Piccioni in trappola
all’università

MACERATA - I volatili sono rimasti all'interno di una grata. Nessuna via di scampo nonostante i tentativi di liberarli
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I piccioni intrappolati

I piccioni intrappolati

 

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I piccioni sono rimasti nella grata

 

di Maria Stefania Gelsomini

L’università si rifà le grondaie ma la ditta che esegue i lavori mura vivi alcuni piccioni all’interno del palazzo. Nei giorni scorsi sono stati eseguiti i lavori di rifacimento delle grondaie nella sede universitaria di via Garibaldi che ospita il Dipartimento di studi umanistici. Ieri a quanto pare, a lavori ultimati, una piccola finestra che affaccia su vicolo Illuminati (la traversa che collega via Garibaldi con via Mozzi), non visibile dalla strada, è stata bloccata con una grata per impedire l’ingresso ai piccioni. Peccato però che i piccioni che già si trovavano all’interno non siano stati fatti uscire ma siano stati intrappolati senza via di scampo.
Ieri mattina, la signora Francesca Cappelletti, titolare del negozio Bazar 48 e residente in vicolo Illuminati proprio di fronte alla finestra incriminata, si è accorta di uno strano (e commovente) trambusto: i piccioni imprigionati spingevano sulla grata per uscire e numerosi altri piccioni stazionavano all’esterno della finestra provando a premere con il becco per liberare i loro sfortunati simili. La signora ha subito allertato i vigili del fuoco, che sono intervenuti in maniera tempestiva e hanno tentato in ogni modo di raggiungere la finestra per liberare i volatili ma invano, perché i mezzi erano troppo ingombranti e nel vicolo troppo stretto mancava lo spazio di manovra necessario. Gli stessi vigili si sono recati nel palazzo universitario per verificare la possibilità di accedervi dall’interno ma la risposta non ha lasciato speranze: impossibile, tutto il piano è stato murato.
Nel pomeriggio anche la signora Frine Raimondi, titolare del negozio Fantasia in centro storico a fianco del Bazar48, ha tentato il salvataggio dei piccioni avvisando dell’anomala situazione la protezione animali, e anche stavolta la risposta è stata negativa: la protezione animali ha le mani legate per due motivi. Perché non dispone di mezzi propri per intervenire in casi simili e perché il piccione non è un animale protetto. Ormai, l’unica speranza di libertà per i poveri pistacoppi sarebbe richiamare la ditta che con il cestello elevatore servito ad eseguire i lavori potrebbe finalmente liberare i prigionieri. Ipotesi alquanto improbabile visto che l’operazione avrebbe un costo piuttosto rilevante.



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