immediata. Nel 2018 sono state 14 donne e 13 bambini, contro alle 9 donne ed a 5 bambini del 2017. A livello regionale il numero di coloro che entrano nella casa di emergenza è in aumento con 35 donne e 42 bambini, contro le 27 ed i 18 piccoli accolti nel 2017. I fondi regionali che sostengono la rete di case accoglienza e centri antiviolenza sono circa 625mila euro l’anno. Le donne si sono rivolte nell’86 per cento dei casi via telefono ai centri di accoglienza, solo il 13 per cento si sono presentate in sede. Il primo aiuto viene chiesto alla rete di conoscenti da una donna su tre.

CHI SONO LE VITTIME – La donna vittima di violenza ha in media un’età compresa tra 28 e 47 anni, in 45 casi su 100 è sposata (a Macerata la percentuale più alta di sposate pari al 52,4 per cento), nel 30 percento dei casi è nubile. La nazionalità in sette casi su dieci è italiana, in sei casi su dieci ha figli. Quarantaquattro donne su cento che si sono rivolte ai centri antiviolenza hanno il diploma di scuola media superiore, 22 su cento la laurea, una su tre ha la licenza media inferiore e la stessa percentuale ha un’occupazione stabile, il 19 per cento sono disoccupate. Tra le straniere che si sono rivolte ai centri antiviolenza le nazionalità principali sono Marocco, Romania ed Albania. Una donna su cinque convive con l’uomo che la maltratta.

L’UOMO CHE ESERCITA VIOLENZA – La figura di colui che esercita violenza ha in media un’età compresa tra i 38 ed i 57 anni, italiano in oltre sette casi su dieci, occupato in modo stabile nel 57 per cento dei casi, con titolo di studio terza media nel 42 per cento dei casi. Tra gli stranieri le nazionalità principali sono Marocco ed Albania. La metà dei casi riguardano coppie italiane, la violenza domestica si svolge nella maggior parte dei casi tra le mura di casa, in quanto il persecutore nel 40 per cento dei casi è il marito (43,9 per cento in provincia di Macerata), l’11 per cento il convivente, il 9 per cento un ex convivente.

LA VIOLENZA NELLE COPPIE – «L’80,1% della casistica riguarda le relazioni di coppia: marito-convivente-fidanzato o ex; nel 2017 il dato raggiungeva l’85% – si legge nel rapporto – questa informazione evidenzia come il legame affettivo presente o passato sia una caratteristica importante della relazione violenta e si potrebbe approfondire l’ipotesi delle possibili connessioni tra la connotazione affettivo/emotiva e l’agire violento, “ex” si ritrova nel 25,4% dei casi e focalizza l’ attenzione sui rapporti terminati, consumati e lacerati; evidentemente non sono stati completamente interrotti perché l’ attenzione persecutoria dell’ex ancora sussiste e gener atteggiamenti che inibiscono la donna e la fanno vivere nella paura “del ritorno”. Il ruolo dell’estraneo è presente solamente in 4 casi (0,8%)».

LE CONSEGUENZE – Nel quadro complessivo emerge che ci sono denunce a carico dell’uomo in oltre la metà dei casi e uno su quattro è stato imputato o condannato per diversi reati. Il 40 per cento di tutte le violenze psicologiche avviene in famiglia. Il 46 per cento delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza ha denunciato chi le maltratta ed  il 35 per cento ha fatto ricorso alle cure del pronto soccorso, nel dieci per cento dei casi scatta la segnalazione al tribunale dei minori, nel 5 per cento dei casi l’uomo è stato allontanato ed il 3 per cento delle donne si è dovuta ricoverare in ospedale. La paura più grande per una donna che subisce violenza è che lui ci riprovi (sei su dieci), o il timore di perdere la vita (una su cinque), o che lui faccia del male ai figli (15 per cento).

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