Dalle comunità locali
le idee per la ricostruzione

L'INTERVENTO - Alcune scelte dell'emergenza se compiute in ritardo o malamente potranno compromettere la rinascita dell'Appennino
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Massimo Sargolini

 

di Massimo Sargolini*

A Urbanfest (seminario organizzato dall’Ordine degli Architetti della provincia di Macerata a Belforte), si è svolta un’interessante riflessione sul protagonismo delle comunità nella ricostruzione del territorio devastato dal sisma. Il giorno seguente, in un altro importante appuntamento nazionale di Cittadinanzattiva, al Palazzo dell’Arengo, sede del Municipio di Ascoli, sono state esplorate diverse ipotesi di partecipazione delle comunità al processo di ricostruzione. Denominatore comune delle due giornate di studio è stato il riconoscimento del ruolo straordinario che, in questo speciale momento storico che stiamo attraversando, può essere svolto dalle comunità locali nel delineare sentieri di sviluppo per quelle aree dell’entroterra appenninico che aspirano a divenire nuove, importanti, polarità territoriali.

E’ in atto una sfida di ricostruzione urbana e territoriale di dimensione europea. Lo notiamo, oltretutto, dall’interesse con cui molti nostri colleghi universitari, provenienti da diversi atenei italiani e stranieri, ci osservano e ci invitano a partecipare a seminari e convegni sulla ricostruzione del Centro Italia, che si stanno svolgendo in diverse sedi europee. Molte direttive di orientamento dei fondi strutturali regionali si stanno adeguando alle nuove esigenze territoriali connesse agli eventi disastrosi; come pure le call di ricerche e fondi per la cooperazione internazionale. In tanti temono che possa essere in gioco la sopravvivenza di un importante sistema identitario dell’Appennino Umbro Marchigiano. Purtroppo, non basta poter dire che si ripristinerà lo stato ante sisma, proprio perchè, prima del 24 agosto 2016, si era già di fronte a un trend di progressivo abbandono dell’entroterra, in cui ogni decisione di governance era in bilico tra desiderio di innovazione, permanenze difficili da gestire e non meglio identificabili “nostalgie del passato”, in cui i casi di povertà reale aumentavano ed era a rischio la tenuta sociale.

urban-fest-2-400x300Si tratta, dunque, di cogliere l’occasione del sisma per creare una soluzione di continuità con il passato e mettere in campo tutte le forze di pensiero e di governo necessarie per sviluppare nuove strategie di rigenerazione della città e del territorio e far sì che le montagne tornino ad essere (come lo son state in un lontano passato) centralità territoriali (Fernand Braudel). Purtroppo, si sta prolungando il periodo dell’emergenza non solo perchè ci sono ancora troppi sfollati, non solo perchè siamo ancora in crisi sismica, ma soprattutto perchè non riusciamo a elaborare il sisma con lucidità, per trovare un sentiero da percorrere tra l’alienazione delle new towns e l’utopia irrealizzabile della ricostruzione perfetta. Tutto ciò sta complessificando i processi di ricostruzione e sviluppo.

Alcune scelte dell’emergenza se compiute in ritardo o malamente potranno compromettere la rinascita dell’Appennino. Mai come ora è necessario che ognuno faccia, puntualmente, la sua parte: 1) lo Stato garantisca, con regole chiare, la sicurezza dell’abitare senza compromettere i caratteri identitari e la riconoscibilità dei paesaggi dell’Appennino. Diversamente, l’attrattività di questi luoghi si affievolirebbe nel tempo e sarebbe persino difficile riportare a casa quei cittadini che sono stati, temporaneamente, spostati sulla costa;
2) i governi locali, supportati dal Governo centrale, adottino tutte le misure necessarie per mantenere sul territorio un’adeguata offerta di beni/servizi di base, i quali definiscono la “cittadinanza”, che è una condizione fondamentale per garantire il permanere della residenza. La stessa Strategia Nazionale per le aree interne si muove in questa direzione e, nel formulare le prime idee guida, opera in stretto rapporto con le periferie dello Stato; 3) le comunità locali, supportate dal Governo locale, producano idee per migliorare le prospettive socio economiche degli abitanti di queste terre, attraverso l’elaborazione di progetti di sviluppo in grado di favorire la creatività, l’innovazione e il coinvolgimento delle forze endogene. Occorre ripensare le aree interne come smart territories, fondando ogni scelta sullo sviluppo sostenibile e su rapporti intensi e paritari (senza inibizioni e sottomissioni) con la globalità.

Massimo-SargoliniSoprattutto riguardo quest’ultimo punto, c’è bisogno di un progetto di comunità. Nel raggiungimento di quest’obiettivo, l’università potrà avere un ruolo speciale, supportando, dal punto di vista tecnico-scientifico, una nuova visione strategica, nonché la formazione di nuove competenze e nuovi processi organizzativi, che sono sintetizzabili nella cosiddetta “terza missione dell’Università” di cui tante volte, e in diverse sedi, si è parlato, ma la cui applicazione ha presentato, talvolta, ostacoli insormontabili. L’università può contribuire a ritrovare una rinnovata interpretazione delle diverse identità territoriali, a favorire una nuova sinergia uomo-natura, strutturale ai fini della cura del territorio, della qualità della vita degli abitanti, della salvaguardia dei caratteri dei luoghi e del patrimonio ambientale e storico-culturale per le generazioni future. L’università può interagire, riconoscersi e relazionarsi con le comunità locali, con il loro ambiente di vita e con le dinamiche naturali, per avviare un processo di sviluppo sostenibile costruito sui caratteri, le risorse, le identità e le specifiche dotazioni dei diversi ambienti di vita.
L’università può stimolare la creatività e la pluralità di pensiero, favorendo il confronto tra pensieri talora confliggenti, considerando una ricchezza le diversità di approccio e di risposte alla crisi.
In conclusione, dalla catastrofe del terremoto le comunità potrebbero uscirne, addirittura, rinforzate, se verrà loro dato modo di ritrovare e ricostruire, nel progetto di futuro (non solo nel ricordo del passato), la loro identità, che non si è persa tra le traversie immani della distruzione fisica.

*Massimo Sargolini, docente di Urbanistica, università di Camerino



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