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Papa day, il vescovo Massara:
«Viene per spronarci nella ricostruzione
e incoraggiare la speranza»

L'INTERVISTA - Il 16 giugno il Pontefice sarà a Camerino. «Ci si sta preparando ad un incontro di grazia straordinario. Con i sacerdoti condividerà un momento informale per raccontare esperienze di vita quotidiana. Sul dopo sisma finora sono state realizzate solo le casette e poco più. Speriamo che al terremoto delle case, non si aggiunga il terremoto delle promesse»
martedì 11 Giugno 2019 - Ore 17:33 - caricamento letture
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L’arcivescovo Francesco Massara

 

di Monia Orazi

Mancano poco più di cento ore per la storica visita del Papa a Camerino, domenica prossima, 16 giugno, tenacemente voluta dall’arcivescovo di Camerino monsignor Francesco Massara, che insieme ai sacerdoti ed al personale dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino, è impegnatissimo nell’organizzazione di tutti i complessi dettagli, che questo evento storico richiede. L’arcivescovo così racconta la prossima visita di Papa Francesco, nel corso di un’intervista rilasciata a Cronache Maceratesi.

Come è stata accolta a Camerino la notizia del prossimo arrivo del Santo Padre e come è nata la preziosa opportunità di averlo tra noi?

«Con entusiasmo, gioia ed affetto, nella consapevolezza che ci si sta preparando ad un incontro di grazia straordinario. Lavorando con sobrietà, semplicità e letizia. Intensificando i momenti di preghiera e di riflessione».

Il Papa a Loreto

Le persone che vivono nelle casette saranno le prime ad accogliere Papa Francesco, quale il senso della visita del Pontefice per chi ha visto cancellati dal sisma i sacrifici di una vita?

«Viene a Camerino per esortarci nella fede, spronarci nella ricostruzione e incoraggiarci nella speranza di un futuro possibile. Viene a mostrare concretamente la realtà di una chiesa “ospedale da campo” capace di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, di mostrare la vicinanza, e prossimità. Non è stato fatto molto in termini di interventi, perché la contorta macchina della burocrazia è andata incontro a molte difficoltà. Mi auguro che a breve possa cominciare la ricostruzione vera e propria, perché finora c’è stato solo il tempestivo intervento nel mettere in sicurezza alcune strutture. Ma, ad oggi, sono state realizzate solo le case provvisorie e poco più. Speriamo che al terremoto della case, non si aggiunga il terremoto delle promesse».

A tre anni dal sisma è tutto quasi immobile. Lei parla spesso della necessità di ricostruire i cuori. Quali prospettive vede per la ricostruzione di questi territori?

«Alla politica sono state rappresentate da noi vescovi le istanze delle comunità locali e la loro sofferenza a fronte di uno Stato percepito in ritardo nel processo di ricostruzione. Al presidente del Consiglio qualche giorno fa in un incontro a Roma è stata condivisa la preoccupazione legata a un impianto legislativo appesantito dai tempi della burocrazia. Il Presidente ci ha assicurato che farà quanto possibile per far approvare l’Ordinanza attuativa per il secondo piano di ristrutturazione dei beni culturali. Agevolando quanto più possibile l’opera di ricostruzione per la conseguente ripresa del territorio».

La visita del Papa a Loreto

La giornata camerte del Santo Padre, a meno di trent’anni dall’altra storica visita di Papa Giovanni Paolo II, si concluderà con un pranzo tra i sacerdoti ed il saluto finale ai piccoli che hanno ricevuto la Prima comunione, prima di decollare alla volta del Vaticano. Perchè la scelta di questi due momenti corali, che si annunciano intensi?

«Per condividere con i sacerdoti un momento fraterno ed informale attraverso il quale raccontare le proprie esperienze di vita quotidiana e pastorale vissuta nella precarietà delle strutture ed incertezza del futuro. Con i bambini di Prima comunione, perché questo è un periodo per la loro fede e crescita spirituale molto significativo in quanto vivono un momento centrale nel loro cammino di iniziazione cristiana».

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