Gli anziani di Pioraco
per sempre a Matelica

IL PUNTO/ SISMA - Tempi lunghi per la rinnovata casa di riposo. Respinte tutte le soluzioni provvisorie. La prefettura aveva liberato l’ex albergo Miramonti dagli immigrati. Si è deciso che i vecchietti attendano sorella morte lontano dai congiunti e dal loro paese natale
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Nell’annunciare il convegno svoltosi a Visso nel luglio scorso sui problemi degli anziani in conseguenza del sisma, Manuela Belardinelli, presidente dell’Alzheimer Uniti Italia, aveva scritto: “Esprimo tutta la mia preoccupazione per questa parte importante della popolazione, gli anziani, che sta subendo con gli eventi sismici un dramma nel dramma, i decessi sono aumentati rispetto al 2015 del 64% (dati Asur)”. Quel convegno ha avuto un grosso successo e quindi grande rilevanza, ma le parole della Belardinelli sono apparse come gettate al vento a causa dell’indifferenza delle istituzioni. Un esempio lampante ci viene offerto dagli anziani della Casa di riposo di Pioraco che in numero di 25 (ma la cifra varia in continuazione perché qualcuno muore e qualche nuovo ricoverato arriva) sono stati trasferiti (dopo una breve permanenza nella locale palestra scolastica, quale rifugio provvisorio e traumatico per le lesioni riportate dal vecchio edificio dopo il sisma dell’ottobre 2016) in un’ala dell’ex ospedale “Enrico Mattei” di Matelica. Ma non è stata una idilliaca sistemazione in quanto non c’era posto per tutti (una parte dell’ex ospedale è lesionata e i locali agibili sono stati riservati agli anziani di Pievetorina) ed alcuni sono finiti in cinque in una stanza. Immaginiamo quindi con quanta nostalgia quei 25 vecchietti (alcuni dei quali sono stati anche dipendenti della cartiera di Pioraco) attendano il rientro nella loro cittadina. Per essere tra l’altro più vicini ai loro familiari e non costringerli ogni volta a fare il tragitto Pioraco-Matelica.

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Pioraco

Di fronte al loro desiderio di tornare a rivedere Pioraco per non morire lontano dal loro paese, la preoccupazione maggiore delle istituzioni doveva essere quello di trovare una soluzione, certamente provvisoria ma soprattutto celere, per farli rientrare al più presto. Invece si è scelta la strada più lunga e la meno garantita: quella di ricostruire la vecchia casa di riposo di Pioraco. E si sono trovati anche i soldi: un milione e 300.000 euro. Non si sa se si tratterà di un “miglioramento” sismico o, come speriamo, un “adeguamento” sismico che è più garantito contro le scosse. Non si sa neppure se in quella cifra è compreso il monitoraggio sismico di terzo livello, il che consentirebbe di non ricostruire su un terreno che non garantisce nulla. Però si andrà avanti così ben sapendo le istituzioni che oltre ai (quasi) due anni già trascorsi ne passeranno diversi altri, per ora non quantificabili. Perché? Perché bisogna fare la gara di appalto. Questa dovrà essere vagliata dall’Anac. La ditta o le ditte escluse faranno ricorso al Tar e quindi i nostri vecchietti sono “condannati” a rimanere a Matelica per anni in attesa non della nuova casa di riposo ma di sorella morte. Intanto però le istituzioni avranno la soddisfazione (non si sa quando) di inaugurare solennemente la rinnovata casa di riposo alla presenza delle maggiori autorità con la gioia soprattutto di aver rispettato tutte le regole che la burocrazia vuole.

Perché è la burocrazia che comanda e quindi detta le regole dal momento che le persone non contano nulla. “I vecchietti del ricovero – ci ha spiegato un esponente politico – non tutti vanno a votare…” Ebbene una soluzione provvisoria (ripetiamo provvisoria) per riportare gli anziani a Pioraco si era prospettata. Era quella di trasferire altrove gli immigrati ospitati nell’ex albergo Miramonti e, una volta sistemato, destinarlo agli anziani in attesa della ricostruzione della vecchia casa di riposo. Si era parlato anche della possibilità di utilizzare l’istituto “Sacro Cuore” ma questa era una soluzione molto più difficoltosa. Comunque contro entrambe queste eventualità le istituzioni avevano risposto ufficialmente che queste alternative “non possiedono i requisiti minimi richiesti per poter ospitare una residenza protetta”.  E qui si è “giocato” sulle parole perché l’ex albergo non doveva diventare una “residenza protetta” ma doveva essere una soluzione di emergenza per far tornare gli anziani a Pioraco alla svelta in attesa della nuova vera residenza protetta. D’altra parte non ci sembra che far convivere cinque persone anziane in una stanza a Matelica possa significare che essi si trovino in una “residenza protetta”. In altro comunicato ufficiale invece le istituzioni hanno dato un’altra giustificazione e cioè che per l’ex albergo Miramonti “non è possibile avere fondi per intervenire con i lavori o il pagamento dell’affitto, dunque si provvederà a seguire l’iter previsto per la riparazione della casa di riposo lesionata dal sisma”.

E qui apprendiamo altri due elementi importanti: 1) che per la vecchia casa di riposo si tratta di semplice riparazione e non di ristrutturazione antisismica; 2) che la Regione, la Protezione civile e quanti altri in questi anni sono intervenuti per soccorrere le popolazioni colpite dal sisma non possono trovare le somme necessarie. Innanzitutto perché non si dice quanto costano i lavori per l’ex Miramonti e a quanto ammonta l’affitto? A parte il fatto che i lavori di semplice sistemazione (una sbiancatura delle pareti e cos’altro?) dovrebbero andare a compensazione dell’affitto (che quindi per qualche tempo non si pagherebbe). Se Regione e Protezione civile non hanno fondi per una soluzione di emergenza, perché non fare appello ad alcune delle Regione del nord che nei mesi passati sono state così generose nel costruire scuole, palestre, edifici di comunità ecc. ? E’ da sottolineare che la soluzione del Miramonti era stata favorita anche dalla Prefettura di Macerata che aveva trovato a Camerino una sistemazione per gli immigrati che fino a poco tempo fa avevano occupato l’ex albergo. Ma la cosa più importante da dire è che l’ex ospedale “Enrico Mattei” ha bisogno della restituzione delle stanze occupate dagli anziani di Pioraco perché deve realizzare un reparto con 20 posti letto ove ospitare la “Rsa e la Continuità assistenziale”. Inoltre nel piano sanitario regionale è prevista a Matelica anche la creazione di un Centro di riabilitazione per tutto l’alto maceratese.

anziani-anzian-casa-di-riposoQuindi è tutto bloccato per non voler trasferire gli anziani da Matelica a Pioraco. Peraltro lo stesso Comune di Pioraco, a proposito di questo problema, in un comunicato ha scritto: “… in uno specifico incontro con la direzione provinciale Asur, la stessa ci ha assicurato che gli ospiti potranno rimanere nell’attuale collocazione fino a che non si troverà un’alternativa idonea e rispondente ai requisiti di legge”. In pratica l’Asur non chiede di attendere la nuova (o rinnovata) casa di riposo di Pioraco bensì “un’alternativa idonea e rispondente ai requisiti di legge”. E quale migliore alternativa se non un ex albergo come il Miramonti?  Ed ora vogliamo parlare dei tempi lunghi della burocrazia nel realizzare la sistemazione della vecchia casa di riposo di Pioraco? Vediamo subito quanto le istituzioni scrivono nei loro documenti: “L’amministrazione – scrive il Comune di Pioraco in data 1 marzo 2018 – ha già predisposto lo schema di determina a contrarre che potrà essere anche utilizzato per accelerare i tempi del gruppo di lavoro”. Il commissario Paola De Micheli – in un documento del 12 aprile 2018 – scrive tra l’altro: “Allo stato pertanto non sussistono elementi ostativi ad un rapido avvio della successiva procedura di gara”. Infine in data 13 agosto è ancora il Comune che scrive: “Si è deciso di proseguire sulla strada del ripristino della casa di riposo così come stabilito dagli accordi e dalle sovvenzioni regionali per il quale è già iniziato il necessario iter amministrativo. Sarà cura di questa amministrazione concentrare tutte le forze per dare massima celerità e attenzione alla problematica”.

E’ come dire “Campa cavallo che l’erba cresce!”. E poi se “così è stabilito negli accordi” non c’è più nulla da fare… “finchè morte non ci separi”. Tutti corrono, tutti accelerano, tutti guardano a questa problematica ma la strada è ancora lunghissima e non si vede la luce in fondo al tunnel. E’ certo che l’iter per il ripristino della casa di riposo deve andare avanti, ma questo non esclude, proprio in considerazione dei tempi lunghissimi della prassi burocratica, la necessità di trovare una soluzione provvisoria.

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