Un’agonia lunga 16 anni:
una delle più antiche biblioteche
verso la chiusura
CAMERINO, IL CASO VALENTINIANA - Ospitata in un capannone industriale a seguito del trasferimento dal Palazzo Ducale, il prezioso bene culturale (un lascito del 1802) è ‘sbarrato’ alla fruizione senza un progetto di recupero dopo i danni del terremoto. "Bruciamo i libri in piazza!", è la provocazione di Giuseppe de Rosa sulle orme di Federico Zeri (“Non solo Assisi”) dopo la devastazione del museo diocesano post-sisma umbro-marchigiano
di Maurizio Verdenelli
A Camerino, Rotary Palace, via Madonna delle carceri. Chi può accorgersi che in quel punto suburbano, seminascosta dai container, c’è una biblioteca tra le più ricche e antiche dell’intera regione già ’alla corte del Duca’? La Valentiniana nata da un lascito testamentario del 1802 era stata infatti ospitata, per 8 anni, fino al 1810 nella sede comunale, prima d’essere trasferita a Palazzo Ducale. Poi il terremoto del ’97 ne impose la temporanea collocazione nei sotterranei (già adibiti a falegnameria) e nel Duemila, il ‘trasloco’ alle pendici di Camerino in un capannone industriale che nelle intenzioni doveva essere adibito a palestra, convertito in extremis in ‘palestra della mente’ per ospitare la Valentiniana da tre anni relegata negli scantinati ‘del Duca’ . Una destinazione provvisoriamente, s’intende. Diligentemente la targa all’ingresso lo segnala(va) “Sede provvisoria”. Esattamente da sedici anni. Un ossimoro.
Talmente provvisoria che l’antica biblioteca è nel capannone da oltre tre lustri senza che in questo lasso di tempo, breve soltanto se rapportato agli anni luce, non sia emerso un progetto concreto – escluso quello di un trasferimento nell’ex chiesa di San Francesco, presto rientrato – per una realistica e giusta collocazione. Ed ora la sede provvisoria rischia di diventare permanente, anche se nessuno può davvero accedervi. Dopo le prime scosse del 24 agosto, infatti, all’interno del capannone-biblioteca sono crollati pezzi di due muri divisori costruiti con mattoni forati. Un restauro era forse possibile senza investire cospicue cifre, rendendo agibile la Valentiniana. Poi, il 26 e il 30 ottobre, i muri divisori non hanno retto come Camerino stessa alla violenza dei nuovi terremoti, seppure il capannone non abbia riportato danni strutturali. Di riapertura si continua tuttavia a non parlare: eppure per Camerino, Città della Cultura (dove il padre di Enrico Mattei, l’ex maresciallo dei carabinieri, Antonio, voleva trasferire la famiglia per offrire ai figli la possibilità di studiare) si tratta di uno spazio prezioso e prestigioso per la massa dei libri che offre la Valentiniana: una panoramica di secoli. Intanto gli spazi tutt’intorno il Rotary Palace, un giorno sì ed un giorno no, sono destinati ai container tanto da nascondere alla vista e rendere poco agevole un possibile, futuro accesso alla biblioteca.
Il Comune ha senz’altro emergenze grandi ed allora, ai come in questo caso, la mano dovrebbe essere dei privati e delle associazioni, in particolare. A cominciare dal Rotary Club che nel Duemila donò al comune l’edificio rendendo fruibile un bene culturale di grande valore. “Altrimenti… non ci sarebbe altro che la soluzione Zeri” –dice l’avvocato Giuseppe De Rosa, direttore del settimanale ‘Orizzonti della Marca’ riferendosi all’invettiva dell’indimenticabile critico d’arte. La soluzione Zeri…? “Già, con una leggera variante. Per stimolare la riapertura della Valentiniana, ci sarebbe provocatoriamente da chiedere di ‘bruciare tutti i suoi libri in piazza’ al posto del rogo dei quadri. Così come …proponeva in uno scoppio di collera il sanguigno critico d’arte alla vista del museo diocesano devastato dalle scosse e lasciato in balia degli eventi naturali. E pensare che era stata proprio la Soprintendenza a voler che tutto rimanesse com’era”.
Come andò esattamente? “Federico Zeri era fuori di sé quando quella mattina lo incontrammo a Camerino, io e don Antonio Bittarelli (fondatore dell’Appennino camerte ndr). Stava curando un documentario che avrebbe fatto sensazione sullo stato delle opere d’arte appena dopo il terremoto del ’97 in Umbria e Marche. ‘Non solo Assisi’, la regia di Nino Criscenti fu trasmesso il 21 dicembre di quell’anno su Rai2”. Allora…’bruciamo tutti i libri della Valentiniana? “La provocazione di Federico Zeri fu feconda. Tutti a quel punto si mossero e fu la salvezza per le opere ‘superstiti’. Non ricordo se quella frase detta in un moto d’ira, venne poi effettivamente registrata nel documentario tv, reso peraltro famoso per un’analoga sfuriata del critico sullo stato dei capolavori nelle zone colpite dal terremoto del ‘97: ‘Meno male che c’è stato Napoleone che ha portato via un bel po’ di opere d’arte, altrimenti distruggevano anche quelle che stanno al Louvre…’”.





Difficile parlare di cultura quando la priorità è sopravvivere ……non ci sono solo gli statali legati al borgo medioevale, ma una comunità di artigiani ed imprenditori che hanno perso tutto.
Volendo potrebbe anche essere un modo per recuperare velocemente il capannone come stalla.
Il ministro della Cultura e del Turismo risolverà il problema (trovando i fondi)?