Istituito il Centro studi Dolores Prato:
“Un premio internazionale nel suo nome”

TREIA - La scrittrice celebrata al teatro comunale. L'amore per il gatto Minou, con questo pseudonimo vinse il Premio Città di Prato con le Campane di san Giocondo dedicato a San Ginesio (vi si ispirò Guareschi). Il ricordo di Ines Ferri che coinvolge Paolo Mieli
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Dolores Prato e uno dei suoi siamesi negli anni ’60 (foto tratta da “Gatto!”)

 

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Franco Cappponi, Stefania Severi, Ines Ferri Ferrari ed Edi Castellani

 

di Maurizio Verdenelli

Dolores Prato è ritornata a Treia. Da ieri e per sempre ‘appartiene’ a quella città cui ‘apparteneva’ senza che le appartenesse e che, lasciata a 19 anni, poi non volle più vedere. Non perché credesse a Goethe (‘mai tornare nei luoghi dove si è stati felici’) perché felice o almeno serena non lo era stata mai, lei, Dolores (nomen omen) che si descriveva crudamente come la ‘sconosciuta che veniva dal fango’ (dei suoi natali oscuri). “Semplicemente perché non voleva che il ricordo non corrispondesse più a quello che aveva descritto nel suo capolavoro: ‘Giù la piazza non c’è nessuno’” rivela Ines Ferri Ferrari, la custode della memoria di una delle più grandi scrittrici del dopoguerra. Era voluta rivedere i centri, a cominciare da San Sepolcro, dove aveva insegnato, la Prato, ma non Treia. Nella sua ‘terra del cuore e del sogno’, riposano, invero, a qualche anno dalla morte (luglio 1983 a Roma) le sue spoglie mortali, con quella scultura (una testa) che le modellò l’amico scultore, il grande Giuseppe Mazzullo. Adesso una copia di quell’opera è presente nel Centro Studi Dolores Prato inaugurato ieri pomeriggio nel foyer del teatro e in un locale adiacente, a conclusione della cerimonia. Che ha messo insieme il sindaco Franco Capponi, la vicesindaca Edi Castellani cui si deve il completamento dell’operazione Dolores Prato iniziata anni fa dallo stesso Capponi con l’allora vice Fabio Macedoni (“Il terremoto ha reso inagibili molti locali disponibili e così abbiamo tagliato corto ospitando il Centro in ambienti dello stesso teatro, e un ringraziamento va alla memoria dell’indimenticabile Gabriele Cameranesi che tanto ha operato perchè questo avvenisse”), la scrittrice Stefania Severi autrice di un prezioso libriccino dedicato a Dolores ‘Gatto! Misterioso quanto il destino umano’ e l’ottimo prefatore Marco Onofrio.

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Ines Ferri Ferrari

Proprio da lui è partita la proposta di istituire un Premio internazionale nel nome della Prato. “Ci penseremo seriamente” ha promesso Capponi che in un teatro sold out per salutare il ritorno della ‘vecchia amica’ ha rivelato ‘come lo stesso piano particolareggiato del centro storico sia stato disegnato sulle tracce di ‘Giù la piazza non c’è nessuno’ e come i cantonieri siano abituati a lasciar crescere a fianco delle mura castellane i capperi descritti nel libro”. Che venne pubblicato la prima volta da Einaudi, a cura di Natalia Ginzburg. Rivela ancora Ines, presente in prima fila in platea con il marito Filippo Ferrari e poi sul palco: “Il pass con l’Einaudi, Dolores l’aveva avuta da una famiglia amica, i Brusa, proprietaria dell’immobile dove operava la Casa editrice. Poi, tuttavia, nella fase dell’editing, erano emersi scontri con la Ginzburg da lei definita ‘assassina del mio stile’. Il libro venne in realtà, sotto quel profilo, stravolto.

centro-studi-dolores-prato-2-e1506938843710-300x400E il successo di ‘Giù la piazza…’ non fu poi adeguato compenso morale per Dolores. Che fu soddisfatta solo quando Mondadori pubblicò integralmente l’opera per il tramite di un illustre settempedano, il prof. Giorgio Zampa”. Il quale, sia detto per inciso, fu poi tramite di un’altra grande operazione letteraria che avrebbe meritato il Nobel al suo grande amico Eugenio Montale con la stampa degli Xenia presso la storica tipografia Bellabarba di San Severino, la cui erede (Donella) con una serie di eventi ne ha ricordato di recente il cinquantenario. E’ un fiume di ricordi, Ines che dell’amica ha donato molti oggetti rinvenuti in una seconda cassapanca data per perduta: “Aveva tante persone vicine, Dolores la quale aveva il vezzo di non voler apparire nelle cerimonie pubbliche, con riferimento ai Premi. A sostituirla era spesso Giuliana Mieli, padre del grande storico/giornalista Paolo, già direttore del ‘Corriere della Sera’. Pensate che il giovane Paolo in compagnia della fidanzata, in un cinematografo di Torino, avendo riconosciuta l’amica di famiglia in uno spezzone del cinegiornale esclamò: ’Ecco mia madre’ tanto era la familiarità con la scrittrice che aveva avuto tra i suoi insegnanti Pirandello e Tilgher”.

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La cover del libro presentato in prima nazionale ieri a Treia. Il disegno è di Ines Ferri Ferrari, l’editore è Edilazio Letteraria, Roma. Direttore editoriale Mariarita Pucino

Uno di questi Premi ricevuti introduce infine il secondo tema al centro ieri, dell’evento treiese: il libro della Severi con un protagonista assoluto, Minou, il gatto preferito di Dolores. Il ‘Città di Prato’ segnalò nel ’48 con un cospicuo assegno ‘Le campane di san Giocondo’, libro dedicato a San Ginesio (dal quale pare Giovannino Guareschi abbia tratto spunti per il suo ‘Don Camillo’) ‘scritto’ da un certo Minou Il gatto morto due anni prima), pseudonimo scelto da Dolores che non voleva partecipare al Premio. A convincerla fu un amico avvocato: ‘Ti porterà fortuna quel gatto, anche dall’al di là’. Così fu. Ancora Ines: “Minou, il siamese, fu il vero, grande amore della Prato che ebbe molti fidanzati, l’ultimo dei quali un ex sacerdote braccio destro di Aldo Capitini, l’apostolo umbro della ‘non violenza’ e traduttore di Gandhi, molto più giovane di Dolores: ma anche lui l’abbandonò, pur restandole amico, al pari di tutti gli altri per quel carattere altalenante. Non però Minou, il gatto parlante, l’indivisibile compagno della sua inguaribile solitudine. Di cui la Severi ha colto davvero l’”Essenza” nell’omonima biografia della mia amica della quale registravo, scrivendo su un block notes, tutte le confidenze: una preziosa testimonianza per la rilevanza pubblica e letteraria”. La Ferri, bravissima pittrice, ha disegnato Minou e tutti i discendenti (“Dolores, morto il siamese a fine 1946, non ne voleva più ma poi non resistette: tutti, però, siamesi perché quel miagolio sembrava molto assonante rispetto alla parola ‘mamma’..”). Ecco i nomi: dai treiesi Gaggiotto, Argentino con il papagallo Cocò, ai ‘romani’ Briciolino, Mammone, Guappo, Daneis, Lunghina, Tunga e Mozza o Mozzina. Quando morì Minou –ha detto Marco Onofrio- la scrittrice si specchiò dentro quella assenza e trovò la sua vita e fu un’illuminazione drammatica e totale che non avrebbe dimenticato.

centro-studi-dolores-prato-1-e1506938862791-300x400Il libro della Severi raccoglie anche l’archivio gattesco della Prato, raccolto nel Gabinetto Viesseux: ‘pizzini’, ritagli di giornali su vicende legate al ‘misterioso’ animale. C’è addirittura anche la notizia di un gatto che nel marzo del 1965 percorse 200 chilometri per raggiungere la padrona da Roma a San Severino Marche! E sono raccolti i pensieri di Dolores rivolti al suo gatto. Uno, bellissimo, è stato letto da Stefania Severini emozionando ancora una volta palchi e platea del teatro di Treia: “Siamo al colmo della guerra. La mia sola compagnia è l’angelo codato Minou. Arrivargli vicino c’è da restare perplessi in qualche momento. Ti domandi: è un caso oppure ha capito veramente? Certi sguardi, certe tenerezze nei momenti più indovinati. E le corse, le birichinate, le ruberie scientifiche, gli assalti a unghie affilate, sembrano fatti apposta da uno che pensa: se non ci fossi io, qui, nascerebbero i salici piangenti. E lui corre, salta, rompe, ruba sapendo d’essere l’anima della casa”.

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La cerimonia in teatro è stata preceduta da un percorso narrativo per le vie di Treia con letture drammatizzate che, attraverso le emozioni e le descrizioni della scrittrice, hanno rappresentato l’occasione per vivere un’atmosfera carica di storia mista a poesia. Per la regia di Carlo Vitale,  con le voci recitanti sono state di Matteo Canesin, Emiliano Lombi, Ilaria Silvestri, Rachele Gennaro, Sara Angeletti e Patrizia Gabbanelli.



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