Un restauro “miracoloso”:
riecco la Madonna delle Rose

SISMA - Restituita alla diocesi di Camerino la statua di cui dopo il terremoto sono stati recuperati oltre 350 frammenti. Ora si chiede di farla tornare ad Ussita. Il funzionario del ministero dei Beni culturali, Pierluigi Moriconi, ha annunciato che aprirà nella città ducale un deposito permanente di opere d'arte
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di Monia Orazi

Ussita riabbraccia la Madonna delle Rose, la statua risalente al 1500, realizzata in terracotta policroma, venerata nella chiesetta di San Placido, il cui recupero ed il restauro fanno pensare ad un miracolo. La scultura, caduta dall’altare di sinistra della chiesetta della frazione di Ussita, è divenuta suo malgrado, simbolo del terremoto e della rinascita ad opera delle mani sapienti dei restauratori dell’Iscr, l’istituto superiore per la conservazione ed il restauro di Roma. Il lavoro certosino e minuzioso, che come in un gigantesco puzzle ha permesso di ridare agli oltre trecento cinquanta frammenti la loro forma originale, è stato presentato questo pomeriggio nella chiesa del seminario di Camerino. «Una giornata di festa per noi – spiega l’assessore di Ussita Sante Basilli – la Madonna delle Rose è un simbolo che fa parte della comunità ussitana. Fosse per me dopo questo miracolo di restauro, la porterei subito ad Ussita. Dobbiamo puntare sul recupero dei beni culturali, per far ripartire l’economia delle nostre zone ed il turismo. La cultura è importantissima per il nostro futuro, abbiamo proposto un museo ad Ussita come motore per il turismo e simbolo di rinascita».

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Con occhi pieni di emozione, Rita Lebboroni dell’associazione San Placido di Ussita ha raccontati ai presenti il forte legame della comunità verso la statua, per cui ha fatto da modella una donna dell’epoca, residente nella zona, come hanno spiegato alcuni dei restauratori. «I tratti semplici sono stati scelti dall’artista perchè la comunità potesse identificarsi con la scultura – hanno detto i restauratori – molto probabile si trattasse di una donna del posto». Si potrebbe ipotizzare che una giovane mamma con il suo bambino, siano stati i modelli reali dell’artista rinascimentale. «San Placido è un piccolo nucleo di pastori sabini, che vennero nella zona e si trovarono bene – racconta Rita Lebboroni – fu edificata la chiesa al centro del paese. Si narra che un mecenate di Roma regalò la statua alla comunità per il culto del Ferragosto. Siamo caduti nel tranello che fosse del Settecento, invece è una statua del Cinquecento, con la corona risalente al Seicento in cui vi sono delle rose, che aveva anche addosso, in argento e pagliuzze di vetro soffiato, richiamati anche dagli ex voto. Veniva portata in processione a Ferragosto fuori dal paese, si celebrava la messa e la festa, poi la Vergine era portata in pellegrinaggio in tutte le chiesette del paese e rientrava a novembre. Lei è il nostro simbolo, si è fatta ritrovare e riconoscere tra la polvere, ora vogliamo riportarla ad Ussita e ricominciare».

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Il lungo percorso che ha portato sino ad oggi, è nato dalla segnalazione del brigadiere Mario Carloni, all’epoca comandante dei carabinieri della stazione di Ussita. La task force impegnata nel recupero di opere d’arte quel giorno stava intervenendo nel salvataggio dell’archivio del cardinale Gasparri. Carloni avvisò il colonnello Carmelo Grasso, comandante del nucleo tutela patrimonio culturale. Con lui c’erano Pierluigi Moriconi, funzionario di zona del ministero per i Beni culturali, l’architetto Luca Maria Cristini all’epoca responsabile dei beni culturali della diocesi di Camerino, vigili del fuoco e volontari di protezione civile impegnati a salvare il patrimonio artistico, dalla devastazione del terremoto. In un sopralluogo tra polvere e macerie, spicca quel volto in pezzi, tutti miracolosamente rimasti vicini e si intravvedono pezzetti azzurri. Moriconi dispone il recupero, alla fine si sono contati oltre 350 frammenti azzurri ed in parte rossi, gli stessi colori della Madonna di Macereto, che sono trasportati alla Mole Vanvitelliana, il deposito delle opere “malate gravi”. Cristini documenta il volto della Madonna a terra nella polvere, lo pubblica sui social. Francesca Capanna vi getta un occhio, chiede a Cristini il permesso di usare la foto per pubblicizzare un convegno di geologi. Si diffonde la storia e partono tante piccole azioni, che messe insieme hanno condotto a quanto accaduto oggi pomeriggio: il team di restauratori ha rimesso la corona metallica alla Madonna ed al Bambino. Ora è iniziato ad Ussita il conto alla rovescia per rivedere la venerata statua in paese, magari all’interno del centro di comunità di Ussita, donato da Papa Francesco nel suo recente viaggio. C’erano tutti oggi pomeriggio gli attori di questo piccolo miracolo, dal colonnello Carmelo Grasso, all’architetto Luca Maria Cristini, a Pierluigi Moriconi che ha annunciato l’apertura a Camerino di un deposito permanente per i beni culturali, a Barbara Mastrocola curatrice delle collezioni del museo diocesano, al vicario del vescovo di Camerino, don Mariano Ascenzo Blanchi, che ha definito un miracolo il recupero della scultura, a Luigi Ficcacci direttore dell’Iscr e tutti i restauratori. Ha portato il saluto del Comune, il sindaco di Camerino Sandro Sborgia che ha voluto sottolineare la grande umanità e passione del lavoro dei carabinieri, che si celano dietro quello che può solo sembrare un approccio tecnico.

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