Summit tra Farabollini e comitati:
«Legge speciale per la ricostruzione»

CAMERINO - I componenti de "La terra trema, noi no" hanno incontrato il commissario. La richiesta dei terremotati è rivedere la legge 189 «che genera i ritardi. I problemi maggiori: spopolamento, invecchiamento, perdita di presìdi produttivi, delocalizzazione dei servizi di prima necessità»
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L’incontro con Farabollini

 

di Monia Orazi

Incontro a Camerino, tra il commissario alla ricostruzione Piero Farabollini e l’associazione “La terra trema noi no”, che è stato allargato anche ad alcuni terremotati provenienti dall’ascolano, da Arquata e da Amatrice. Tra i temi affrontati questa mattina quello relativo alle criticità, che impediscono di avviare la ricostruzione, con l’esame di aspetti tecnici di competenza del commissario, l’impostazione del decreto legge 189. Presente all’incontro anche Emanuele Tondi. «Spopolamento, invecchiamento, perdita di presìdi produttivi, delocalizzazione dei servizi di prima necessità e conseguente crisi occupazionale ed economica sono i problemi principali delle aree colpite dagli eventi sismici del 2016-2017 in Italia centrale. Problemi che hanno radici antiche e che il terremoto ha trasformato in una vera emergenza nazionale – hanno detto i referenti dell’associazione – sia la gestione dell’emergenza da parte della Protezione civile, depotenziata a partire dal 2012, che disposizioni legislative relative alla ricostruzione non adeguate, stanno determinando un’accelerazione alla desertificazione delle aree interne e il progressivo impoverimento del tessuto economico originario». Hanno poi aggiunto: «Una ricostruzione efficiente ed efficace e, quindi, “veloce”, rappresenterebbe sicuramente una iniezione di risorse e di investimenti per il rilancio sociale ed economico delle zone terremotate. Purtroppo, però, a 2 anni e mezzo dai primi eventi sismici, i dati sui progetti presentati ed approvati, sui cantieri attivi nell’area del cratere sono a dir poco avvilenti». A partire da queste premesse si è sviluppato un dialogo con il commissario, che ha preso nota delle proposte dell’associazione.

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«Fatte salve le “buone intenzioni”, nel decreto-legge 189 gli “interventi urgenti” vengono disciplinati da normative ordinarie, preesistenti, che rappresentano macroscopici ostacoli per la ricostruzione, facendo perdere ogni significato al termine urgenti – hanno rilevato i terremotati – i tre commissari straordinari susseguitisi nel post-terremoto 2016 hanno dovuto elaborare più di 70 ordinanze, spesso contraddittorie tra loro e i professionisti privati, le ditte e i funzionari degli enti territoriali non sono stati messi nelle condizioni di poter dare risposte concrete per la ricostruzione. Ne consegue che i ritardi nella ricostruzione sono da imputare al decreto legge 189 e soltanto una sua modifica potrà dare i risultati auspicati. Per questo motivo chiediamo al Governo e a tutto il Parlamento di farsi promotore di una legge speciale per la ricostruzione, procedendo ad una sostanziale modifica delle disposizioni che disciplinano la ricostruzione nel 189». Tra le proposte avanzate quella di svincolare la ricostruzione pubblica dal codice dei contratti pubblici, quella dei centri storici da vincoli urbanistici, facilitando anche le variante per migliorare l’aspetto degli edifici. Nell’incontro è stata chiesta la possibilità di delocalizzazione di parte degli edifici, di cambiare loro destinazione d’uso, di esentare da oneri di urbanizzazione nel caso si delocalizzi, la rivalutazione dei parametri per i prezzi della ricostruzione, alcuni aspetti tecnici per le attività produttive.



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