Maxi frode sulle auto di lusso,
23 in manette e sequestri milionari
Un arresto a Civitanova

INDAGINE della Guardia di finanza di Isernia in varie province, eseguita una misura cautelare anche nel Maceratese: ai domiciliari un 39enne. Disposto anche un sequestro preventivo per l’importo complessivo pari a quasi 7,5 milioni di euro. Tra gli ignari clienti anche personaggi pubblici e noti calciatori
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Due delle supercar dell’indagine Galaxy

 

“Operazione Galaxy”, scoperta maxi frode sulle auto di lusso di origine comunitaria. La Guardia di Finanza di Isernia ha eseguito 23 misure cautelari (13 in carcere e 10 ai domiciliari, in diverse province. Una di queste a Civitanova, ai domiciliari: in manette è finito un 39enne civitanovese che opera nel settore del commercio di auto. Stroncato un sodalizio che grazie all’evasione dell’Iva e approfittando di falle nei sistemi di controllo di Agenzia delle entrate e ministero dei Trasporti era riuscito a evadere 7,5 milioni di euro di Iva per 51 milioni di euro di imponibile e a creare una sorta di lobby per la vendita di supercar. Tra gli ignari clienti che compravano auto di lusso come Ferrari, Porsche, Bentley, Maserati, c’erano anche personaggi pubblici e noti calciatori. Oltre che a Civitanova, le operazioni della finanza si sono svolte a Isernia, Milano, Salerno, Caserta, Frosinone e Latina. Disposto sequestro preventivo per l’importo complessivo di quasi 7,5 milioni di euro per beni mobili ed immobili, somme di denaro, auto e quote societarie, nei confronti di 23 persone fisiche e 21 società con sede in tutt’Italia.

Le indagini hanno permesso di disarticolare una “mega” frode in danno dell’Unione Europea e dell’Italia, messa in atto da un consolidato gruppo criminale che operava con base stabile in Italia e con proiezioni internazionali. La frode, in sostanza, si è fondata sull’utilizzo di sofisticate tecniche di falsificazione che sfruttavano le “falle” dei sistemi di controllo adottati dall’Agenzia delle Entrate e dal ministero dei Trasporti. L’articolata attività di polizia giudiziaria ha permesso di tracciare l’intero percorso di frode (dalla falsificazione documentale all’evasione transnazionale dell’Iva intracomunitaria non versata).

All’esito delle indagini è stato possibile disvelare un consolidato sistema criminale che ha portato all’individuazione di: 1.576 auto di lusso, illecitamente nazionalizzate (tra cui Ferrari, Porsche, Maserati, Bentley, Jaguar, oltre ad una moltitudine di Mercedes, Audi, Bmw, Land Rover) con 7,5 milioni di Iva evasa e 51 milioni di euro di imponibile relativo all’emissione di fatture soggettivamente o oggettivamente inesistenti. 167 le persone coinvolte a vario titolo, 159 concessionarie auto italiane coinvolte e 9 società estere. Oltre ad una miriade di aziende minori di varia provenienza geografica (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Abruzzo, Marche, Sicilia, Puglia e Molise), è stata rilevata la presenza di due grossi gruppi commerciali operanti rispettivamente nel Lazio e in Campania, risultati contigui con gruppi della criminalità organizzata (esponenti del clan dei casalesi operanti nel basso Lazio e clan camorristici dell’area vesuviana e nocerino- sarnese). Sfruttando l’indebito risparmio d’imposta costituito dall’Iva non versata (aliquota del 22%), il sodalizio è riuscito ad acquisire una rilevante quota di mercato, costituendo delle vere e proprie “posizioni dominanti” nel mercato nazionale degli autoveicoli di “lusso”, con l’ovvia conseguenza della distorsione del principio di libera concorrenza.

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Una supercar venduta dal sodalizio

La frode correda su due binari, distinti e correlati: quello “fiscale”, attraverso l’utilizzo di triangolazioni societarie e quello “tecnico”, legato alla nazionalizzazione dei veicoli mediante la predisposizione di documentazione falsa, appositamente prodotta per aggirare i sistemi di controllo incrociato dell’Agenzia delle entrate e del ministero dei Trasporti, sfruttandone le “falle” comunicative. Il sistema di triangolazione societaria era basato su operazioni commerciali tra aziende di paesi membri dell’Unione Europea, attraverso l’utilizzo di società cartiere “missing trader”, con l’interposizione di più società filtro “buffer”, talvolta controllate a loro volta da società “off-shore” (operanti a Cipro e nelle isole Cayman), il tutto al fine di ostacolare la tracciabilità dei flussi commerciali e finanziari. Le società estere utilizzate venivano costituite ad “hoc” da italiani che stabilivano delle teste di ponte soprattutto in Repubblica Ceca e in Germania. Tali società sono risultate riconducibili a italiani pluripregiudicati, legati a clan camorristici già operanti nel settore della compravendita di autoveicoli in Italia, caratterizzati da legami familiari ed interessi in società italiane collegate tra loro come società satellite, utilizzate nella filiera “cartolare”. L’attività di riscontro documentale è stata affiancata da capillari attività tecniche e dall’acquisizione informatica di migliaia di mail, chat, Whatsapp e Messenger, canali preferenziali di comunicazione utilizzati con disinvoltura dai vari personaggi attenzionati, nella consapevolezza della non intercettabilità degli stessi. Tale particolare circostanza ha permesso di identificare e decifrare, compiutamente, l’intero sistema illecito, tracciandone le varie fasi e mettendone in luce i veri “dominus”, ricostruendo il centro direzionale unico dell’intera filiera criminale il quale, accentrando l’emissione delle fatture di acquisto e vendita, nonché utilizzando le caselle di posta elettronica delle aziende “cartiera” e “filtro”, fungeva da nodo nevralgico del sistema illecito. Parallelamente, è stata individuata una cellula operativa al servizio di tale organizzazione, costituita da vari soggetti, ognuno con un preciso ruolo funzionale.

operazione-galaxy-2-650x422Nel corso dell’attività investigativa è stata localizzata – in un immobile rurale del basso Lazio – una vera e propria “stamperia”, dedita alla riproduzione di ogni genere di documentazione fiscale (fatture di importazione, bollette doganali) e tecnica (libretti di circolazione, certificati di conformità). La conseguente perquisizione della stessa ha permesso di rinvenire e sottoporre a sequestro 51 timbri relativi a vari uffici pubblici italiani (Motorizzazioni, Comuni, Dogane, Notai) ed esteri (Motorizzazioni tedesche, austriache, spagnole), bollini olografici delle motorizzazioni federali tedesche, 6 patenti italiane in bianco, supporti cartacei di carta filigranata. Inoltre, sono stati rinvenuti i file sorgente utilizzati per la predisposizione dei libretti di circolazione e le fatture di acquisto e vendita, oltre ad una serie di pratiche pronte per la presentazione allo “sblocco” all’Agenzia delle entrate complete del libretto di circolazione originale e quello falsificato. La cellula operativa, oltre alla produzione della documentazione falsa, forniva il pacchetto “chiavi in mano” della nazionalizzazione degli autoveicoli comunitari, attraverso la presentazione della documentazione presso l’Agenzia delle Entrate d’Isernia dove, in seguito al mero controllo formale della documentazione, venivano validati i telai per la successiva immatricolazione ad opera della Motorizzazione Civile. A seconda dei casi, l’organizzazione sceglieva un particolare ufficio provinciale della Motorizzazione Civile (nella maggior parte dei casi Isernia, Palermo e Catanzaro). La fronde era organizzata sulla mancanza pressoché assoluta dello scambio d’informazioni tra gli stati membri dei rispettivi sistemi informativi sugli archivi automobilistici, che non consente l’effettivo controllo sulla documentazione fiscale e tecnica presentata dai vari importatori, per ottenere la nazionalizzazione degli autoveicoli facendoli rientrare nel conveniente regime dell’Iva del margine. Proprio quest’ultimo aspetto ha costituito il “vulnus” sul quale l’associazione criminale ha basato i suoi sistemi di frode. In sostanza l’unico dato scambiato tra l’Agenzia delle entrate e la Motorizzazione era il numero di telaio che veniva abbinato dall’Agenzia ad un veicolo con basso valore commerciale risalente nel tempo (mediante la presentazione di libretti austriaci o spagnoli più facilmente riproducibili). Di contro, alla Motorizzazione veniva presentata la documentazione originale relativa a veicoli, nella maggior parte dei casi nuovi, che però avevano già ricevuto la validazione dell’Agenzia delle entrate. Questo perché l’Agenzia delle entrate italiana e i paritetici organismi europei non sono dotati di una banca dati “intracomunitaria” dei telai di autoveicoli prodotti, commercializzati ed intestati sul territorio comunitario, dalla quale desumere con certezza i dati tecnici del veicolo e le transazioni commerciali intervenute, accertando quindi la sussistenza dei requisiti necessari per lo “sblocco” dei veicoli con il particolare regime dell’Iva del margine.

GuardiaFinanza_Archivio_arkiv_FF-6-650x434Nel corso delle indagini è stata accertata la presentazione di documentazione riguardante 64auto di lusso (Porsche), fatte passare per Ford Galaxy, sfruttando la similitudine delle iniziali dei telai “WP0” per Porsche e “VF0” per Ford: da qui l’attività d’indagine denominata “Operazione Galaxy”. Un altro sistema di frode si basava sulla simulazione di finte importazioni di autoveicoli nuovi, provenienti da territori dell’Unione Europea a fiscalità agevolata, come le isole Canarie, che godono da un punto di vista fiscale e doganale di un trattamento diverso rispetto alla Spagna continentale. L’acquisto di merce dalle isole Canarie, infatti, non costituisce acquisto intracomunitario, ma vera e propria importazione. A tale scopo, venivano predisposte finte bollette doganali attestanti l’importazione dei veicoli con assolvimento degli oneri fiscali (Tributi doganali ed Iva). La documentazione prodotta, veniva posta a corredo delle varie pratiche d’immatricolazione, e la Motorizzazione, non trovandosi nei canonici casi di nazionalizzazione per i quali era previsto un controllo preventivo dell’Agenzia delle Entrate (Iva al margine e pagamento a mezzo F24), non faceva altro che avallare l’impianto documentale, procedendo alla conseguente immatricolazione. Tra gli ignari clienti vi erano, oltre ad imprenditori, professionisti di spicco e personaggi pubblici, tra cui anche noti calciatori.

(redazione CM)

 



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