
Patrizia Terzoni
Dovevano essere “stralciati” dalla delibera del Patto per lo sviluppo (parola del governatore Luca Ceriscioli), ma i progetti allegati sono evidentemente lì per restare. E per essere finanziati con risorse anche pubbliche, come ha annunciato la vicepresidente della Regione, Anna Casini, durante un recente incontro ad Ascoli (leggi l’articolo). Nel frattempo i parlamentari del Movimento 5 stelle Maurizio Coltorti e Patrizia Terzoni criticano la gestione post sisma della Regione (Patto per lo sviluppo compreso) e chiedono che la Regione «la smetta di dirottare fondi su progetti che con la ricostruzione economica e sociale non hanno nulla a che fare. Di schiaffi ai terremotati ne ha dati molti».
I due fanno riferimento ad alcuni progetti, come il Quakelab center Vettore «che ricicla un progetto del 2011 per progetti di bonifica e urbanizzazione di Ascoli. Cosa possiamo fare? – chiedono Coltorti e Terzoni -. Sicuramente verificare che questi fondi siano spesi realmente per la ricostruzione economica e sociale e dunque nelle aree colpite dal sisma e non nel resto della Regione come è in parte avvenuto in passato. Speriamo, inoltre, che la priorità sia data a progetti veramente con impatto positivo». Critiche a pioggia anche contro David Sassoli, rappresentante del Pd al Parlamento europeo. «Sassoli dichiara che il Governo si deve impegnare per aprire una linea di bilancio a sostegno del progetto della Regione per le popolazioni del sisma, in difficoltà dopo due anni. Tali affermazioni non stupiscono, soprattuto da chi è lontano dal paese sia fisicamente ma soprattutto con la mente e con il cuore – aggiungono i parlamentari -. Se non sbagliamo, è stato il suo partito ad affrontare l’emergenza e la successiva fase che doveva portare alla ricostruzione, emanando ordinanze tramite due Commissari del suo partito. Centinaia di milioni sperperati per fare sbancamenti ciclopici, in aree talora in frana, che poi probabilmente dovranno essere demolite per ripristinare l’assetto originale dei luoghi. Le casette di legno sono costate sino a 6mila e 500 euro al metro quadro, e a due anni dall’installazione in molti casi sono marcite. Centinaia di milioni spesi per puntellare edifici che dovranno essere demoliti e che avrebbero dovuto e potuto essere demoliti da subito. Sono stati scelti dei procedimenti complicati che hanno e stanno ancora rallentando la ricostruzione, creando una situazione di difficile gestione anche al nuovo Commissario. Molte pratiche, inoltre, sono ferme da mesi e persino da anni proprio negli uffici delle regioni ed in particolare della Regione Marche».
(Fe. Nar.)
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