Calzaturieri: il bilancio del Micam
«Tiene il mercato estero,
contrazione per quello interno»

CONFINDUSTRIA - A tirare le fila Salina Ferretti, presidente, vicepresidente Assocalzaturifici (titolare dell’azienda Falc Spa -Naturino) e Alessia Fabi titolare della Fabi di Monte San Giusto: «E' necessario abbassare il costo del lavoro»
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di Mauro Giustozzi

Tiene il mercato estero ma permane la contrazione di quello interno. Questa la fotografia uscita dall’edizione numero 85 del Micam, la più importante fiera mondiale della calzatura tenutasi a Milano nei giorni scorsi. A tirare le fila di quanto accaduto nel capoluogo lombardo sono state Salina Ferretti, presidente sezione imprenditori calzaturieri di Confindustria Macerata nonché vicepresidente Assocalzaturifici (titolare dell’azienda Falc Spa -Naturino) e Alessia Fabi, componente sezione imprenditori calzaturieri e titolare della Fabi di Monte San Giusto.

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Salina Ferretti e Alessia Fabi

Complessivamente si è registrata una minor presenza di visitatori al Micam 2018, con la componente estera che ancora fa la parte del leone col 60% di presenze in fiera. Di queste una gran parte di buyer provenienti dalla Russia, di gran lunga il Paese estero più presente, seguita da Ucraina, Germania e Francia ai primi posti tra i paesi dell’area euro. Si è registrato invece un calo di presenze di visitatori provenienti da Cina e Hong Kong. Così come identica decrescita, forse dovuta ai primi effetti della Brexit, si segnala anche nelle presenze di operatori del Regno Unito. Dal punto di vista delle presenze sono state 200 quelle di aziende della nostra regione, col comparto fermano-maceratese a farla da padrone con 90 imprese che sono salite al Micam. Del resto quello della zona centrale della nostra regione resta il cuore della calzatura. Nella sola provincia di Macerata, infatti, operano circa 700 aziende calzaturiere, di cui oltre 120 di tipo industriale. E sono quasi 9000 gli addetti che vi lavorano, nonostante la contrazione di aziende ed occupazione che si è registrata negli ultimi anni. Così come è di primissimo livello la filiera della componentistica che nel maceratese conta ben 70 aziende e circa 2300 addetti.

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Alessia Fabi

«Se riusciamo ad avere un livello del prodotto cosi alto –ha detto la presidente Salina Ferretti- lo si deve proprio a questa filiera produttiva che vede la presenza nella componentistica di imprese che sono ai primi posti del mondo in questo genere di lavorazione che consentono poi alle nostre imprese di avere quella qualità che ci viene riconosciuta a livello internazionale. Ci troviamo in un momento di grande trasformazione delle nostre aziende, nel modo di lavorare. La minor presenza di visitatori al Micam, dove è però salita la qualità delle presenze, fotografa uno scenario mondiale che vede la contrazione sia del numero di aziende produttrici che anche di negozi che commercializzano il nostro prodotto. L’irruzione della vendita online, privilegiata soprattutto dai giovani, impone cambiamenti e modifiche alla distribuzione della calzatura. Accanto a questo la questione die prezzi e dei costi di produzione. La stessa Russia proprio al Micam ha dimostrato una grande attenzione al prezzo della calzatura, come mai era accaduto in passato. Per questo è fondamentale che le istituzioni ed il governo ci siano vicini aiutando le nostre aziende a restare competitive in un mercato sempre più globale».

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Salina Ferretti

Tra le richieste che da questo comparto salgono verso la politica alla vigilia della tornata elettorale del 4 marzo proprio l’attenzione e provvedimenti in grado di invertire la tendenza di un settore che ha visto la chiusura di molte attività e la perdita di occupazione negli ultimi anni. «E’ necessario fare qualcosa sul costo del lavoro –ha sottolineato Alessia Fabi- a cominciare dall’abbassamento del cuneo fiscale che potrebbe dare slancio a produttività ed occupazione nelle nostre aziende. Il costo del lavoro è il primo problema per riuscire ad essere competitivi con gli altri Paesi. Poi la necessità di avere infrastrutture rapide e veloci per essere collegati al mondo. Mi riferisco alla rete ferroviaria e quella aerea, con tutte le vicissitudine del nostro aeroporto regionale. Collegamenti che sono indispensabile per chi lavora ma anche per rilanciare un turismo che potrebbe essere alimentato dalla qualità delle nostre produzioni. Magari mettendo in rete ed a sistema calzatura, moda, enogastronomia potrebbe essere un nuovo brand per far conoscere le Marche e la qualità di quello che qui viene realizzato». Ma per chi opera in questo comparto che resta centrale nei nostri territori ci sono altre due sfide da affrontare e vincere: quella del web che sta modificando la distribuzione e sempre più lo farà, e quella di un contoterzismo delle grandi firme che sta approdando nelle Marche. «Il 30% degli acquisti di calzature in Italia –ribadisce Salina Ferretti- avviene attraverso internet e piattaforme come Amazon, Ali Baba o Zalando. Ciò ha sconvolto il mondo della distribuzione tradizionale che fatica a stare al passo. Anche le nostre aziende, che vendono prodotti a questi player, fa fatica a gestire rapporti con questi colossi che dispongono di una grande forza contrattuale. E’ evidente che è necessario essere pronti: alcune imprese di Confindustria Macerata sono sbarcate sul web con la vendita online. Ma anche chi non lo ha fatto sarà costretto a utilizzare questa strada in futuro. Per questo, accanto al lavoro manuale, nella calzatura stanno emergendo figure di nuovi operatori in grado di gestire la complessità che impone la modernità». L’occasione del contoterzismo è di quelle che non possono essere lasciate andare. «Il repentino espandersi del contoterzismo della grandi griffe –ha detto Alessia Fabi- che dopo il Veneto sta raggiungendo le Marche deve essere l’occasione da cogliere per le nostre imprese. Va bene vendere i nostri marchi ma anche avere l’opportunità di lavorare per le grandi firme può rappresentare un momento di crescita ed espansione occupazionale per il mondo della calzatura».

(foto di Fabio Falcioni)



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