Come sarà il primo “Minghetti” Opera Festival

L'INTERVISTA - Cambiamenti sì ma senza stravolgimenti. Lavoro di squadra su progetti che abbiano un forte senso artistico ma anche di responsabilità civile verso il territorio che li ospita e la contemporaneità. Attenzione puntata sulla preparazione musicale di coro e orchestra, spazio ai grandi nomi in regia. Le linee guida della nuova direttrice artistica del MOF
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Barbara Minghetti durante l’intervista in redazione

 

In un’intervista esclusiva, le linee guida della nuova direttrice artistica del Macerata Opera Festival Barbara Minghetti per la stagione lirica 2018.

 

di Maria Stefania Gelsomini

Nella sua prima conferenza stampa a Macerata, una delle parole chiave è stata cambiamento. Oggi, a lavori in corso, quali sono i reali cambiamenti rispetto al passato e alla direzione Micheli?

In realtà c’è una parte di cambiamento e una parte di continuità del festival. Io e Micheli abbiamo un filone comune, come l’esperienza all’Aslico, e abbiamo entrambi un’idea dell’opera aperta, partecipata, con una formazione trasversale, interdisciplinare, off. La continuità è nel rispetto dei titoli di repertorio, nell’attenzione al teatro di regia e ai giovani, nel cercare di integrare sempre più il territorio nel festival, nel lavorare sulla parte internazionale, che vuol dire attrattiva su un turismo internazionale per possibili coproduzioni con teatri stranieri, per richiamare artisti stranieri importanti. Ma vuol dire anche grande considerazione al territorio, rafforzando la parte educational e la formazione nelle scuole. Io stessa ho cercato l’interazione con le associazioni, ho incontrato i direttori dei festival sul territorio, perché un festival può essere internazionale se è molto considerato dalla sua comunità, se è fortemente voluto e radicato, solo così si può essere accoglienti. Quanto al cambiamento, ho richiesto anzitutto che ci fosse un direttore musicale, era necessario in generale per un luogo che produce opera ma necessario anche per la mia figura e per un lavoro di squadra: c’era bisogno di alcune specifiche che solo un direttore musicale come Francesco Lanzillotta, molto attento al lavoro delle masse, del coro, poteva dare. Lanzillotta sta lavorando a una crescita dell’orchestra, la sta seguendo, e soprattutto del coro, con un nuovo maestro, un investimento dello Sferisterio molto importante. Il coro Bellini ha dovuto accettare questa “intromissione” per una crescita, con un lavoro continuativo durante l’anno, e arriveremo alle opere con una preparazione maggiore. C’è una bella sinergia, è un cambiamento che speriamo venga considerato positivo.

barbara_minghetti_cluedo_vivente_sferisterio_aperitivi_europeiUn cambiamento da cui già si intuisce la sua visione…

Micheli è una personalità diversa, il mio è più un lavoro di ricerca sui progetti e tengo molto al fatto che abbiano un senso, un significato. Personalmente sento molto forte la responsabilità, adoperando tanti soldi pubblici, di una restituzione anche culturale, la responsabilità di essere una risposta e un sostegno a certe difficoltà, e per far questo ci vuole una squadra, non può farlo una persona singola. Il progetto per me è importantissimo, deve comprendere delle opere che siano attrattive, che possano avere un interesse anche per i giornali, per trovare coproduzioni con altri teatri. E mai come in questo periodo di difficoltà economica, di crisi di valori, sento la necessità di alzare il livello culturale.

barbara-minghetti-sferisterioQuali novità ha dovuto affrontare qui a Macerata rispetto alle sue esperienze precedenti? O quali difficoltà, se ce ne sono state?

Le difficoltà le racconterò a settembre. La riflessione fondamentale è proprio confrontarsi con lo spazio dello Sferisterio, si è spaventato persino Graham Vick… mi sono chiesta spesso quale fosse la peculiarità di questo posto, ed è il luogo stesso, l’acustica, la magia che si crea quando entri, si crea già anche quando è vuoto, ma poi quando sei dentro ad ascoltare uno spettacolo è veramente magico. Io devo essere particolarmente concentrata, tutti dobbiamo esserlo, sul fatto che questo è uno spazio davvero particolare e va valorizzato tutto. Per ora l’ho vissuto solo da spettatrice, non l’ho ancora vissuto appieno nella produzione, Vick ha presentato un progetto piuttosto ambizioso e complesso, e sono un po’ preoccupata per la gestione della produzione tecnica. È una sfida, e lo capirò col tempo, da settembre saprò come affrontare anche altri lavori per la stagione successiva, ma c’è già l’idea di viverlo anche in maniera diversa, ad esempio con le tre feste sul palcoscenico. Vorrei aprire lo Sferisterio come se fosse una casa, i luoghi di teatro sono spazi dove si fa attività culturale in senso più ampio: infatti sono aumentate le serate allo Sferisterio, ed è un altro piccolo cambiamento. Un’altra cosa su cui voglio lavorare è la continuità fra un festival e l’altro, fare in modo che in città durante l’anno succeda sempre qualcosa che riporti al festival, attività di educational con le scuole ma anche piccoli segni nelle altre stagioni, come uno spettacolo di prosa con un riferimento alla lirica, un concerto, in modo che ci sia sempre un legame, un filo conduttore.

BarbaraMinghetti_FF-5-325x301È arrivata in un periodo tragico per questa città, che ha subito innegabilmente un danno di immagine molto forte: Macerata ora è sulla bocca di tutti ma per le ragioni sbagliate. Pensa che questo possa influire negativamente sulla stagione dello Sferisterio?

È vero che tutti adesso mi chiedono di Macerata, mentre quando l’estate scorsa ne parlavo mi chiedevano dove fosse, non tutti la conoscevano, né purtroppo conoscevano il festival, anche in Italia. Adesso, al contrario, lo sanno, e spero che riusciremo tutti insieme, con calma, a trasformare la notorietà attuale “negativa” di Macerata in positiva. Già col titolo (verdesperanza) vogliamo guardare al positivo, e lo abbiamo pensato ancor prima delle faccende di cronaca. Ho visto la reazione qua, sento che c’è una grande ansia, e mi ha sorpreso: vivo a Milano dove succedono quasi tutti i giorni fatti di questo tipo e non avrebbero questa rilevanza, da fuori non è vista con la stessa gravità con cui viene vista qui. Invece il terremoto è una cosa diversa, imprevedibile e ingestibile.

Un indizio potrebbero essere le prenotazioni, come vanno?

Stanno arrivando e siamo abbastanza in linea con l’anno scorso. È ancora presto per dirlo, e comunque anche nel 2017 si temeva un calo per il terremoto e invece poi è stata una stagione da record. Purtroppo però l’accoglienza è uno dei punti deboli di questa città che trovo meravigliosa, con un centro storico-museo, mentre per gli alberghi è complicato, mancano le strutture ricettiva. Ci piacerebbe parlarne e trovare una soluzione, ora che il turismo è molto forte sulle piccole città, e Macerata sarebbe perfetta. Eppure anch’io per trovare un posto dove stare ho fatto fatica, è difficile anche per chi viene da fuori, per gli artisti.

vick_sferisterio_3-insieme_preview-325x217Torniamo all’arte, come procede il progetto Macerata Opera 4.0?

È stato di grande soddisfazione, lo porteremo avanti negli anni perché sono molto fiduciosa nelle nuove generazioni, e questo concorso dà la possibilità a Macerata di farci conoscere fuori e anche di vedere in maniera interessante e internazionale dei progetti da diverse sfaccettature. In giuria abbiamo valutato visioni del tema completamente diverse e i tre progetti arrivati in finale sono molto interessanti e se avessi potuto li avrei realizzati tutti. Quello che ha vinto è di un gruppo di ragazzi stranieri che vive a Berlino e una parte del balletto di Torino, e rappresenta un po’ quello che volevamo: è interdisciplinare, fatto da artisti di nazioni diverse, molto integrante, innovativo, usa le nuove tecnologie ma anche la manualità, è un’installazione che varrà per tutti i 20 giorni e si potrà vivere in progress, poi ci sono tre momenti di spettacolo, un’opera che include la danza, la parola e l’arte, che è viva e di partecipazione e creerà dei momenti di interazione con le persone, e molto legata al tema della rinascita. È un bel team e stanno già lavorando, rimarranno qua per tutta la durata del festival, sarà una piccola residenza di un gruppo di artisti sul nostro tema. Ci auguriamo che i progetti siano sempre di più, sempre più internazionali, credo sia un bel segno di creatività, e dal prossimo anno partiremo prima. I festival si devono fare in posti piccoli e scomodi, perché così si costruisce il mondo del festival, che coinvolge le persone che abitano quel posto: e Macerata è perfetta, non è proprio comodissima da raggiungere e qui si parla con le persone che incontri per strada.

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Graham Vick allo Sferisterio

La linea delle scelte registiche è fondamentale nel primo festival targato Minghetti…

Quando Vick mi ha detto che poteva venire sono stata contentissima, perché è un regista di quelli che lavorano sul senso. Può piacere o non piacere, ma fa l’opera in maniera molto rispettosa della musica, del libretto, dell’intenzione del compositore perché è un musicista lui stesso e fa un lavoro tutto musicale anche coi cantanti, ma è anche attento al significato di cosa un’opera può dirci oggi. Gli ho raccontato il senso di Macerata, di verdesperanza, di un territorio ferito, e lui ha pensato un progetto appositamente per questo spazio, anche se poi lo porteremo a Valencia. Michieletto è uno dei registi italiani più amati e ci è piaciuto l’idea di portare questa produzione poco vista in Italia perché rientrava nell’idea di questo festival di fare l’opera in maniera allegra, festiva, festosa, e questo allestimento di Elisir dedicato al mare era perfetto. Le prime volte che venivo in treno a Macerata vedevo il mare e mi sembrava lontanissimo, in realtà è vicinissimo e mi sono detta: portiamo il mare dentro lo Sferisterio! Vogliamo ricollegarci al mare, e perché no, anche al suo turismo.

Sono due registi di grande levatura che si aggiungono a una vecchia conoscenza dello Sferisterio, il grande Henning Brockhaus, e forse quest’anno i nomi di richiamo sono più in regia che fra i cantanti…

Qualche nome importante c’è, cantanti giovani che stanno facendo una bellissima carriera, ma sicuramente, anche se l’acustica è molto buona, Lanzillotta sa come dev’essere una voce o un cantante per bucare a Macerata. Quindi saranno senz’altro voci adatte a questo spazio. E comunque stiamo già lavorando alla prossima stagione che vorremmo presentare in tempi adeguati. È una progettazione triennale in cui il lavoro sul sentimento e sul colore proseguirà, dopo il verde ci saranno altri colori.

BarbaraMinghetti_FF-3-325x217Domani sera ci sarà un nuovo incontro per rilanciare la campagna sui 100 mecenati.

Gli sponsor stanno funzionando, mentre per i mecenati c’è un ricambio quest’anno, per cui c’è ancora spazio per chi voglia partecipare. Cento sono i mecenati come cento sono le persone che saliranno sul palco con Vick, che possono diventare ambasciatori di un’esperienza, accostarsi a tecniche e linguaggi nuovi, partecipi di un progetto che mira a creare un rapporto molto stretto con la comunità ed è un arricchimento personale importante. Credo molto all’arte partecipativa, diffusa negli ultimi anni in tutti gli ambiti, dall’arte alla musica.

Abbiamo accennato prima all’ampliamento delle attività dentro lo Sferisterio. Vogliamo ricordarle in breve?

La danza con Eleonora Abbagnato, le commistioni fra pop e classico con Max Gazzè e Vinicio Capossela, il lavoro tra parola e voce con Lella Costa e la sua Traviata ripensata per lo Sferisterio con una formula diversa rispetto al passato, e infine Francesco Micheli ed Elio con lo spettacolo in omaggio a Rossini rielaborato per questo spazio, due spettacoli che sono come due nuove prime.

(foto di Fabio Falcioni)



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