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Porto Potenza, sciopero dei tifosi:
«La società colpevole
di questo disastro sportivo»

PROTESTA - Il "Gruppo Ceres" alza la voce dopo la terza retrocessione nelle ultime sei stagioni, alla vigilia dell'esordio della formazione rossonera in Seconda categoria: «Auspichiamo che la squadra ritorni ad essere guidata da personaggi che abbiano a cuore la storia, i colori e la maglia»
mercoledì 11 Settembre 2019 - Ore 16:51 - caricamento letture
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Lo striscione di protesta dei tifosi

 

Acque agitate a Porto Potenza, dove a seguito della terza retrocessione nelle ultime sei stagioni, il Gruppo Ceres decide di alzare la voce. I tifosi organizzati comunicano la loro decisione di scioperare e non seguire la squadra di calcio al Comunale, alla vigilia dell’esordio nel campionato di Seconda categoria (sabato ad Appignano). Nel mirino dei tifosi è la società rossonera, da tre anni presieduta da Mario Ferraresi. «Abbiamo seguito ininterrottamente la nostra squadra del cuore per 11 anni (e ancor prima come Fronte Del Porto) e mai avremmo pensato di dover prendere in considerazione la scelta di disertare il Comunale per accendere i riflettori su quello che sta succedendo attorno alla nostra squadra del cuore. Nelle ultime 6 stagioni il Porto è retrocesso per 3 volte (nel 2016/17 ritornammo in prima categoria grazie al ripescaggio dopo 2 retrocessioni consecutive). Il Gruppo Ceres è sempre rimasto al fianco della squadra dopo ogni retrocessione. Questa volta abbiamo detto basta, non per la categoria (la squadra si sostiene al di là della serie in cui milita come abbiamo già dimostrato), ma per come è maturata questa retrocessione e per come è stato gestito questo disastro sportivo. Una società che riporta in Seconda Categoria una squadra che vanta 75 anni di storia (e molti anni ai vertici della Promozione) avrebbe dovuto porsi con umiltà nei confronti dei tifosi per riparare al danno lanciando dei messaggi chiari e forti.

Il Porto Potenza stagione 2018/2019

Una società seria avrebbe dovuto cambiare la dirigenza del disastro e invece l’organigramma della retrocessione è nella stessa identica posizione dell’anno scorso. Avrebbe dovuto fare una campagna acquisti di grandissimo livello per lanciare il messaggio che si volesse ritornare subito (almeno) in Prima Categoria e invece è stato fatto un mercato col minimo sforzo per allestire una squadra senza ambizioni. Non vediamo purtroppo acquisti fatti per vincere il campionato. E, “dulcis in fundo”, avrebbe dovuto aver cambiato l’allenatore mentre guidava personalmente la squadra alla retrocessione e che, caso unico nella storia del calcio dilettantistico, è stato addirittura riconfermato. Senza parole. Alla luce di questo quadro disastroso, quest’anno sciopereremo sperando che la nostra assenza sia assordante. Ci auspichiamo una nuova società, un nuovo mister e che il Porto ritorni ad essere guidato da personaggi che abbiano a cuore la storia, i colori e la maglia. Meritiamo di più».



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