A tre anni dal sisma «la ricostruzione è quasi drammaticamente ferma, con la presentazione all’Ufficio Speciale di circa 5mila domande, sulle oltre 38mila attese, di queste solo il 4% sono state approvate. Sbloccare la ricostruzione è l’urgenza prioritaria per pensare il futuro» scrivono i sindacati Cgil, Cisl e Uil. E’ necessario, scrivono, «un confronto aperto e trasparente tra tutti i soggetti coinvolti (professionisti, organizzazioni di categoria, enti locali e Regione, Usr, Commissario) che individui con chiarezza i “colli di bottiglia” che bloccano la ricostruzione e identifichi le procedure da snellire e gli strumenti per incentivare la presentazione delle pratiche e contenere al massimo gli “accolli” a carico dei proprietari». La stabilizzazione e l’incremento del personale assunto negli enti locali e l’Ufficio speciale per la ricostruzione «costituiscono precondizioni imprescindibili dell’accelerazione», inoltre «chiediamo che venga accantonata la corsa al massimo ribasso che caratterizza lo “Sblocca cantieri” e che rischia solo di favorire illegalità e infiltrazioni criminali», e chiedono «sia data immediata applicazione a strumenti di tutela del lavoro come il Durc di congruità e il settimanale di cantiere». Parlano poi di agevolazioni fiscali «il Governo dia un messaggio certo e definitivo: in particolare sulla “busta paga pesante”. Sempre nell’immediato non sono più rimandabili alcuni interventi di qualificazione della vita nelle Sae: Protezione Civile, Regione ed enti locali devono trovare quanto prima la quadra per attivare l’assistenza tecnica per i guasti e rendere pienamente operativa la garanzia che sarebbe anche da estendere per tutta la durata della ricostruzione». E poi attenzione a servizi sanitari, scolastici, socio-sanitari, trasporti pubblici «essenziali per il rientro e il radicamento delle popolazioni – dicono Cisl, Cgil e Uil –. Classi, organici, presidi e linee devono essere mantenuti e al contempo le amministrazioni locali devono avere il coraggio di ripensare tutti i servizi con integrazioni sovracomunali per qualificarli e renderli adeguati alle esigenze del territorio. Va inoltre sostenuta, con particolare riguardo, la rete delle piccole attività economiche». Le tre sigle sindacali chiedono alla Regione «capacità di ascolto e di dialogo, più trasparenza e informazione rispetto alle scelte politiche. Per questo abbiamo voluto il “Patto per lo sviluppo”, per costruire una cabina di regia partecipata dai territori e dalle comunità alla gestione della rigenerazione post sisma e delle connesse risorse. La Giunta regionale è la prima firmataria del Patto ed ora non può tirarsi indietro rispetto alla sua piena applicazione: chiediamo che vengano immediatamente attivati i tavoli territoriali previsti dal Patto stesso come luogo di partecipazione e coinvolgimento delle comunità locali».
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