Sferisterio: Minghetti e Vick
tra i personaggi dell’anno

MACERATA - La direttrice dell'Opera festival e il regista de Il Flauto magico sono stati dalla rivista "Classic Voice" tra le 35 personalità del 2018
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Barbara Minghetti

 

Barbara Minghetti e Graham Vick fra i 35 personaggi dell’anno scelti dal mensile “Classic Voice”. La rivista, tra i mensili italiani di riferimento del settore musicale, ha svolto un sondaggio fra tutti i critici, chiedendo di segnalare le personalità che si sono particolarmente distinte nel 2018.  E fra quelle scelte ci sono la direttrice artistica del Macerata Opera Festival e il regista del “Flauto magico” in scena quest’estate allo Sferiterio.  “L’anno che verrà”, titolo dell’articolo pubblicato sul numero di “Classic Voice” di dicembre in edicola in questi giorni, riassume i risultati di questo sondaggio e presenta trentacinque nomi divisi in sette categorie: in testa a quella “Manager/Istituzioni” c’è Barbara Minghetti, direttrice  mentre al primo posto dell’“Opera” c’è Graham Vick. «L’ultimo Festival di Macerata – si legge a proposito della categoria “Manager/Istituzioni” – ha conquistato per “felice scelta del cartellone, ottimo lavoro sul territorio e ricchezza di eventi collaterali” (Elvio Giudici), frutto del lavoro della direttrice artistica Barbara Minghetti. A Macerata si è fatto davvero un festival, somministrando proposte registiche e direttoriali varie, diverse e ben integrate, eventi collaterali, il tutto in uno spazio rappresentativo unico, con pubblico “glocal”».

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Graham Vick

Dettagli maceratesi anche nelle parole dei critici che hanno motivato la scelta nei confronti dell’Inglese: «La carica innovativa delle regie di Graham Vick (solo per restare agli ultimi approdi: Bohème, Flauto magico e Nozze di Figaro ) è sottolineata da Giovanni Chiodi, mentre Foletto mette il regista inglese ancora un passo davanti a tutti per come ha saputo ricostruire lo spazio “impossibile” dello Sferisterio con il suo Flauto politico, dove “porta in palcoscenico un centinaio di figuranti – anche immigrati – che si prendono la scena e alla fine improvvisano come i veri protagonisti”. Una nuova prospettiva registica all’insegna del dialogo sociale e “partecipato” con il testo operistico, già annunciato dall’irripetibile Stiffelio al Farnese di Parma».



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