Anche il “villaggio” è nel cratere

Gli autografi di Leopardi tra Bologna e Recanati. La mostra all'Archiginnasio fa il pieno di visitatori

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Il Colle dell’Infinito

di Donatella Donati

Ai confini orientali del cratere, così ormai è di moda indicare la zona terremotata del centro Italia dagli Appennini fin quasi al mare, danni alle abitazioni e al terreno seppure meno gravi hanno interessato anche Recanati che Leopardi nella famosa poesia chiama villaggio riferendosi in special modo al suo quartiere, quello di Montemorello. Il palazzo e il convento di Santo Stefano costruiti quasi su uno sperone del Monte Tabor che si protende arditamente nella campagna sottostante non hanno subito gravi danni ma è tutto il complesso del colle proteso verso la valle del Potenza che mostra le sue ferite. Dispiace che questo movimento del terreno, s’è mossa la terra sotto i nostri piedi, sia avvenuto proprio in prossimità della scelta di Recanati come capitale della cultura italiana 2018. Ci sono pro e contro che dovrebbero favorirla o eliminarla, a me sembra che siano più numerosi i pro perché si darebbe la dimostrazione di quanto lavoro di ricostruzione può fare la città in un anno e di quanto potrebbe essere ben speso il denaro assegnato per la sua valorizzazione.

È inutile far qui l’elenco di tutte le offerte culturali, economiche e turistiche che la città è in grado di proporre, inutile far la storia della sua crescita negli ultimi due secoli fino ad ottenere la dignità di città nobile, quello che conta è che i programmi da svilupparsi nel 2017 possano essere veramente innovativi e un richiamo delle presenze turistiche e culturali. Mi spiace dover constatare che il Centro nazionale di studi leopardiani non si mostra all’altezza della situazione e che propone per il convegno internazionale un titolo “Leopardi nella cultura del novecento – modi e forme di una presenza” che è la ripetizione di un convegno avvenuto nel 1972, il terzo convegno il cui titolo era “ Leopardi e il novecento”. Spiace che un rinnovato comitato scientifico con qualche nuova presenza giovanile sia riuscito solo a individuare un titolo tanto melenso, generico e pochissimo attrattivo entro il quale possono entrare relazioni di ogni genere nate nelle ricerche universitarie ma nessuno spunto forte e significativo. Sembra quasi il titolo di un tema della maturità dove ogni studente può parlare e citare qualunque sua elaborazione.

ritrattoleopardiMa non c’è stata forse alla fine del novecento una legge nazionale ideata e proposta dall’allora direttore Franco Foschi “Leopardi nel mondo” che per la prima volta ha fatto parlare del nostro poeta in tutte le lingue e attraverso le traduzioni, soprattutto quelle francesi di Berreby e americane di Galassi, ha fatto entrare Leopardi nel circolo degli autori internazionali sottoponendolo ad una espansione di significati e ad una ricchezza di interpretazioni fuori della morta gora localistica? Ricordo le parole di Harrison critico e professore universitario che all’uscita della traduzione integrale in inglese dei Canti di Leopardi con testo italiano a fronte voluta dal poeta e traduttore Jonathan Galassi editore dell’omonima casa editrice newyorkese, scrisse: quando una studentessa del Montana potrà trovare nella biblioteca della sua università i Canti di Leopardi e studiarli ed amarli, potremo parlare veramente di Leopardi nel mondo.

infinitoA Bologna c’è già stata una proposta innovativa. Due professori, poco conosciuti ufficialmente come studiosi di Leopardi, Edoardo Boncinelli e Giulio Giorello autori del libro L’incanto e il disinganno hanno inaugurato la mostra degli ormai famosi manoscritti di Visso, autografi preziosi del poeta che è avvenuta il 21 dicembre all’Archiginnasio. Collocata nella prestigiosa sala dello Stabat Mater, accompagnata da un materiale multimediale, un totem interattivo che permette ai visitatori di sfogliare virtualmente le riproduzioni dei manoscritti esposti e alcuni materiali informativi ( foto, video, testi) sui rapporti fra Giacomo Leopardi e Bologna, resterà aperta fino al 28 febbraio. L’ingresso alla mostra è gratuito ma si può fare un conto approssimativo delle persone che l’hanno fino ad oggi visitata facendo riferimento ad una adiacente mostra scientifica per la quale si paga il biglietto e che è arrivata ad avere fino al periodo delle feste ben 7000 visitatori i quali avranno certamente proseguito per la sala della mostra leopardiana. Ho parlato con il sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini che è molto soddisfatto dell’affluenza alla mostra della quale ha notizie continue da parte del direttore dell’Archiginnasio e dichiara che l’ultima tappa del percorso che gli autografi faranno dovrà essere Recanati. Accordi con Franco Foschi egli li aveva già avuti in passato e insieme avevano progettato una specie di fratellanza tra Visso e Recanati proprio nel nome di Giacomo. Negli anni successivi alla scomparsa di Foschi non c’erano più stati rapporti ma l’occasione del centenario della creazione dell’Infinito potrà essere il momento giusto per riaffermare che la poesia non prevede né rivalità né pregiudizi ma solo unione e fratellanza e i contatti avuti con il sindaco Fiordomo glielo fanno ben sperare.


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