Fonti salvate e da salvare,
tre gioielli nella periferia di Macerata

STORIA - La vicenda del fontanile del Pozzo ha fatto scalpore, ma in città ne esistono circa un centinaio. Alcuni sono stati recuperati, altri restano all'abbandono. Il rischio è che il degrado li spazzi via dalla memoria
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Fonte Agliana

 

La fonte Pozzo del Mercato, quasi ai piedi dello Sferisterio di Macerata, ha sollevato una vasta discussione per il fatto di trovarsi accanto a un cantiere privato. Ma di fontanili da salvare, la città di Macerata, soprattutto nelle sue vie più esterne, è piena. Sfogliando l’ampio volume dedicato alle acque nel territorio comunale di Macerata (“Fonti, fontane, lavatoi e fontanili” di Silvano Iommi, Mariella Trosce e Gianfranco Pasquali), sono circa 100 i fontanili censiti dagli autori. Anche se tra queste tre spiccano per importanza o per la vicenda che ne ha portato all’abbandono e, in un caso, al recupero.

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La fonte Ciambrone dopo il restauro

La prima è certamente la settecentesca Fonte Ciambrione (già nota con tale toponimo sin dal XVI sec), detta comunemente “delle trippe” che si trova in contrada Santo Stefano, dopo fonte Maggiore verso i Cappuccini vecchi. Oggi questa fonte è di proprietà della famiglia Pantana che, dopo aver realizzato un anti estetico ampliamento della vicina casa colonica, ha provveduto ad eseguire un pregevole e decoroso recupero dell’antico fontanile, visibile pubblicamente anche se ormai discosto dalla strada per la presenza di una tubazione fognaria realizzata in via provvisoria ma lì presente da circa 30 anni. E’ forse, insieme a Fonte della Quercia e, naturalmente, alla più importante Fonte Maggiore, una delle poche ancora osservabili.

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Fonte Agliana negli anni ’90

La seconda, ma certamente prima per importanza storica e simbolica, è Fonte Agliana (nella scarpata sottostante viale Leopardi all’altezza di Porta San Giorgio). Si tratta di una fonte monumentalizzata nel XIV secolo, più piccola di Fonte Maggiore ma con le stesse caratteristiche architettoniche. Oggi è totalmente invisibile perché seppellita dalla vegetazione e in stato di forte degrado strutturale; verso la fine degli anni ottanta, sotto la sindacatura di Cingolani, il fontanile fu riportato alla luce e messo provvisoriamente in sicurezza attraverso l’opera volontaria e meritoria dell’impresa Alfredo Monteverde, sotto la direzione dell’architetto Bonifazi che per primo ne rintracciò il sito con l’ausilio di un rilievo grafico settecentesco.

La terza fonte è quella detta del Trocco o Fonte Terria posta lungo la via Due Fonti (fino agli inizi del novecento era la corta di Villa Potenza), dopo circa 1 chilometro dalla Fonte della Pietà detta anche Due Fonti o anche Fonti di Macerata (demolita nel 1962 e sostituita da simulacro). Si tratta di un piccolo ma importantissimo fontanile lungo la strada dei carrettieri, la cui prima menzione risale al XVIII secolo. Oggi i suoi tristi e muti ruderi sono rimasti incastonati in una nicchia ricavata nella recinzione in cemento armato di una recente costruzione. Ruderi salvati per miracolo dal brutalismo con cui si opera nei cantieri.

(Redazione CM)

Nuova villa sotto lo Sferisterio «Per l’antica fonte “Pozzo del mercato” storia di una distruzione annunciata»

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Fonte del Trocco

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Fonte Agliana negli anni ’60

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Fonte Ciambrone negli anni ’70



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