Assalto a mano armata nell’agriturismo:
coppia sequestrata, ristoratore pestato
“E’ stata una notte di terrore”

CHOC - Luciano Olivanti, 54enne originario di Apiro, è ricoverato in ospedale: la prognosi è di un mese. Con l'uomo anche la sua compagna, Louba Veretina di 42 anni. Sono stati rinchiusi in bagno sotto la minaccia di una pistola. La rapina è avvenuta alla country house La Fenice di San Paolo di Jesi. Tre i malviventi con il passamontagna sono fuggiti con un bottino di quasi 10mila euro
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Assalto violento dei rapinatori al country house “La Fenice” di San Paolo di Jesi, l’ex agriturismo Abbazia di Sant’Urbano. Tre banditi, con accento dell’est, travisati con passamontagna, uno anche armato di pistola, dopo aver forzato una finestra al piano terra, stanotte sono entrati nei locali dell’edificio al primo piano di via San Nicolò. Qui stava riposando il proprietario. Luciano Olivanti, 54 anni, originario di Apiro ma residente a Cupramontana, con la sua compagna. Lui è stato picchiato a sangue, lei tenuta sotto il tiro della pistola. I tre sono poi fuggiti con un bottino di gioielli, denaro in contante e passaporti della coppia che prima hanno chiuso a chiave in bagno.  Il terrore si è materializzato alle 1.30 quando la coppia è stata aggredita nell’appartamento al piano superiore dell’ex locanda riaperta al pubblico la scorsa primavera dai nuovi gestori. Alla vista degli sconosciuti incappucciati l’uomo ha tentato di reagire, ma è stato subito picchiato con una raffica di pugni sul volto dai tre, di carnagione chiara. “Io mi trovavo in un’altra stanza a guardare la tv- raccolta Louba Veretina, la compagna 42enne del ristoratore, di origine russa– quando ho sentito le urla di Luciano era stato appena aggredito in camera mentre stava andando a letto. Non parlavano ci dicevano solo ‘..money, money..’ e si facevano capire attraverso i gesti quello che volevano. Erano sicuramente stranieri, forse romeni ma ho percepito che comprendevano perfettamente quello che dicevamo tra noi in italiano. Quando ha visto Luciano con il volto pestato e sanguinante, non ho opposto resistenza. I miei gioielli li hanno trovati da soli perchè hanno rovesciato il comò e altri mobili. Hanno anche recuperato una chiave da un cassetto. E pensavano che fosse della cassaforte, ma io ho subito spiegato che si trattava di una cassetta di sicurezza di un istituto di credito, che non c’era alcuna cassaforte in casa”. Sotto la minaccia dell’arma la 42enne si è apprestata a consegnare subito l’incasso delle ultime giornate, “circa 1500 euro – ricorda – Ma il bottino complessivo, con i miei gioielli potrebbe oscillare tra gli 8mila ed i 10mila euro.  Sono fuggiti portandosi via anche i nostri passaporti, il mio documento russo, quello italiano e il passaporto di Luciano. Non hanno arraffato invece né cellulari né computer e poi ci hanno rinchiuso in bagno”. A quel punto i due hanno cominciato a urlare dalla finestra. Il locale si trova in un’area isolata, abbastanza distante dalle altre abitazioni e nelle stanze per i clienti non c’era nessuno. “Per fortuna un vicino, richiamato dalle mie urla, ha telefonato ai carabinieri che subito dopo ci hanno liberati”, rammenta ancora la donna. Il 54enne si trova ancora ricoverato all’obi del pronto soccorso dell’ospedale di Jesi, con fratture al setto nasale, contusioni ed escoriazioni. I medici hanno pronosticato per lui una guarigione di un mese, salvo complicazioni. L’uomo è sotto shock, abbastanza provato dalla brutta esperienza. Sull’episodio stanno indagando di carabinieri di Jesi e di Staffolo. Il ristorante è assicurato contro furti e atti di vandalismo. La rapina però è avvenuta al piano superiore, nell’abitazione dove da diversi mesi abita la coppia. “La paura è stata tanta e temiamo di essere stati tenuti sotto controllo per qualche tempo – rivela Louba Veretina – L’abbazia Sant’Urbano era chiusa da 4 anni ed il ristorante lo abbiamo riaperto noi lo scorso 20 aprile”.

(m.p.c.)



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