Area ex Volpini:
«Tar ha condannato il Comune
a restituire i terreni»

POTENZA PICENA - I gruppi di minoranza di Pd e Progetto civico sulla sentenza per l'annosa vicenda dell'area: «Non è percorribile l'ipotesi della restituzione, si dovrà vedere quanto costerà l’indennizzo per la realizzazione dell'esproprio sanante. La giunta quantifichi quanto si dovrà pagare»
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Il sindaco Noemi Tartabini

 

«Il Tar ha condannato il comune di Potenza Picena a restituire i terreni occupati dell’area ex Volpini, previo ripristino dello stato dei luoghi, nonché a risarcimento del danno da occupazione illegittima. In alternativa, il Comune può, secondo la pronuncia del Giudice amministrativo, far ricorso all’istituto della cosiddetta acquisizione sanante, corrispondendo ai proprietari l’indennizzo dovuto entro 90 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza». A dirlo dall’opposizione il gruppo consiliare Progetto civico e Pd, che commenta così la sentenza del Tar di Roma del 4 luglio sulla questione «dell’esproprio e del mancato pagamento della relativa indennità delle aree private “ex Volpini” in località Alvata dove oggi insistono – spiegano i consiglieri -, il depuratore, il canile, la ditta privata Green Garden e l’isola ecologica di Porto Potenza». L’opposizione punta il dito contro l’amministrazione Tartabini, «la quale era ben a conoscenza degli elementi di fatto emersi nel corso del giudizio e delle conseguenze nefaste che avrebbe avuto una sentenza a riguardo – dicono i consiglieri -. Tuttavia, nonostante il giudizio penda da anni, nonostante il Tar abbia a più riprese indicato e sollecitato il Comune a trovare una soluzione e l’ufficio tecnico abbia indicato la via transattiva come la più adeguata, oggi apprendiamo, per bocca dell’assessore Isidori che, poiché la sentenza non è stata ancora notificata, “non abbiamo affrontato la questione in modo definitivo”. Tutto questo denota un atteggiamento di poca cura e di mancanza di programmazione da parte dell’amministrazione che non pianifica, non gestisce e non governa le questioni fondamentali per il Comune, ma lascia che le stesse divengano emergenza per risolverle poi in maniera inadeguata e dispendiosa per il Comune. È ovvio che l’ipotesi della restituzione in questo caso sia difficilmente percorribile in quanto le opere andrebbero velocemente spostate altrove e, di conseguenza, al Comune non rimane che pagare l’indennizzo per la realizzazione dell’esproprio sanante e chiudere la vicenda senza dover smantellare tutto – prosegue la nota -. Quest’ultima, rischia indubbiamente di essere la soluzione più gravosa sulle casse comunali e, quindi, per la cittadinanza tutta. Alla giunta Tartabini chiediamo di quantificare i costi a cui andiamo incontro e per quali motivi la Giunta non sia riuscita a chiudere una trattativa con il privato proprietario dell’area per evitare di arrivare a sentenza: quali sono stati gli ostacoli che non lo hanno reso possibile? La questione è di primaria importanza per il territorio comunale e non può essere trattata con superficialità. Occorre, in tempi brevissimi, valutare se vi sono, nonostante la sentenza, gli spazi per riaprire una trattativa e cercare una soluzione definitiva a questa vicenda che salvaguardi i vari interessi in gioco. Per raggiungere questo scopo, chiediamo alla Giunta di coinvolgere il Consiglio comunale e le commissioni consiliari preposte ed insieme tentare di riaprire la trattativa confrontandosi con il privato. Pertanto chiediamo – concludono -, che venga interessata la commissione competente e che venga invitato il privato ad una riunione aperta della medesima, per verificare insieme se possano esistere ancora margini per riaprire una trattativa finalizzata a dare un esito meno pesante a tutta questa vicenda».



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